IL CASO FONTE.

Dove eravamo rimasti?

IL SIGNORE DICE LA VERITA'? SI (50%)

LEGAMI INDISSOLUBILI

Il tizio che aveva condotto Maurizio Gori e Giorgio Conti all’abitazione di Franco Rude, aveva detto loro che questo Franco era un ubriacone, nullafacente, e ladro.
Ma mentre i due lo interrogavano, seduti sul tavolo circolare della cucina, entrambi vedevano solo un vecchio mezzo spaesato, placido e quasi completamente sordo.
Giorgio, non gli tolse mai gli occhi di dosso. Quel tizio forse era innocuo adesso, ma quella frase: ” è un ubriacone e ladro ”..possibile che quando era in forze non fosse proprio un brav’uomo. 
<< Le ha mai viste insieme a qualcuno? Che so.. un uomo, o amici, amiche? >> gli domandò poi Giorgio, con la tipica espressione di disgusto che assumeva quando interrogava i sospetti: digrignava i denti e serrava le mascelle.
Una volta Gori gli aveva detto scherzosamente di smetterla di digrignare i denti in continuazione o lo avrebbero accusato di consumare Meth.
Non era quello il primo caso in cui i due avevano avuto a che fare con casi orribili nei quali c’erano di mezzo la Meth o altre droghe sintetiche, oltre a quelle classiche che in quelle zone erano molto diffuse.
Una volta, una signora aveva chiamato la centrale, in preda a una crisi nervosa. Piangeva, era letteralmente in preda al panico. Disse che il suo ex si era introdotto di nascosto a casa sua e aveva ucciso il loro figlio di appena undici mesi. Raccontò che lui l’aveva drogata e poi aveva ammazzato il figlio.
Ma quando furono sulla scena del crimine, in quella casa, c’erano prove palesi ovunque che non c’era stata né un’infrazione, né una colluttazione. Dopo una settimana la donna confessò che aveva assunto Meth insieme ad allucinogeni, e mentre faceva il bagnetto al bimbo, vide che tra le mani non aveva più suo figlio, ma un topo di fogna gigantesco, presa dal panico lo aveva affogato.
<< Sì, quello col cappotto lungo..>> farfugliò il vecchio. 
<< Si ricorda com’era fatto? >> intervenne subito Maurizio protendendo il busto e la testa verso l’interrogato.
<< Uhm… vediamo.. era alto, sì, molto alto, robusto, e stava sempre con un cappuccio sulla testa..>>
<< Lei lo ha mai visto da vicino? >> continuò Maurizio.
<< Purtroppo no, ma una volta, mentre andavo a passeggio, passai anche lì dov’è lo chalet, e lo vidi di profilo, ma proprio un attimo, perché stava aspettando davanti alla porta che loro gli aprissero.>>
<< Ha notato qualche particolare? >> chiese Giorgio.
<< Hum.. non saprei, abbiate pazienza giovanotti, ormai mi scordo tutto..>>, si diede due classici colpetti con le dita, sulla fronte, per indicare perdita di memoria, << Ah, ora che penso! Aveva un grosso tatuaggio su una mano, un teschio tutto nero. >>
Maurizio e Giorgio si guardarono.
<< Ma non ha un tatuaggio del genere anche il cantante? Quello rapito? >> domando Giorgio al collega.
<< Pare di sì.>>
<< Credo proprio che bisognerà tornare dalla nostra ” rock star ”>> mormorò Maurizio mentre si alzava dalla sedia.
<< Si tenga a disposizione >>, disse al vecchio, << Ah, e prima di andare, cortesemente ci fa vedere il suo chalet? >>
A quella domanda il vecchio cambiò totalmente espressione, da calmo divenne allarmato, ma i due non dovettero chiederglielo ancora perché il vecchio annuì.
A soli centocinquanta metri, in mezzo a un prato ben tenuto, c’era lo chalet. Una bella casetta, di sassi, rivestita con assi di legno trattato e lucidato. Anche dentro non era niente male, un bel camino rivestito in porfido occupava quasi tutto il salotto, dando all’ambiente un’aria accogliente.
Maurizio, più di Giorgio, si fece prendere la mano e controllò praticamente ogni centimetro quadro, cercò nascondigli talmente ingegnosi da far pensare che se li fosse inventati lui.
E invece fu Giorgio a trovare qualcosa, quando infilò il braccio dentro la canna fumaria del camino.
C’era una scatola.
<< Ho trovato qualcosa! >> disse all’amico che stava svuotando praticamente tutti i cassetti dei mobili della camera da letto del vecchio. Lui non aveva trovato niente, e si stava innervosendo.
Così tornò dall’amico.
<< Che cos’è? >> gli domandò. Intanto Giorgio aveva posato la scatola sul tavolo. Era uno di quei piccoli scrigni di legno, con i disegni intarsiati sopra, di quelli che vendono alla bancarelle nelle piazze.
<< Non lo so, ora lo vediamo >> disse Giorgio, guardando poi di sottecchi il vecchio. Gli sembrava palesemente più nervoso ora.
Lo aprirono…

che c'è nello scrigno nascosto?

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28 Commenti

  1. La storia e avvincente, ti faccio i complimenti.
    Ti faccio anche una esortazione a cercare dibrendere piur appetibile per il kettors il tuo raccvonto. Non mi perderò in consigli nliosi, non ne sarei neanche veramente capace però una piccola ricerca sul web potrà aiutarti a migliorare l’uso della punteggiatura Riuscirai cosi ad impreziosire lonscritto e ti garantisconchecsarai

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