Vedi Napoli…

Dove eravamo rimasti?

Quella notte Paolo seguirà uno dei consigli di Adriana (60%)

Pantomima in blu

Vedi Napoli, si diceva Paolo guidando piano nella notte di una Roma umida e pacificata, sei grosso e cretino. Ci voleva Adriana per dirti chi sei… ma uno specchio no? Aveva ragione Anita: solo chiodi e bulloni in questa tua testina.
Arrivato sotto casa guardò in su, senza motivo, come d’abitudine. Stavolta però notò qualcosa: c’era una luce dietro la finestra della sua camera da letto! Cazzo, e mo’? pensò. Chi c’è in casa mia? …No, il pazzo no, se c’è lui stasera finisce male!
Decise di salire dalle scale per evitare il rumoroso ascensore mentre si preparava al peggio.
Era preoccupato; ora anche trafelato, e non riusciva a pensare ad altro che non fosse una bella serratura nuova di quelle che aveva in negozio. Giunto al piano si fermò un attimo a rifiatare.
La porta era chiusa. Inserì la chiave e… la serratura funzionava!
Entrò cauto: il gatto non c’era e lui evitò di chiamarlo. Si fece coraggio, spiò nella camera e… capì. Lo vedi che sei un idiota? Hai lasciato tu la luce accesa quando sei venuto a cambiarti di corsa per non fare aspettare lei!
Si sedette, anzi cadde seduto sul letto; l’animo sollevato, l’autostima a zero.
Chiuso l’incidente doveva cercare Bonito ma un gatto quando vuole sa essere introvabile. Un DNA è un DNA e lui in fondo è una piccola tigre, una pantera casereccia che se anche miagola e non ruggisce rimane comunque un seducente felino. Lui non collabora e non ubbidisce: lui tiene sempre ben salde le redini della sua vita!
Quindi il micio, caro Napoli, se vuole sparire sparisce; perciò dacci un taglio e vattene a dormire!
E così fece. Prima però il nostro eroe si organizzò e prese a registrare tutto quello che succedeva.

Ore 3:33 recita l’orologio a proiezione quando Paolo apre gli occhi. Cosa l’ha svegliato? Come al solito, come è già successo tante volte, si rinnova, perturbante, l’appuntamento col mistero di un numero angelico. Sebbene lui non creda a certe fantasie, deve pur ammettere che la circostanza gli regala ogni volta una sottile inquietudine e la netta sensazione che qualcosa di imprevedibile possa capitare; e allora ne approfitta per controllate il registratore prima di passare in bagno.
È in corridoio quando uno strano baluginio dal salotto attira la sua attenzione. Si avvicina. Solo ora coglie l’eco di una musica lontana. È un lieve frullar di note che, però, in breve si organizza e arriva. Ora è ben a fuoco, presente… e improvvisamente lo assale fortissima, assordante: è un urlo! Una sgangherata orchestra di ottoni e percussioni irrompe nella sua testa e sconquassa lo spazio con una cascata di note distorte; è un incendio, un delirio.
Il caos dura solo quel poco che basta a sfiancarlo e lui trova il coraggio di guardare cosa sta succedendo solo quando, di colpo, torna il silenzio: un silenzio totale, assoluto. La tv è accesa su un vecchio cartoon muto in bianco e nero. Sul muro c’è un’ombra, una figura che muove le braccia al cielo. È solo un alone alla fredda luce della tv; descrive le traiettorie ampie, disarticolate di un nuotatore nell’aria e ha un ché di ridicolo; è un gesto inutile, una pantomima in blu che inizia a crescere: cresce, si spande e infine sfuma come la proiezione di un faro che si avvicina. Scompare. La tv si spegne e l’immagine collassa in un tonfo. La musica torna in un crescendo… è di nuovo fortissima, scuote la casa, ed è ancora il delirio intorno!
…E poi tutto implode e finisce in un lampo nelle fauci e nel grido di un redivivo Benito che schizza via come un proiettile.
Paolo caccia un urlo di rabbia che sa di sconfitta, si accovaccia e rimane lì.
Solo più tardi, ritrovato il micio, indifferente e affamato come sempre, torna a letto e riprende a interrogarsi: Questa storia degli incubi mi sta sfuggendo di mano, devo tornare in me, mi servono dei sonniferi. Non avrei dovuto alzarmi dal letto… Ma che mi sta succedendo? Chi, cosa mi tormenta?

