Sopravvissuto

Dove eravamo rimasti?

Perchè non vuole parlarle? È ancora troppo scossa (50%)

La causa di tutto

Fu allora che ricevetti un altro duro colpo: la madre di Leonardo non voleva parlare con me; i miei genitori l’avevano contattata proprio il giorno dell’incidente, ma non era stata una conversazione piacevole.
Mi chiedevo solo una cosa: perché non voleva parlarmi? 

-Perché non vuole parlare con me?- chiesi: sapevo che questa situazione la stesse facendo soffrire molto, ma io avevo bisogno di trascorrere del tempo con lei, di parlare di Leonardo, di piangere sapendo di essere capita e ascoltata.
Avevo bisogno di lei.
Stavo forse chiedendo o pretendendo troppo?
I miei genitori non risposero alla domanda, continuando a guardarmi con quello sguardo che avevo ormai imparato a decifrare: c’era qualcosa che non volevano dirmi; qualcosa che, secondo loro, non ero ancora in grado di reggere.
Ma non avevano ancora capito che tacermi qualcosa, qualcosa su quella notte, equivalesse a farmi sentire ancora peggio di quanto in realtà non stessi?
Se veramente tenevano a me così tanto come dicevano, non dovevano tenermi all’oscuro di nulla.
-Cosa dovete dirmi?-; avevo capito che le domande dirette avessero più efficacia su di loro
Ancora una volta non risposero, lasciando che le mie parole svolazzassero nell’aria come spinte da qualcosa di invisibile e impercettibile.
Poi mia madre prese la parola, proprio lei che aveva sempre delegato quel ruolo a mio padre: non era mai stata la più forte all’interno della loro coppia, ma ciò che mi era successo le aveva acceso qualcosa dentro (o forse aveva contribuito ad alimentare qualcosa che lei già possedeva, ma non aveva mai avuto la forza di tirare fuori?)
-Ti ricordi dove è avvenuto l’incidente?-
Ricordavo solo una lunga strada, ma non dove essa conducesse
-È la strada secondaria che porta in paese-
La strada secondaria.
Erano anni che non veniva percorsa, da quando avevano messo a punto quella che è poi diventata la strada principale.
Cosa ci facevamo su quella strada?
-Perché eravamo lì?-
Lei abbassò lo sguardo, lasciando ancora una volta la mia domanda senza risposta.
Poi mi venne in mente una cosa: i miei genitori mi avevano lasciata andare alla festa a patto che fossi tornata entro una certa ora, ma io stavo già per sforare l’orario stabilito: avevo poco tempo per tornare a casa, e la via più breve era rappresentata da quella strada secondaria.
Ricordo di aver rassicurato Leonardo dicendo che un ritardo non avrebbe contribuito a rendere ancora più instabile la relazione con i miei genitori, ma lui aveva insistito
-Se ti hanno dato un coprifuoco, devi rispettarlo- mi disse prima di imboccare l’ingresso di quella strada.
Leonardo si trovava lì per accompagnare me, per farmi tornare a casa in tempo.
Ciò mandò in fumo tutte le convinzioni che avevo precedentemente creato: non ero un’ estranea all’incidente, bensì la causa principale.
Era colpa mia se Leonardo era morto: se non gli avessi chiesto quel passaggio, lui sarebbe ancora vivo e io non mi troverei in questo posto.
Potevano farmi mille discorsi sul destino, sul caso…, ma non mi avrebbero mai tolto della mente l’idea che io fossi la vera causa della morte dell’unica persona alla quale volevo bene.
Fino a quel momento avevo dato la colpa al conducente dell’altra automobile, ma l’unica persona che doveva essere etichettata come responsabile ero io.
Avevo ricevuto troppe cattive notizie in troppo poco tempo, e io non ero ancora pronta.
Quindi sarebbe stato meglio non aver saputo niente?
Non lo so, non riuscivo a capirlo.
C’era stato un momento, uno solo, velocissimo, nel quale ho veramente creduto al destino, ma adesso che ho saputo la verità non posso fare a meno di incolparmi.
Non potevo andare avanti con un peso di tal genere sulle spalle, ne ero certa.
Passai il resto della giornata con le cuffie alle orecchie, cercando disperatamente un modo per poter sfuggire alla realtà che stavo vivendo.
Ad un certo punto venne riprodotta una canzone di Giorgia, canzone che avevo scoperto pochi mesi prima navigando su Internet
                

