Vedi Napoli…

Dove eravamo rimasti?

Il bambino, se ce la farà, potrà aiutare Paolo? Sarà un alleato. (75%)

La Tregua

Aurora non aveva ancora smaltito la sbornia di ossigeno con il rituale pianto liberatorio che suo zio Lorenzo, di due mesi più vecchio e 500 grammi più leggero lasciava la sala operatoria e tornava nell’incubatrice.
Il destino aveva organizzato l’evento che meglio non si poteva: le doglie a Vanessa e la corsa in ospedale arrivarono infatti proprio mentre suo padre stava lì, in pena per Lorenzo.
Paolo, che diventava padre e nonno, andò in orbita a raccogliere un carico di responsabilità nuove, rigettò le ansie, ingollò qualche lacrima, abbracciò forte Adriana e Vanessa e poi semplicemente tornò sulla terra ad aspettare.
Attese una giornata intera ma alla fine fu tutto meraviglioso! Seguirono notti insonni, adrenalina, sorrisi e lacrime, tante telefonate… ma pure tante questioni pratiche da affrontare tra cui, non ultima, la ricomparsa di Anita.
La “parigina”, in ansia per Vanessa, non aveva infatti resistito all’istinto materno ed era volata a Roma per assisterla da vicino.
«Michel mi ha concesso l’aspettativa» andava ripetendo eccitata. Entusiasta ed iperattiva invadeva ogni spazio fisico e mentale disponibile. Inutile opporsi: era una nonna!
Tornò con figlia e nipote ad occupare la vecchia casa di Paolo per riversare cure esagerate al ramo femminile della famiglia mentre, con esemplare tecnica diplomatica teneva sulla corda il povero Michel tanto che quello dopo un po’ si arrese, smise di chiederle di tornare presto a Parigi, e si accontentò di sentirla al telefono ogni sera.
Anita fu però brava, come pure Paolo, ad evitare di fare domande dalle ovvie risposte a sua figlia relativamente al motivo vero che l’aveva ricondotta a Roma, e al colore inequivocabilmente scuro della pelle di Aurora.
Vanessa, dal canto suo, era contenta dello scampato pericolo, anche se dopo un po’ cominciò anche a chiedersi il perché di quella ostentata indifferenza. Loro, concluse, evidentemente non volevano affrontare il tema sicuramente ostico della paternità… Meglio così, pensò, almeno per adesso; ma non è normale!
Sull’altra sponda, in corso Trieste, si procedeva con moderata attenzione. Sosia e gli incubi inscenarono una tregua e Paolo poté occuparsi di Lorenzo. Il piccolo non era certo l’esplosione di vitalità di Aurora: appariva fragile e teneva i genitori sulle spine. Superate tuttavia le difficoltà iniziali, il suo cuoricino ora batteva come un orologio svizzero (di marca) e il peso aumentava. Era bellissimo e aveva lunghe dita da pianista che secondo Adriana erano la meraviglia delle meraviglie.
Bonito lo adorava: a chiunque non sarebbero certo sfuggite la curiosità e la deferenza che il micio di casa riservava a quel fagottino irrequieto e odoroso di lievito caldo. Così passava le giornate accanto a lui: forse anche perché aveva compreso che dove stava lui si concentrava tutto l’amore possibile dei padroni di casa.
Paolo spesso osservava, contemplava il mix antistress dei due esserini in sintonia amorosa e nel profondo ne percepiva la potenza, il vigore.
Una domenica erano tutti a pranzo a casa di Adriana prima di una passeggiata nel tepore di fine estate a Villa Borghese.
Anita parlava e dispensava consigli.
Adriana la osservava con meraviglia e sospetto, come ad una suocera.
Vanessa coccolava la piccola Aurora e la allattava con orgoglio mentre carezzava con lo sguardo il piccolo fratellino ancor più piccolo di lei.
Quella gran confusione anagrafica e sentimentale era lo strambo generatore di un’atmosfera creativa, ribollente come una pozza di fango vulcanico: l’aria in casa, come quella, si mostrava placida e inquieta allo stesso tempo, affascinante e tesa di una tensione esplosiva: salvifica?
Lo stava pensando Paolo quando, ad un certo punto, mentre erano a tavola, sentì un alitare freddo dietro la nuca. Si girò istintivamente verso la culla dove stava Lorenzo per controllare che fosse coperto. Lorenzo lo guardava. I suoi occhi lo fissavano con intenzione, non in modo casuale.
In quello stesso istante sentì sua figlia Vanessa pronunciare queste parole: «Aurora, tesoro, cosa c’è, che guardi?».
Bonito si mosse allontanandosi dalla culla; come obbedendo ad un richiamo diresse verso la cucina.
Da lì solo un attimo dopo arrivò il fragore spaventoso di un crollo.
Adriana fu la prima a correre:
«Oddio che disastro, è venuto giù tutto!» disse, mentre Bonito sgattaiolando pensava: stavolta non c’entro!
I pensili di cucina, una fila intera, si erano staccati dal muro ed erano venuti giù. I ganci che li avevano sostenuti per anni avevano ceduto tutti in un istante.
«Che disastro, e che freddo qua dentro!» disse Anita.
Adriana osservava assorta e sgomenta. Raggelata guardò Paolo: lui rispose allo sguardo. Avevano colto un segnale che solo loro potevano interpretare? E fu per quello che pensando subito a Lorenzo si girarono e tornarono velocemente indietro?
Loro figlio era rimasto solo.
Videro la culla oscillare.
Il bimbo, completamente scoperto sgambettava e… rideva al gatto impertinente che, sul tavolo, assaggiava la bistecca di papà.