Quando il sonno arrivò lo colse sudato, afflitto, che non ci sperava più; e il nuovo sonno portò nuovi sogni, perché la notte non era ancora finita!
Si vide in auto accanto al suo sosia che parlava, parlava, non si capiva niente ma aveva un che di comico.
Però, non è poi così terribile ‘sto tipo!
Si vide arrivare con lui al portone di Adriana, suonare al citofono e poi scappare via come faceva da ragazzino quando con gli amici tornava da scuola.
E dunque via… ecco la fuga a scapicollo: via, via! appresso al suo amichetto che adesso, diventato gatto, rincorreva il vuoto davanti a sé.
Eccolo poi, esausto e felice a casa dove lo aspettava Anita che era sua madre e che lo rimproverava per il ritardo; ma lui si metteva a cantare e applaudiva al suo complice, ora ballerino, che saltellava qua e là per la casa. Mamma mia che risate!

Col nuovo giorno, messi da parte i sogni, ritrovò il sorriso di Adriana.
«Ciao Paolo, sei vivo, dunque non ti ho avvelenato!»
«Ah ah, no, non ci sei riuscita.»
«Ah ah, credevo… siccome sono stata svegliata alle quattro dal citofono, ho pensato alla polizia e invece al portone non c’era nessuno ah ah ah!»

Adriana e la registrazione:

  • lei crederà ad un patto... (33%)
    33
  • lei non crederà (56%)
    56
  • lei crederà a quello che sentirà (11%)
    11
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84 Commenti

    • Bravo, hai colto il senso del mio incipit: ogni angolo di via che ci troviamo a percorrere vivendo una avventura può finire e un’altra cominciare, siamo navicelle nel mare della vita, e ogni volta è un’ esperieza nuova: tu sai che storia vivrai domani? Io no!
      Grazie per il commento a presto. ciao🙋

  1. Che riguarderanno chi nascerà, immagino.
    Bellissimo episodio poetico e sensibile.

    questa parte è un capolavoro,

    ” … Dopo il rodaggio di un paio di mesi, di ritorno dalle vacanze, passarono dalla pietra incendiata di sole di Lipari, direttamente al gelo fiabesco di Corso Trieste 46. Portarono conchiglie in un cestino di vimini e le posarono accanto all’astore che vegliava le medaglie di Cefalonia e Corfù; scelsero con cura il posto per dimenticarle e cominciarono la loro vita nuova. …”

    ci avrei chiuso una storia con un pezzo così. Complimenti.

    • Ciao keziarica.
      Mi è venuta la voglia di fare una incursione là dove il nostro umore, la nostra quotidianità trova nutrimento e/o intossicazione. Vediamo se Napoli ci capirà qualcosa. In quanto a me cercherò di portarmi dietro un filo d’ironia che in questo genere di “viaggi” è salutare.
      Buon anno nuovo, e grazie!🙋

    • Ciao Ale, spero davvero per lui che le dia retta che qui si mette male!
      Quella parte a cui hai fatto riferimento è solo un flash sulla vastità di temi che si incontrano quando ci si inoltra nella complessità della mente. Il raccontarne bene è un’arte e da modestissimo apprendista mi arrampico e spero solo di non cadere, inserendo schegge di psicologia intuitiva. La psicologia vera la lasciamo ai professionisti, siamo qui per divertirci. Ciao, a presto 🙋

    • Buongiorno, mi dispiace che ti sei persa, però lo capisco.
      Io immagino una scena dove ci sono due personaggi e una voce narrante che è un po’ il nostro testimone. Lui e lì e ogni tanto si volta e, tra parentesi, fa delle osservazioni guardando verso di noi. Poi è vero anche che i pensieri del protagonista vivono una specie di storia parallela riportata in corsivo e questo complica un po’ ancora le cose. Questo frammenta e disorienta, capisco, e il mio impegno è nel cercare di semplificare senza tradire questo schema. Grazie per il commento. Ciao 🙋

  2. Facciamo che Paolo si confidi con qualcuno, così magari si chiarisce le idee lui (e me le chiarisco anch’io). Anche questo racconto attinge a piene mani dal surreale, spero che sia un surreale che abbia una chiave di lettura interessante e non sia solo un divertissement.

