Dove eravamo rimasti?
Marzo 20202
A Vicotorto non succedeva mai niente. Anche per questo nelle settimane precedenti Gianna si era intestardita a cercare una qualunque prova sulla morte di Serse, convinta che fosse stato in realtà un omicidio. Aveva girato a vuoto per giorni e giorni. Poi l’emergenza Coronavirus aveva preso il sopravvento, anche se Vicotorto era solo ai margini della zona di contagio. In paese l’atmosfera era diventata surreale, non che ci fosse molto meno movimento di quel poco che già c’era prima, ma era un nulla carico di tensione. Il bar in piazza non era più il centro della socialità, ma solo un posto che puzzava di alcol denaturato con pochi frettolosi frequentatori.
Aida, una volta dimessa dall’ospedale, non era tornata al casolare, ma era stata ospitata a casa dei genitori di Phil. La storia tra i due sembrava stesse diventando una cosa seria. Gianna aveva smesso di sospettare di Aida, ma non rinunciava a fermarla ogni volta che la incontrava per scambiare due parole, nella speranza che la ragazza potesse rivelarle qualcosa, anche un semplice dettaglio, anche inconsapevolmente. Stessa cosa faceva con il medico di base, che però ora era praticamente inavvicinabile, segregato come era nel suo ambulatorio. Gianna era infatti convinta che l’autore di un omicidio non riuscisse mai a occultare tutte le tracce del proprio reato e spesso anzi lasciasse, più o meno coscientemente, un indizio fisico o raccontasse qualcosa di significativo, quasi a scaricarsi in parte la coscienza. La documentazione giuridica in merito era sconfinata e la letteratura ne aveva attinto a mani basse fin dai tempi di Delitto e Castigo.
Poi alle orecchie di Gianna arrivò la notizia che Alvaro sarebbe passato da Vicotorto per prendere Aida e andare dal notaio per il preliminare di vendita del casolare. Non poteva lasciarsi scappare l’occasione d’incontrare fratello e sorella insieme, anche se lei stessa non ne capiva più il motivo. Decise di telefonare alla ragazza, sapendo bene che Alvaro si sarebbe messo subito sulle difensive se lei lo avesse chiamato.
– Ciao Aida.
– Ciao Gianna.
– Ho saputo che vendete il casolare.
– Per forza, non me la sento di vivere lì e poi ho bisogno di soldi.
– Che però dovrai divide con Alvaro…
– Certo, ma comunque è più importante per me… Sai, in attesa di trovare un lavoro. E questo non è il momento migliore per cercarlo.
– Capisco. Aida, senti… avrei bisogno d’incontrarvi.
– Gianna…
– Tranquilla, non ho intenzione di farvi un terzo grado.
– Alvaro non so se sarà d’accordo.
– Giuro che non vi rubo più di cinque minuti. Solo un saluto.
– Vedrò se ci riesco.
-0-
Aida ci riuscì, ma il patto era che fosse davvero poco più di un incontro casuale nella piazza del paese. A mezzogiorno, sotto un cielo velato ma con una temperatura tutto sommato gradevole, i tre si trovarono per quello strano appuntamento carico di tensione. Gianna si fermò a più di un metro dai due, in ossequio alle disposizioni sull’emergenza Coronavirus. Un cenno di saluto e Aida fu la prima a parlare.
– Mi pare tutto così strano. Dobbiamo rimanere distanti proprio nel momento in cui vorremmo essere più vicini. Spero che tutto questo finisca presto.
Guardò il fratello che ricambiò lo sguardo ma non aprì bocca.
– E così vendete il casolare, tagliate i ponti con il passato – esordì Gianna.
– Lo sai… – rispose Aida.
– Non ci vedrai qualcosa di sospetto anche in questo, spero – aggiunse Alvaro.
– Assolutamente no, ma noto che avete fatto in fretta ad azzerare i ricordi.
– Non erano bei ricordi – si affrettò a puntualizzare Alvaro – e Aida ha diritto a rifarsi una vita. Pensa che incubo sarebbe stato per lei questa epidemia, con la paura che nostro padre si contagiasse. Lui non avrebbe avuto scampo, lo sai. È stato meglio così.
Gli occhi di Aida si riempirono di lacrime.
– Già così ho i nervi a pezzi. Anche i genitori di Phil sono anziani. Prendiamo mille precauzioni. Mi lavo cento volte al giorno le mani. Anche Alvaro non porta più al pollice l’anello a fascia che gli avevo regalato, per lavarsi meglio le mani. Io anelli non ne ho mai portati, a papà non piacevano.
Gianna si rese conto che aveva davanti due ragazzi che avevano accumulato paure su paure e rischiavano da un momento all’altro di piegarsi, forse schiantarsi, come rami di un albero fragile sotto il peso dell’ennesima nevicata. Guardò prima l’uno e poi l’altra e si scoprì fragile anche lei.
– Buona fortuna ragazzi, che tutto torni normale. Speriamo presto.

10/03/2020 at 22:39
Ciao Napo, leggo solo adesso.
Complimenti per il racconto e spero che questa “forza maggiore“, ossia il virus che tu stesso richiami nell’ultimo capitolo, possa essere lo stimolo giusto per una tua nuova opera, magari un romanzo, vista la decadenza in cui versa The Incipit.
A presto, sarà come sempre un piacere!