Che senso ha questa tregua?

  • è un'llusione (60%)
    60
  • è l'anticipo di una riscossa ma va consolidata (0%)
    0
  • è tregua preludio a nuove storie (40%)
    40
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87 Commenti

    • …Grazie, sì, certo: le ombre, lo specchio, l’inconscio che ,bene o male condiziona la nostra esistenza. A volte prende il sopravvento, le paure che genera si moltiplicano e qualcuno ogni tanto ne viene sopraffatto. Non so se Paolo ce la farà, ma…vedi Napoli, la vita va così. Grazie ancora, ciao🙋

    • Bravo, hai colto il senso del mio incipit: ogni angolo di via che ci troviamo a percorrere vivendo una avventura può finire e un’altra cominciare, siamo navicelle nel mare della vita, e ogni volta è un’ esperieza nuova: tu sai che storia vivrai domani? Io no!
      Grazie per il commento a presto. ciao🙋

  1. Che riguarderanno chi nascerà, immagino.
    Bellissimo episodio poetico e sensibile.

    questa parte è un capolavoro,

    ” … Dopo il rodaggio di un paio di mesi, di ritorno dalle vacanze, passarono dalla pietra incendiata di sole di Lipari, direttamente al gelo fiabesco di Corso Trieste 46. Portarono conchiglie in un cestino di vimini e le posarono accanto all’astore che vegliava le medaglie di Cefalonia e Corfù; scelsero con cura il posto per dimenticarle e cominciarono la loro vita nuova. …”

    ci avrei chiuso una storia con un pezzo così. Complimenti.

  2. Ciao Fenderman,
    un sorso amaro questa volta. Bella la similitudine della colonna e la sua ombra, mi è piaciuta molto. Io ho votato per le sorprese, perché mi piacciono e perché questo racconto mi pare che abbia da offrirne parecchie.
    Bravo, che dire? Ti aspetto con ill quarto e nel mentre ti auguro un ottimo inizio d’Anno, alla prossima!

    • Ciao keziarica.
      Mi è venuta la voglia di fare una incursione là dove il nostro umore, la nostra quotidianità trova nutrimento e/o intossicazione. Vediamo se Napoli ci capirà qualcosa. In quanto a me cercherò di portarmi dietro un filo d’ironia che in questo genere di “viaggi” è salutare.
      Buon anno nuovo, e grazie!🙋

    • Ciao Ale, spero davvero per lui che le dia retta che qui si mette male!
      Quella parte a cui hai fatto riferimento è solo un flash sulla vastità di temi che si incontrano quando ci si inoltra nella complessità della mente. Il raccontarne bene è un’arte e da modestissimo apprendista mi arrampico e spero solo di non cadere, inserendo schegge di psicologia intuitiva. La psicologia vera la lasciamo ai professionisti, siamo qui per divertirci. Ciao, a presto 🙋

  3. Molto interessante il racconto anche per quel velo di confusione in cui si cela. Io lascerei le osservazioni senza le parentesi perché in alcuni casi fanno perdere il senso delle frasi.
    Seguo e aspetto i prossimi capitoli per avere maggiore chiarezza su che cosa succederà. Mi intriga! 🤗

    • Buongiorno, mi dispiace che ti sei persa, però lo capisco.
      Io immagino una scena dove ci sono due personaggi e una voce narrante che è un po’ il nostro testimone. Lui e lì e ogni tanto si volta e, tra parentesi, fa delle osservazioni guardando verso di noi. Poi è vero anche che i pensieri del protagonista vivono una specie di storia parallela riportata in corsivo e questo complica un po’ ancora le cose. Questo frammenta e disorienta, capisco, e il mio impegno è nel cercare di semplificare senza tradire questo schema. Grazie per il commento. Ciao 🙋

  4. Facciamo che Paolo si confidi con qualcuno, così magari si chiarisce le idee lui (e me le chiarisco anch’io). Anche questo racconto attinge a piene mani dal surreale, spero che sia un surreale che abbia una chiave di lettura interessante e non sia solo un divertissement.