    • Buongiorno Napo,
      certo che storie come questa possono andare a parare chissà dove. Io vorrei che restasse credibile e avesse una meta reale per niente immaginaria da raggiungere.
      Spero di riuscirci. In quanto a chiarirsi le idee…be’ per adesso non saprei.😁
      Ciao, grazie del commento. 🙋

    • Ciaoo Aless.
      il racconto viaggia di per sé sul passato remoto. Il presente mi aiuta, (ma non so se riesco 😁) a fare uno zoom su certi momenti specifici, è un po’ come essere lì mentre la cosa accade, assieme ai protagonisti. Ma alla lunga il presente può stancare e si snatura; e allora trovo logico tornare al racconto e a un minimo di distacco emotivo.
      Grazie per il puntuale graditissimo commento. Alla prossima, ciao 🙋

  3. Io vorrei prima vedere il micio se fossi in lui.
    Ciao fenderman, il tuo inizio funziona. Hai sempre un tono leggero e tendente al brillante che a me piace. Sarà un’avventura leggera che farà sorridere, credo, e io la seguirò volentieri. Alla prossima! P.s. grazie di essere passato da me, risponderò a tutto, è un periodo un po’ faticoso.

  4. Ciao Fenderman,
    bentornato. Per me, vuole vedere il micio, e mi pare pure giusto!
    Sono felice di ritrovarti così presto. Molto bene, una storia tutta nuova; ho idea che si allontani un poco dal tono leggero delle precedenti, ma staremo a vedere. Come sempre hai un buon tocco e riesci a dipingere ambienti e personaggi con maestria. Io aspetto gli sviluppi e ti auguro una buonissima giornata.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica,
      una piccola svolta seria (o quasi) sperando che l’ironia non venga meno. Noto con piacere che qua siamo tutti animalisti. Il micio fa simpatia, ti confesso che anche io avrei chiesto di andarlo a cercare…
      Grazie per il contributo e alla prossima!🙋

  5. Buongiorno Fenderman
    Non ho mai seguito una tua storia, solo letto qua e là qualche capitolo, sto pochissimo sul sito.
    Ora, mi è piaciuto il tuo incipit: molto curioso l’incontro di Paolo “con se stesso”, scrivi con molta scioltezza. E poi c’è il gatto, che può essere un elemento futuro importante…
    perciò, micio micio

  6. …Eccomi qua. Intanto ci vai con una ragazza che ci vuole perché quattro occhi vedono meglio di due. Tre milioni nel ’91 e vai in capo al mondo, è logico, e poi ti compri l’Avventura con la “A’ maiuscola. Brava Ale, come tu sai essere. Aspetto il seguito. 🙋 ciao

  7. Attratto dal titolo (che però è solo un gioco di parole) sono approdato qui.
    Efficace la descrizione della vita di Paolo che precede la svolta surreale nel finale. Diciamo che da qui si può partire per qualunque percorso. Il sosia si sta cibando del povero micio? Svolta horror. Il micio si è trasformato nel sosia del suo padrone? Svolta fiabesca. Paolo ha le allucinazioni e antropoformizza il micio? Svolta psicologica.
    Insomma voglio prima capire che fine ha fatto il gatto.
    Ti seguo.
    P.S.: Dovrei essere uno degli utenti radunati da Alessandra, mi ha estorto la promessa di tornare a scrivere.

    • Ciao Napo, sono molto felice del tuo interesse e ti confesso che il titolo non era una teappolona; mi è venuto così perché amo la napoletanità e mi piaceva l’idea. In quanto ad Alessandra dobbiamo ringraziarla perché dimostra di crederci ancora e noi vogliamo crederci! ciao, grazie! 🙋

  8. Secondo me vuole prima vedere il micio, fosse mai che il gatto si è trasformato in lui, nel suo gemello, e adesso reclama la sua vita… sai tipo come nei film horror… ahahahahah, comunque devo farti i complimenti per questo primo episodio davvero ben scritto, e con qualche perla qua e là che mi ha ricordato quanto ancora ho da imparare.
    seguo la storia. a presto. ( stavolta sarò costante, sono tornata anch’io ahahah, sotto natale ho radunato un po’ di utenti per sfidarci, e tu capiti a fagiolo, perché sei al primo episodio, non pubblicare troppo in fretta -;) )

    • Ciao Ale, se sei tornata ti vado subito a cercare…😉
      volevo prendermi una pausa anche io ma non ci riesco. Volevo raccontare una storiella aperta a tutti gli sviluppi possibili sperando che qualcuno mi dia una strada interessante da seguire. L’idea di fondo si intuisce e, quindi, non la rivelo perché sarebbe superfluo. Alla prossima, ciao🙋

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