10/03/2020 at 22:44
Grazie Sicilex. Lasciamo passare questa emergenza e poi chissà, forse avremo stimoli nuovi. Grazie per esserci.
10/03/2020 at 11:43
Bravo Napo, ci lasci con l’indizio sull’anello di Alvaro, ma nessuna certezza.
Mi è piaciuto questo tuo racconto breve. Vedo di finire presto anche il mio. Ora non ho più nessuna scusa per rimandare 🙂
10/03/2020 at 22:45
Forza Giulia.
08/03/2020 at 23:16
dettagli contrastanti non solo sulle date lasciano aperti più scenari possibili, ma nessuno certo
grazie napo per quests storia, per me è sempre un grande piacere poter leggere qualcosa di tuo e spero proprio che ti farai nuovamente tentare da un nuovo racconto
07/03/2020 at 15:59
Mi era scappata la fine, la manutenzione fatiscente non mi ha avvisato. Direi che te la sei cavata bene alla fine, lasciando le porte aperte e le domande senza una risposta certa. Spero solo quella data esagerata non sia profetica…;-)
Ciao, ci vediamo in giro.
07/03/2020 at 16:11
In realtà un forte indizio su chi sia il colpevole più probabile ve l’ho dato, ma avreste dovuto ricordarvi che Serse nel quarto episodio, quello della sua morte, ha riconosciuto la mano che ha chiuso la bombola dell’ossigeno. Sicuramente l’avrà riconosciuta da un dettaglio, no?
08/03/2020 at 21:34
magari un anello a fascia, perché mani senza anelli possono essere di chiunque
08/03/2020 at 21:37
😉
05/03/2020 at 02:08
Buonasera Maestro. Il delitto perfetto esiste, me ne faccio una ragione. Ma pure qui il crvs? Comunque una bella storia, spero ci rileggeremo presto. Cccpt
05/03/2020 at 01:20
Si vede che il finale lo hai costruito strada facendo, visto che quando l’hai iniziato il coronavirus non c’era. Mi piace molto come l’hai inserito. Come mi è piaciuto l’incontro di Gianna con i due figli di Serse.
Bella chiusura con un messaggio di speranza (e un po’ di satira sulle misure emanate tipo un metro di distanza ecc…)
Concordo sulla lentezza del sito, a volte estenuante a seconda del motore di ricerca.
03/03/2020 at 11:32
Ciao, Napo, hai abbandonato la ”voce solista” in questa conclusione, un’idea difficile da concretizzare con soddisfazione e questo si era capito. Sei il primo a collegarti all’emergenza sanitaria, chissà in quanti lo faranno. La conclusione non è banale perché il delitto perfetto in letteratura non esiste e invece nella realtà capita perché la realtà può permettersi di essere imperfetta. Spero di ritrovarti ancora qui con una storia che ti dia maggiore soddisfazione. Grazie comunque, ciao. ?
03/03/2020 at 11:45
Grazie, ma non so se tornerò a scrivere. Questo sito non è più quello di una volta, gli accessi sono di una lentezza estenuante, non c’è più manutenzione e la gestione è ridotta al minimo. Peccato, era l’unico sito di scrittura che mi piaceva.
02/03/2020 at 20:29
Uhhh mi è scappato un 2 in più… Giuro che non volevo sfociare nella fantascienza.
Finalmente ho portato a termine questo racconto che più di una volta ho pensato di non completare.
Ringrazio chi ha avuto la forza di seguirmi fin qui. Chi ha letto con attenzione i capitoli precedenti, avrà capito che l’omicidio perfetto esiste.
26/02/2020 at 19:58
Deve concludere Gianna. ( Ma chi è Arnaldo?)
Io credo di aver capito… ma aspetto paziente il tuo epilogo, maestro.
cccpt
25/02/2020 at 00:54
Alvaro ha già parlato ora, proponendoci varie alternative ma non sembrava sapere la verità. Preferisco Gianna, visto che il racconto è un poliziesco. Ero molto indeciso con Aida, ma alla fine la mia opzione è andata a lei. Sono proprio curioso del finale che gli darai. Se non sbaglio è raro che un tuo racconto si concluda al decimo capitolo, di solito al nono veniva svelato tutto e il decimo era un capitolo di conclusione (mi pare lo dicesti pure una volta) 🙂 bello lo smile sulle scelte 😀
25/02/2020 at 17:36
Hai ragione, concludo i racconti sempre al nono capitolo, il decimo è di solito un epilogo ambientato mesi dopo. Sarà così anche stavolta e non vi dirò molto di più, tranne un piccolo particolare buttato lì senza dargli nessun peso che potrà essere colto solo dai più attenti e con una buona memoria.
Lo
Smile che strizza l’occhio – lo hai capito – l’ho messo per evidenziare che il narratore non è onnisciente e quindi non sa la verità.
24/02/2020 at 13:30
Visto che è un giallo, direi di concluderlo dal punto di vista di Gianna. Forse a nessuno importa di sapere chi ha ucciso Serse, ma a lei sì.
23/02/2020 at 23:47
bel capitolo denso, in effetti la morte di serse è stata un sollievo per molti ma sono dell’idea che questo a gianna non basti, per cui voto lei per il finale di questa storia
23/02/2020 at 04:53
Aida, la sua voce è assente da troppo tempo.