                Strano il mio destino
                   Mi sorprende qui
               Qui ferma a non capire
                  Dove voglio andare
                   Se tutto quell’amore
                    Io l’ho soffiato via
                        Ma fa male
                    Non pensare a te

È incredibile come certe canzoni abbiano il potere di farti rispecchiare in esse.
Pensavo a questo quando un medico entrò nella stanza
-Ho delle buone notizie da darti- mi disse
“Quindi è ancora possibile ricevere delle notizie positive?” pensai
-La tua permanenza qui sta per finire-
Potevo andare via?
-Domani potrai tornare a casa-
Lo guardai perplessa: lì stavo male, ma come mi sarei sentita una volta tornata a casa?
In ospedale le visite mediche mi impedivano, almeno per poco tempo, di pensare a ciò che era successo, di pensare a ciò che avevo causato, ma quando avrei ripreso le mie attività giornaliere in modo regolare, come avrei fatto?
C’era solo un posto nel quale avrei voluto andare, e speravo di farlo al più presto.

Dove vorrebbe andare Bianca una volta uscita dall'ospedale?

  • A casa di Leonardo (40%)
    40
  • Al cimitero da Leonardo (40%)
    40
  • Sul luogo dell'incidente (20%)
    20
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41 Commenti

  1. Ciao,
    ho scelto il cimitero, tanto per restare nel dialogo interiore della ragazza e vedere quanto abbia bisogno di uno psicologo.

    Attenzione alle ripetizioni, tieni a portata brower un dizionario dei sinonimi e contrari e quando correggi sostituisci le ripetizioni.
    Ad esempio hai usato “tenermi” 3 volte in 4 righe e “qualcosa” 2 volte nella stessa riga.
    Vedrai che migliorerà anche la leggibilità.

    Altra cosa:
    Se un personaggio ha una domanda o la fa attaverso un dialogo o se la fa inconsciamente, tutte e due insieme sta un po’ male. Riga 4 e 5, scegliendo una delle 2 avresti avuto caratteri in più da sfruttare.
    Attendo il prossimo capitolo.

  2. Ciao,
    ho scelto la seconda. È la più logica.

    Attenzione a questo:
    -Ricordo i fari di un’auto che ci veniva contro la nostra-

    Non è proprio bello da leggere, è dialettale, è meglio “che veniva contro la nostra” oppure ancora meglio “che ci veniva contro”

    Ancora troppi “non” consecutivi, ma è una questione di esercizio, migliorerai sicuramente.
    Aspetto il prossimo capitolo.

  3. Ciao, mi unisco ad altri per incitarti a continuare a scrivere, e leggere per migliorare il tuo stile, ancora acerbo. Per quanto mi riguarda forse avrai tralasciato qui la parte riguardante l’ipotetico problema fra i genitori, a meno che sia importante per il proseguo della storia. Il capitolo è già carico di dolore e tristezza per la morte di Leo. Ma è solo il mio parere, eh?
    Brava, continua così.

  4. Ciao, hai usato troppo spesso frasi con la negazione “NON”.
    La prossima cinta prova a farle in modo diverso.
    Abbiamo appreso che Leonardo è morto, invece di dedicare il prossimo capitolo al momento io l’avrei fatto in questo. È un mio punto di vista, non è una regola.
    Attendo il prossimo capitolo.

  5. Questa può essere la palestra giusta per allenarti a scrivere, ma devi fare tesoro dei suggerimenti degli altri e lasciare da parte i commenti che sono solo adulatori. Appena puoi leggi qualche testo di tecnica di scrittura creativa, anche se – devo dire – stai gestendo molto bene il narratore in prima persona. Attenta ai refusi, avevi fretta di pubblicare?

