Sono il buio, io

Dove eravamo rimasti?

Da cosa viene svegliato Malik? Qualcuno suona al citofono (43%)

Fuori dal tempo

Il suono metallico del mio maledetto citofono che nessuno ha ancora aggiustato mi sveglia. Ho la bocca secca, sta aperta poggiata al pavimento. Faccio per alzarmi ma dei dolori lancinanti mi tirano a terra da tutte le parti. Ho ancora addosso i segni della sera prima, della tua furia, del mio dolore. Suonano di nuovo, con insistenza. Mio padre non deve essere in casa. Vorrei restarmene dove sono e non alzarmi, ma poi mi balena un’idea nella testa e sono già in piedi che corro per le scale. Forse sei tu, Abeille, che ti sei stancata di tutta questa stupida e maledettissima situazione che ci fa sentire morti e a pezzi e ci tiene lontani quando vorremmo solo stare vicini, stretti in un abbraccio che duri fin quando dura il mondo. Sto scendendo l’ultimo gradino quando sento un suono fortissimo e potente venire dalla mia camera: sono della consistenza delle pietre, ho paura. Ma subito la mia attenzione viene catturata dal rumore metallico del mio citofono che continua a suonare con insistenza e senza fermarsi. Mi si sta gelando il sangue nelle vene, non riesco a capire cosa stia succedendo. Penso che forse tutte le botte prese ieri notte mi abbiano dato alla testa e che tutto questo non sia altro che un brutto sogno, una visione. Poi sento una rabbia incrostata da anni sotto la mia pelle prendere controllo dei miei muscoli e muovermi verso la porta. Afferro la maniglia con violenza, la paura diventa la mia arma più forte. Apro, sono pronto a qualsiasi cosa. Anche se ci fosse mio padre pronto a darmi un’altra scarica di schiaffi non mi muoverei d’un passo. E se ci fosse Abeille, non lo so cosa farei. Tiro giù la maniglia fredda e sento scricchiolare nel fondo del mondo anni di violenze subite e di silenzi. Resto di marmo, il cuore che mi batte così veloce che riesco addirittura a sentirlo. Non posso credere a quello che sto vedendo: Non c’è nessuno. Sono sicuro di aver sentito suonare e non solo una volta. Mi affaccio sul pianerottolo, tiro fuori dalla porta soltanto il busto e resto coi piedi inchiodato dentro casa, pronto a nascondermi. Niente, non vedo nessuno nemmeno qui. Uno strano dolore mi prende da dentro la testa, come se avessi sul capo una corona di spine e qualcuno me la stesse premendo con forza. Mi porto le mani alla testa e chiudo gli occhi, sento tutte le cose intorno a me farsi piccole e lontane. Poi un rumore mi riporta alla realtà, un frastuono di cocci rotti che mi sembra di sentire dalla mia camera. Mi chiudo la porta alle spalle e mi precipito su per le scale, non so nemmeno io da dove mi viene tutto questo coraggio in questa strana mattina. Trovo la porta spalancata, i quadri che erano sulla mia parete a terra, l’orologio spaccato a metà. Mi si annebbia la vista a vedere che l’unica cosa che mi fosse rimasta di me e di te sia andata in frantumi per sempre, come noi. Allora mi precipito verso quello che rimane del tempo e del nostro amore e lo stringo tra le mani, una lacrima mi scivola veloce sul viso e ci va a finire sopra. Penso che il dolore che provo magari possa fare da colla a questo nostro dannatissimo amore e aggiustare un po’ tutto. Sento calarmi addosso un silenzio improvviso, come se non ci fossi che io nel mondo intero. Questa strana sensazione di solitudine mista a paura mi spinge a voltarmi e guardarmi le spalle. Quello che i miei occhi vedono io non me lo so spiegare davvero. I quadri appesi al muro e ormai caduti hanno lasciato spazio al muro bianco macchiato dal tempo e dalla tua brutale violenza. Macchie di sangue ormai secco e dimenticato dipingo costellazioni sul muro. Accanto, ancora quella strana crepa a forma di M che mi verrebbe voglia di infilarci il dito dentro.

Inizio a fissarla, mi sembra un portarle, un buco nero, qualcosa di non umano che potrebbe condurmi dall’altra parte del mondo. Da Abeille, forse? Faccio per alzarmi, sento la schiena farmi una male cane ma me ne frego, voglio scoprire cos’è quella strana fessura e se davvero possa portarmi da qualche parte. Non stacco gli occhi dal muro, più guardo quella crepa e più mi sembra che mi trascini dentro di lei, mi avvolga. Mi sembra di vederci dentro delle stelle, dei pianeti, qualcosa che non riesco a definire. Poi sgrano gli occhi: mi sembra di aver visto i capelli del colore del grano di Abeille li dentro. Non ho più esitazione, mi avvicino velocemente e infilo il dito nella crepa, poi, il buio.

Cosa succede a Malik dopo aver infilato il dito nella crepa sul muro?

  • Niente, è solo una crepa e lui ha immaginato tutto (50%)
    50
  • Viene trasportato in un'altra dimensione (44%)
    44
  • Muore (6%)
    6
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38 Commenti

  1. Complimenti, mi sono commossa e ho ancora un nodo alla gola, gli occhi lucidi. La violenza del padre fa arrabbiare, poi ammutolisce, mi acquieto al pensiero che la vita gli servirà un boccone amaro sul vassoio del male che sta compiendo. Non si può passare oltre questo sopruso, eppure c`è qualcosa che passa oltre, apre gli anelli stretti della brutalità e fa spiccare il volo anche al protagonista schiacciato a terra. Il pensiero dell`amore, e lo descrivi così bene dentro a quell`orologio fermo, quasi rotto, al secondo preciso in cui anche il cuore si stava sgretolando, e che solo con altro amore può riprendere a battere le ore, e nel frattempo rimane ancorato a un muro che trattiene a stento tutto il dolore. L`universo è un gomitolo di assenza, e mi ha colpita leggere che anche l`assenza può riempire, quando forse, e soltanto quando, in fin dei conti essa stessa è un riflesso d`amore vero.
    Buona risalita ❣

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