    • Buongiorno Napo,
      certo che storie come questa possono andare a parare chissà dove. Io vorrei che restasse credibile e avesse una meta reale per niente immaginaria da raggiungere.
      Spero di riuscirci. In quanto a chiarirsi le idee…be’ per adesso non saprei.😁
      Ciao, grazie del commento. 🙋

    • Ciaoo Aless.
      il racconto viaggia di per sé sul passato remoto. Il presente mi aiuta, (ma non so se riesco 😁) a fare uno zoom su certi momenti specifici, è un po’ come essere lì mentre la cosa accade, assieme ai protagonisti. Ma alla lunga il presente può stancare e si snatura; e allora trovo logico tornare al racconto e a un minimo di distacco emotivo.
      Grazie per il puntuale graditissimo commento. Alla prossima, ciao 🙋

  5. Io vorrei prima vedere il micio se fossi in lui.
    Ciao fenderman, il tuo inizio funziona. Hai sempre un tono leggero e tendente al brillante che a me piace. Sarà un’avventura leggera che farà sorridere, credo, e io la seguirò volentieri. Alla prossima! P.s. grazie di essere passato da me, risponderò a tutto, è un periodo un po’ faticoso.

  6. Ciao Fenderman,
    bentornato. Per me, vuole vedere il micio, e mi pare pure giusto!
    Sono felice di ritrovarti così presto. Molto bene, una storia tutta nuova; ho idea che si allontani un poco dal tono leggero delle precedenti, ma staremo a vedere. Come sempre hai un buon tocco e riesci a dipingere ambienti e personaggi con maestria. Io aspetto gli sviluppi e ti auguro una buonissima giornata.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica,
      una piccola svolta seria (o quasi) sperando che l’ironia non venga meno. Noto con piacere che qua siamo tutti animalisti. Il micio fa simpatia, ti confesso che anche io avrei chiesto di andarlo a cercare…
      Grazie per il contributo e alla prossima!🙋

  7. Buongiorno Fenderman
    Non ho mai seguito una tua storia, solo letto qua e là qualche capitolo, sto pochissimo sul sito.
    Ora, mi è piaciuto il tuo incipit: molto curioso l’incontro di Paolo “con se stesso”, scrivi con molta scioltezza. E poi c’è il gatto, che può essere un elemento futuro importante…
    perciò, micio micio

  8. …Eccomi qua. Intanto ci vai con una ragazza che ci vuole perché quattro occhi vedono meglio di due. Tre milioni nel ’91 e vai in capo al mondo, è logico, e poi ti compri l’Avventura con la “A’ maiuscola. Brava Ale, come tu sai essere. Aspetto il seguito. 🙋 ciao

  9. Attratto dal titolo (che però è solo un gioco di parole) sono approdato qui.
    Efficace la descrizione della vita di Paolo che precede la svolta surreale nel finale. Diciamo che da qui si può partire per qualunque percorso. Il sosia si sta cibando del povero micio? Svolta horror. Il micio si è trasformato nel sosia del suo padrone? Svolta fiabesca. Paolo ha le allucinazioni e antropoformizza il micio? Svolta psicologica.
    Insomma voglio prima capire che fine ha fatto il gatto.
    Ti seguo.
    P.S.: Dovrei essere uno degli utenti radunati da Alessandra, mi ha estorto la promessa di tornare a scrivere.

    • Ciao Napo, sono molto felice del tuo interesse e ti confesso che il titolo non era una teappolona; mi è venuto così perché amo la napoletanità e mi piaceva l’idea. In quanto ad Alessandra dobbiamo ringraziarla perché dimostra di crederci ancora e noi vogliamo crederci! ciao, grazie! 🙋

  10. Secondo me vuole prima vedere il micio, fosse mai che il gatto si è trasformato in lui, nel suo gemello, e adesso reclama la sua vita… sai tipo come nei film horror… ahahahahah, comunque devo farti i complimenti per questo primo episodio davvero ben scritto, e con qualche perla qua e là che mi ha ricordato quanto ancora ho da imparare.
    seguo la storia. a presto. ( stavolta sarò costante, sono tornata anch’io ahahah, sotto natale ho radunato un po’ di utenti per sfidarci, e tu capiti a fagiolo, perché sei al primo episodio, non pubblicare troppo in fretta -;) )

    • Ciao Ale, se sei tornata ti vado subito a cercare…😉
      volevo prendermi una pausa anche io ma non ci riesco. Volevo raccontare una storiella aperta a tutti gli sviluppi possibili sperando che qualcuno mi dia una strada interessante da seguire. L’idea di fondo si intuisce e, quindi, non la rivelo perché sarebbe superfluo. Alla prossima, ciao🙋

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