IL CASO FONTE.

Dove eravamo rimasti?

Verso la gemelle le troveranno (100%)

LE GEMELLE IDENTICHE.

I due Detective ebbero informazioni esaustive su dove trovare questo tizio, perciò proseguirono lungo la strada principale che attraversava la campagna, svoltando poi per una stradina a senso unico, stretta e piena di curve a gomito, che passava davanti a una chiesa abbandonata. Continuarono per almeno un chilometro quando raggiunsero l’abitazione di Franco Rude.
La casa era decisamente l’opposto di quella di prima: solo il piano terra era finito, infinestrato e tinto, gli altri due piani sopra avevano solo le colonne di cemento armato, niente muri e niente pavimento. Da sotto, Giorgio poté notare che al piano di sopra c’erano ammassati blocchetti, sacchette di cemento, e una betoniera incrostata e vecchia di almeno quindici anni. Probabilmente il proprietario della casa non aveva intenzione di sistemare il piano sopra, quantomeno non con tutta questa fretta.
Un cancello, quasi completamente arrugginito, era semi aperto.
I due si avvicinarono, cercando di trovare qualche citofono per chiamare qualcuno. 
Ma non c’era, e alla fine, cautamente, entrarono nel piccolo e malmesso cortile, sperando che ci fosse un campanello almeno sulla porta principale dell’abitazione.
Maurizio bussò alla porta con forza, notando che questa aveva uno spioncino. Strano, una porta vecchia, di legno vecchio e logoro, alla quale è stato applicato uno spioncino?
Comunque non rispose nessuno.
<< Suona al campanello, se non risponde sfondiamo la porta a calci >>, gli consigliò Giorgio, con di nuovo quell’espressione cupa e accigliata che lo faceva sembrare ” il classico tipo da non far incazzare ”.
Non rispose nessuno nemmeno quando Maurizio suonò per ben quattro volte al citofono. 
I due si guardarono.
<< Se poi non era in casa o non c’entra niente con la storia, ci saranno un bel po’ di rotture di coglioni dal capo..>> gli disse Giorgio, prima di caricare come un ariete la porta macilenta, che si aprì schiantandosi sulla parete interna. Era sempre stato molto basso, ma con l’adolescenza vide che alla bassa statura compensava con una muscolatura compatta e omogenea. Alla centrale di Roma lo chiamavano il ” toro ”.
Entrati dentro, la casa sembrò ad entrambi abbastanza pulita, nonostante ci fossero dei fili che uscivano dalle pareti, che andavano collegati poi agli interruttori delle luci, tutto l’ambiente sembrò regolare. 
<< Polizia di Roma, c’è nessuno? >> urlò Giorgio, con la mano poggiata sulla pistola ancora nella fondina.
<< Tu controlla le altre stanze io vado nel salotto >>, disse sottovoce a Maurizio. 
Maurizio, più alto, più snello e veloce del collega, aveva una specie di talento nel sgattaiolare, soprattutto in operazioni pericolose, in punti sicuri dove avrebbe avuto una mira migliore sull’avversario e quindi un maggiore controllo della situazione. Quasi tutte queste pericolose operazioni: sparatorie a San Basilio, Blitz in appartamenti con gente armata e talmente fatta e in paranoia che avrebbe sparato anche a un gatto che passava di lì, erano state risolte grazie all’astuzia di Maurizio e alla forza bruta, e nell’ottima mira di Giorgio. 
Maurizio si diresse quindi nel salotto, anche quello immacolato: letto rifatto, lenzuola pulite e persiane aperte per far cambiare aria alla stanza.
Giorgio si diresse verso il bagno, aprì cautamente la porta, con la pistola in mano, poi entrò velocemente nel bagno, a pistola puntata.  Lì dentro c’era un signore con un pancione prominente, in canottiera, due baffoni da tricheco e una testa calva e piena di chiazze marroni, che leggeva il giornale, seduto sul Wc.
Si girò, non troppo spaventato dall’irruzione di Giorgio e gli chiese:<< E lei chi è? >>
Giorgio notò subito che il signore portava gli apparecchi alle orecchie. 
Gli disse quindi:<< Mi scusi, si vesta, e venga in salotto, abbiamo delle domande da farle.>>
Dopo aver assicurato l’anziano che gli avrebbero ripagato sia la porta d’ingresso che quella del bagno, si sedettero con lui sul tavolino della cucina.
Giorgio non perse tempo a fare domande, anche se si sentiva leggermente in colpa per quell’irruzione nel bagno. Quel signore era totalmente innocuo e anche un po’ rincretinito dall’età.
<< Ci è stato riferito che due ragazze, due gemelle: Elisa e Serena, abitino qui. Lei per caso è Franco Rude? >>
<< Sì..>> rispose spaesato l’uomo.
<< Sì, sì, ricordo quelle strane ragazze, le trovai una mattina a girovagare senza meta, mano per la mano, per queste stradine.
Pensai dunque che si fossero perse, e le affittai un piccolo chalet che possiedo a duecento metri da qui, proseguendo per la strada principale. Sono rimaste per un po’, non gli feci pagare molto di affitto, si figuri, poi un giorno, andai lì per vedere se filava tutto liscio, e loro non c’erano più. All’interno era tutto pulito e in ordine, ma vidi una cosa proprio strana..>>
<< Cosa? >> domandò Maurizio.
<< Un gatto nero, sventrato, appeso alla porta dello chalet…>>

IL SIGNORE DICE LA VERITA'?

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28 Commenti

  1. La storia e avvincente, ti faccio i complimenti.
    Ti faccio anche una esortazione a cercare dibrendere piur appetibile per il kettors il tuo raccvonto. Non mi perderò in consigli nliosi, non ne sarei neanche veramente capace però una piccola ricerca sul web potrà aiutarti a migliorare l’uso della punteggiatura Riuscirai cosi ad impreziosire lonscritto e ti garantisconchecsarai

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