IL CASO FONTE.

Dove eravamo rimasti?

I due detective andranno casa per casa ad indagare su questo tizio troveranno un indizio sul tizio (50%)

SE QUESTO E’ UN UOMO

Giorgio imprecò innumerevoli volte ogni volta che doveva schivare le buche sulla strada di campagna. Da alcune di esse spuntavano pezzi di tondini di ferro che servivano per aggrappare meglio il cemento. In un paio di casi, se non avesse avuto il riflesso di schivare i crateri, avrebbe tranciato la ruota.
<< Questo è il regno dei bifolchi, Maurì, il loro intelletto è limitato, per loro conta lavorare e portare a casa il pane.>> Rifletteva Giorgio, mentre teneva gli occhi ben puntati sulla strada, facendo zig zag con la macchina per evitare le buche.
<< E secondo te è così sbagliato, amico mio? Una volta si viveva di semplicità, e non ci si ponevano altri tipi di problemi inutili. Prendi la depressione, ad esempio. Pensi che un contadino, il cui unico scopo è lavorare e mettere soldi da parte per la prole, insomma, pensi che un uomo che viva del duro lavoro delle proprie mani, abbia il tempo di farsi venire la depressione? Quella merda è nata con il benessere, quella è la malattia delle classi medie e alte.>>
<< Sì ma l’ignoranza è un’arma a doppio taglio. Se si ha una visione distorta della vita, della religione, del mondo..distorta perché dovuto all’ignoranza, si possono fare cose orribili..>>
<< Quello che abbiamo visto oggi..>>, intanto Giorgio svoltava in una stradina secondaria dove un cartello indicava il centro abitato. Finora nessuna abitazione, solo campi che si estendevano a vista d’occhio, e qualche baraccone di pastori, sparso qua e là.
<< ..Quello che abbiamo visto oggi, è dovuto alla pazzia, non all’ignoranza..un lavoratore dei campi non pensa di dovere ” ascendere nei giorni d’inverno”, come dicono questi coglioni qua.>>
<< Ti sbagli, fratello, spesso la pazzia viaggia di pari passo con l’ignoranza.. e quello è il binomio peggiore.>> Giorgio non si aspettava ormai più nulla dall’essere umano. Ormai era convinto, che un uomo che vuole portare giustizia nel mondo, come voleva fare lui, avrebbe dovuto capire che non c’è mai un limite al male che un uomo può concepire e fare.
Quando vide quel neonato barbaramente massacrato, capì che ormai non sentiva più nulla, ormai non credeva più in nulla.
<< Tu che ne pensi Maurì? >>, domandò al collega, mentre si avvicinavano a delle villette a schiera molto carine che si estendevano per quasi tutta la stradina, che intanto era diventata una salita. Intanto però non c’era più cemento grezzo ma asfalto..<< ..tu pensi che un uomo possa ancora continuare a credere in qualcosa, che possa alzarsi dal letto la mattina, che possa vivere in un mondo popolato da esseri che cavano i bulbi oculari a un neonato, mentre è vivo? >>
<< Pensi che siamo una razza maledetta? >>
Maurizio si girò verso l’amico, indossava gli occhiali da sole, mentre Giorgio no, e aveva delle occhiaie gonfie e profonde sotto gli occhi . Da qualche tempo, più di qualcuno aveva notato il cambiamento di Giorgio. Era sempre più chiuso, sempre più malinconico, annoiato. Perso. Ormai ciò che lo mandava avanti era il suo lavoro. E sin dal primo istante che aveva visto il piccolo bimbo nella torre, seppe che non si sarebbe dato pace finché non avesse risolto il caso.
<< Io penso che siamo animali, in fin dei conti, animali evoluti, intelligenti sì, ma pur sempre animali che hanno preso il controllo del pianeta. E come tali, abbiamo delle pulsioni, oppure siamo soggetti a turbe psichiche, dovute a traumi, nella maggior parte dei casi. Ma credo anche, amico mio, che in questo fottuto mondo, c’è tanto male, quanto tanto bene, e le due cose sono in equilibrio. Solo che l’essere umano tende a vedere solo il male, perché ne ha paura e vuole evitarlo.>>
Incontrarono la prima abitazione: una graziosa casetta appena ritinta di giallo, con un ampio cortile e una gigantesca pianta di fichi al centro del cortile. 
I due non fecero in tempo a scendere dal veicolo che due enormi pastori tedeschi si avventarono contro il cancello del cortile, abbaiando ferocemente, finché un ” Zitti! ” infastidito e minaccioso li fece andare a cuccia.
Si avvicinò loro una donna che indossava ancora la parananza per cucinare, probabilmente stava preparando il pranzo. Si vedeva che era una lavoratrice dalle rughe che solcavano la sua fronte, eppure, non era una brutta donna, un po’ sciatta sì ma dai lineamenti delicati e due bei occhi verdi. Poteva avere sì e no una cinquantina d’anni. Dietro di lei si avvicinò il marito: un tipo duro, con la pelle inscurita da ore e ore a lavorare sotto il sole e una mascella incredibilmente squadrata.
<< Che cosa volete? >> domandò proprio lui.
Maurizio e Giorgio, come accordati precedentemente, avrebbero chiesto prima delle gemelle, e lo fecero.
<< Ah, è per quella storia >>, disse sollevato l’uomo, aggiungendo poi:<< Sono le figlie di Franco Rude, un vecchio ubriacone e ladro..>>
Poi l’uomo spiegò ai due Detective come arrivare alla casa di questo Franco…

Verso la gemelle

  • troveranno na bella sorpresa date retta a me 😉 (0%)
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28 Commenti

  1. La storia e avvincente, ti faccio i complimenti.
    Ti faccio anche una esortazione a cercare dibrendere piur appetibile per il kettors il tuo raccvonto. Non mi perderò in consigli nliosi, non ne sarei neanche veramente capace però una piccola ricerca sul web potrà aiutarti a migliorare l’uso della punteggiatura Riuscirai cosi ad impreziosire lonscritto e ti garantisconchecsarai

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