AAA Crononauta cercasi

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo: Seguiamo ancora la protagonista (100%)

Il primo viaggio

Quando raggiunsi il pub, pensai di aver incontrato uno squilibrato o, peggio, di essere io quella con qualche rotella fuori posto. Entrai nel locale semivuoto, il padrone non fu felice di vedermi arrivare con mezz’ora di ritardo. Mi prese in prova una settimana: furono più i bicchieri rotti e le ordinazioni sbagliate che le mance, mi vennero le vesciche ai piedi e un mal di testa fisso a causa della musica a palla. Alla fine della prova fu un sollievo per me essere licenziata e me ne tornai a sprofondare il naso negli annunci di lavoro: faceva caldo, volevo andare al mare, ma non avevo soldi per partire; andai al discount e comprai una cassa di birra e due buste di patatine. Ero decisa a soffocare l’amarezza nell’alcool: la sbornia mi avrebbe reso più lieve la telefonata pietosa che avrei fatto ai miei genitori.

“Torna a casa” avrebbe detto mia madre supplichevole “Zio Peppe ti prende al negozio per un po’ ”.

E già mi vedevo sbagliare a dare il resto alle vecchiette del paese per il resto della mia vita.

Alla terza birra, mi tornarono in mente il vecchietto e il suo cane.

«Era una strana offerta, ma era pur sempre un lavoro, no? Che cretina, di cosa avevo paura? Del vecchio o del cane pulcioso? Avrei dovuto accettare.»

Risi di quella ridarella sciocca che mi prende quando sono alticcia e mi allungai verso il tavolino in cerca del telecomando.

Ci fu un frastuono terribile, una puzza di uovo marcio e un polverone denso si alzò come se tutta la sporcizia che continuavo a nascondere sotto il divano fosse esplosa in aria. Tossii più volte portandomi una mano alla gola. Afferrai il cellulare, o pensai di farlo, temendo una fuga di gas, ma quando il polverone si diradò capì che i pompieri non avrebbero potuto salvarmi: non ero più sul divano di casa mia, ma niente di meno che nella Cappella Sistina!

«Ma, ma che diavolo?!» balbettai alzandomi in piedi.

La volta era ricoperta da impalcature e la luce del giorno filtrava illuminando i dipinti della fascia centrale. Girai su me stessa, stropicciandomi gli occhi. Ero allibita e sopraffatta dalla meraviglia. Sentì affiorare una leggera ansia alla bocca dello stomaco.

Era la Cappella Sistina e non lo era allo stesso tempo. Riconobbi il luogo al volo, eppure qualcosa stonava rispetto ai miei ricordi, il posto era certamente quello eppure non era come avrebbe dovuto essere, come io ricordavo che fosse. Anzitutto, perché la sala era deserta.

«Ma che è successo? Sono iniziati dei nuovi restauri? Hanno evacuato i Musei Vaticani? Qui non c’è nessuno».

Mi girai verso l’altare e restai a bocca aperta a fissare una Madonna del Perugino che non avrebbe dovuto più essere lì da almeno cinquecento anni, distrutta intorno al 1537 per far posto al Giudizio Universale.

Ero forse finita in uno di quei documentari che ricostruiscono le meraviglie perdute del passato? Quasi quasi mi aspettavo di veder saltar fuori Alberto Angela.

«Il Giudizio dov’è?» chiesi a me stessa, non aspettandomi di ricevere alcuna risposta.

«Non è ancora stato realizzato. Siamo nel 1509, Michelangelo è ancora alle prese con la composizione della volta, mancano trent’anni circa all’affrescatura della parete centrale».

Mi voltai e vidi di nuovo il vecchietto, vestito questa volta come un mercante fiorentino del XVI secolo. Mi sorrise.

«É il sogno più assurdo della mia vita. Devo smetterla di mangiare patatine piccanti, mi rimangono tutte sullo stomaco».

«No, mia cara, non stai sognando, ma concordo sul fatto che le patatine piccanti di sera sono difficili da digerire».

«Eh?» fu tutto quello che dissi, fissando come un’ebete l’uomo che mi parlava.

«Solo perché non capisci il come, non dovresti dubitare del cosa» continuò questi facendo risuonare i suoi passi stanchi sul pavimento di marmo.

«Voglio svegliarmi» e mi diedi uno schiaffo in pieno viso, fece male ma non servì a riportarmi a casa.

«Hai detto che accettavi il lavoro, perciò, eccoci qui. Come vedi ormai ho una certa età e andare avanti e indietro per il Tempo non fa bene alla mia artrite, così ho bisogno di un’assistente. Il cliente vuole il blu del cielo della Sistina, perciò, mia cara, dovrai arrampicarti lassù e rubare i colori di Messer Michelangiolo, il blu per la precisione».

«Come, prego?» sbattei le palpebre più volte. Ero basita.

«Ora lui non c’è, ma arriverà tra poco e immagino tu sappia che è un misantropo e non vuole svelare il suo lavoro neanche a sua Santità Papa Giulio II. Sarà il caso che ti affretti. Ricorda che senza la merce non puoi varcare la porta spazio-temporale e fa attenzione alla destinazione d’arrivo, a volte capita che ci sia qualche sfasamento. Potresti ritrovarti a rivivere gli ultimi entusiasmanti mesi della tua vita» disse ridendo.

Una risatina malevola e poco lusinghiera.

«In bocca al lupo, mia cara!»

«Come? Cosa?»

Il mio nuovo datore di lavoro sparì così come era arrivato ed io rimasi frastornata a fissarlo mentre si evaporava.

Quel giorno dovetti prendere atto che i viaggi nel tempo sono possibili e che io ne avevo appena compiuto uno.

Cosa farà la nostra eroina?

  • Si sveglierà dal quel strano sogno. (0%)
    0
  • Non ruberà il blu e resterà bloccata nel 1509 (0%)
    0
  • Ruberà il blu a Michelangelo Buonarroti e tornerà a casa (100%)
    100
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16 Commenti

  1. Questo racconto migliora di capitolo in capitolo, complimenti. L’idea della biglietteria per i viaggi nel tempo mi è piaciuta particolarmente! Direi di tornare indietro a cavallo, mi sembra adeguato all’epoca di Alessandro Magno 😉

  2. Diamo un po’ di fiducia alla tua protagonista, facciamo riuscire il furto di colore! Questa storia mi ha preso davvero molto bene, mi piace molto il tuo stile e mi sembra che tu gestisca bene anche gli stretti spazi di questa piattaforma. La protagonista poi mi sta già molto simpatica, un po’ perché mi ricorda alcuni miei personaggi è un po’ perché mi ci identifico anch’io 🤣

  3. Ciao! Non mi crederai ma tra i miei appunti avevo una storia con una premessa davvero simile a questa, iniziava anche quella con la protagonista in cerca di lavoro e avevo addirittura scritto il suo curriculum! Poi proseguiva un po’ in stile Doctor Who ma vabbè, l’avevo accantonata e non credo ne farò più qualcosa, quindi sono molto contento di seguire questa tua storia e vedere come svilupperai tu questa idea 😀 Per il prossimo capitolo voto per seguire di nuovo la protagonista, credo sia un po’ pericoloso spostarsi su altri personaggi proprio all’inizio, e lo dico perché ho fatto questo “errore” nell’ultima storia che ho scritto qua e ci ho messo un po’ a tornare in carreggiata. A presto!

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