IL CASO FONTE.

Dove eravamo rimasti?

I due investigano in giro, ma cosa è successo a Marco? si è liberato (100%)

LA VISITA A MARCO.

Mentre esaminavano la scena del crimine, ( Giorgio bevve un lungo sorso di glen grant dalla sua boccetta tascabile, per poter vedere da vicino il povero neonato ed esaminarne il corpicino ) ,Maurizio, che intanto si era acceso la ventesima sigaretta della mattinata, trovò una macchietta giallognola, vicino alla costruzione che era stata fatta per compiere il rituale. La scrostò con una piccola cazzuola, e con cura la mise dentro il sacchetto delle prove. Oltre a quello non trovarono molto, a parte il sangue di Marco, coagulato sul pavimento, e quello del neonato. 
In seguito il coroner disse che gli occhi gli erano stati strappati via da vivo. 
A quel punto, quando gli dissero ciò, Maurizio si fece prestare la fiaschetta tascabile dal collega e bevve anche lui, avidamente.
Era una storia mai sentita prima. Decine di giornalisti, con le loro troupe al seguito, invadevano i prati che costeggiavano la cava, bene attenti a non superare il nastro messo dalla polizia.
Qualcuno lo fece e Giorgio lo cacciò via a calci in culo.
Fare audience con una storia del genere? Odiava i giornalisti, li odiava con il cuore.
Marco era lì, nella caserma della cittadina, in evidente stato di shock. C’era anche Antonio il guardiano con lui. Era stato lui a salvarlo.
La storia era andata così: Antonio, che dalla reception del Palazzetto aveva una visuale completa della cava e delle montagne circostanti, aveva notato un lieve bagliore nell’ultimo piano della torre del cementificio. Non sentiva Marco da un giorno, e Andrea gli aveva raccontato delle scritte sataniche che aveva visto lì dentro quando vi era andato, da ragazzino, con Marco. 
Antonio disse di aver avuto una brutta sensazione, una sensazione viscerale di pericolo, e aveva preso il vecchio fucile da caccia, con cui riusciva ad ammazzare solo, nei giorni particolarmente fortunati, dei piccoli tordi. 
Arrivato lì sopra, disse ai due investigatori, aveva trovato Marco inchiodato, posto al di sopra della culla col bimbo, due ragazze identiche che si tenevano per mano, e un tipo losco, fisicamente somigliante a Marco, che lo costringeva a guardare nelle orbite nel piccolo bambino che giaceva sotto di lui.
<< Quando sono entrato, col fucile spianato, ancora non avevo fatto caso al bimbo. Li ho lasciati scappare, se lo avessi visto prima, non me ne frega niente mi sarei fatto la galera.>> Lo aveva detto nella sala degli interrogatori. Quell’uomo era disperato, non riusciva a perdonarsi di averli fatti scappare.
Marco era semi-cosciente, farfugliava parole incomprensibili e quando Antonio lo aveva liberato, aveva visto i suoi polsi lividi dalla stretta dei morsetti, poi lo aveva schiaffeggiato e Marco si era leggermente ripreso. 
Arrivato in caserma, chiese degli xanax, e gli vennero dati. Dormì, quando si svegliò, era abbastanza lucido da raccontare la stessa versione a Maurizio e Giorgio.
<< Dobbiamo andare a casa di questa Elly. Tu sai dove abita? >>gli domandò Giorgio, lo sguardo cupo, era visibilmente traumatizzato da ciò che aveva visto.
Maurizio era in piedi, a braccia conserte, appoggiato a una parete della sala interrogatori.
<< Quel tizio che ti assomiglia, lo conosci? >>
<< No, e non so dove abita quella..>> Marco capì perché quella sera del bacio elly non aveva voluto un passaggio. Non voleva che sapesse dove abitasse.
<< Mossa inutile che non te lo abbia detto >>, disse, risoluto, Maurizio a Marco, dopo che quest’ultimo gli aveva raccontato che la sera del bacio era voluta andare a piedi.
I due Detective di guardarono, si vedeva che erano complici nel loro lavoro, e buoni amici.
<< Spremiamo ogni persona di questa cittadina per trovare ‘ste merde >>, disse Giorgio.
<< Non ci vorrà molto >> rispose Maurizio. Tra i due, era quello più introspettivo, più intellettuale, mentre Giorgio era quello dal pugno facile. Maurizio era tormentato dal significato che potesse avere quel tetro santuario, quando tornarono in macchina, cercò su Google informazioni e trovò le solite risposte: riti pagani, messe nere.. ma quello che voleva sapere era come, come avevano fatto due gemelle, descritte come molto avvenenti, a rimanere anonime finora, e come, quell’uomo avesse nascosto la sua identità cosi magistralmente. 
Inoltre l’idea che quel bambino era suo, ( glielo aveva detto Marco ) gli poneva un altro interrogativo: << Hai mai sentito di un Dio o un Diavolo che chiede gli occhi del proprio figlio appena nato, come tributo? >>, guardava fuori dal finestrino, pensieroso, << esistono questi culti, o se li sono inventati? >>
<< Prima, quando siamo andati in quel bar di merda, la commessa ha detto che qui c’è un alto consumo di metanfetamina.. dovremmo spremere qualche tossico e risalire a chi la vende..>>
<< La ragazza, Emily, aveva del thc nel sangue..>>
<< Andiamo a parlare con qualche spacciatore >>, disse Maurizio, mentre si dirigevano al centro cittadino…

Scopriranno qualcosa da uno spacciatore, cosa?

  • c'era un piccolo chalet fuori città, nelle campagne, dove si facevano festini regolarmente (0%)
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  • emily si era invischiata con brutta gente (0%)
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  • le due Elly e il tizio erano consumatrici di meth (0%)
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28 Commenti

  1. La storia e avvincente, ti faccio i complimenti.
    Ti faccio anche una esortazione a cercare dibrendere piur appetibile per il kettors il tuo raccvonto. Non mi perderò in consigli nliosi, non ne sarei neanche veramente capace però una piccola ricerca sul web potrà aiutarti a migliorare l’uso della punteggiatura Riuscirai cosi ad impreziosire lonscritto e ti garantisconchecsarai

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