  6. Ciao, prima di pubblicare ti consiglio di rileggere più e più volte a caccia di refusi, are esempio c’è buoi al posto di bui.
    Capita, non c’è nessun problema.
    Un altro consiglio è di leggere qualcosa sulla scrittura creativa.
    Attendo il terzo capitolo.

  7. Ciao Rossella il mio commento ricalca quello di Napo.
    Ti faccio i miei auguri e ti do un solo consiglio, anzi due, il primo vale per tutti ma soprattutto per chi vuole scrivere: si deve leggere, è un imperativo, è la scuola più importante e non si può relegare in un angolino di tempo libero; il secondo è di rileggere sempre ad alta voce lo scritto: emergeranno tutte le imperfezioni come delle vere e proprie stonature. Buon anno e al prossimo capitolo🙋 ciao

  8. È bello che una ragazza di sedici anni abbia la passione per la scrittura.
    Certo lo stile è acerbo anche se il tema è ‘maturo’. Continuare a scrivere può solo farti bene, l’importante è che tu legga tanto.
    Comunque l’inizio è promettente.
    Auguri a tutto tondo.

    • Ciao, mi fa piacere che sia passato.
      Ho iniziato a scrivere su TI anche per migliorare il mio stile: so di avere ancora tanto da imparare!
      Purtroppo in questo periodo non ho abbastanza tempo per leggere (causa impegni scolastici), ma quando riuscirò a ritagliarmi una spazio lo farò senz’altro.
      Spero che continuerai a seguirmi.
      A presto.

  9. L’inizio è interessante e ho scelto Leonardo come migliore amico.
    Solo un piccolo appunto: i dialoghi prevedono normalmente l’uso dei caporali («») (ALT+0171 e ALT+0187), che racchiudono il dialogo, o il trattino lungo (—) (ALT+0151) all’inizio del dialogo.
    Le virgolette indicano i pensieri.
    Non vedo l’ora di leggere il secondo capitolo.

    • Ciao, ti ringrazio di essere passato.
      Ogni volta che scrivo qualcosa mi riprometto di non utilizzare le virgolette durante i dialoghi, ma ogni volta me ne dimentico!
      Comunque grazie per avermelo fatto notare, cercherò di stare più attenta.
      Sono contenta che ti sia piaciuto; alla prossima.

    • Ciao, grazie per essere passato e grazie per i complimenti (che fanno sempre molto piacere).
      Per quanto riguarda l’ambietazione realistica, devo ammettermi di essermi un po’ ispirata alla stanza ospedaliera nella quale mi trovavo a seguito di un’operazione (una semplice appendicite, niente di tanto grave), anche se, ovviamente, anche la fantasia e l’ispirazione hanno fatto il loro gioco.
      Grazie se vorrai continuare a seguirmi; spero di non deluderti.
      A presto.

  10. Ciao, un tema,scelto da te, all’ordine del giorno.
    Non so se è la cronaca di questi giorni ad ispirarti, a spingerti a raccontarlo, ma mi interessa il punto di vista di un giovane che partecipa al dibattito da una barella, con le sue paure. Noi almeno finora, (facciamo gli scongiuri), mai direttamente coinvolti in certi drammi, ci siamo mai chiesti cosa pensano i protagonisti ( a sedici, vent’anni) di certi fattacci? Ti sei presa una bella gatta da pelare cara Rossella, auguri! 🙋

    • Ciao, grazie per aver letto questo Incipit.
      Ormai credo si sia capito che le cose semplici non le ami e non facciano per me😅A dirti la verità non sono stata ispirata da nessun episodio recente di cronaca, ma volevo provare a raccontare questi episodi, di cui i “grandi” parlano tanto, dal punto di vista di un giovane (avendo anch’io la stessa età della protagonista)
      Per quando riguarda le paure della protagonista mi sono “ispirata”, se così si può dire, a quelle che ho provato io quest’estate durante un ricovero in ospedale (niente di che, solo una semplice operazione per togliere l’appendice)… non saranno mai le stesse, ma ho cercato di riprodurle; spero di esserci riuscita.
      Spero che continuerai a seguirmi. Alla prossima.

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