IL Ciccione

CAPITOLO 1

Frank Smith, esperto in borsa, strillava come un forsennato di quanto fosse pericoloso un incendio ma, considerando che Smith era legato come un salame ed era l’oggetto di un’innaffiatura ad alto numero di ottani, le sue idee non erano di particolare interesse per il Ciccione. Una scintilla, uno sparo, e l’intero posto sarebbe saltato in aria. 
Non che me ne potesse fregar di meno, se non fosse che ero nascosto sotto la Ferrari Testarossa di Smith, con la benzina con la quale il ciccione stava annaffiando Smith che inondava il pavimento del garage, inzuppandomi le mutande.
<< Smith >>, disse il ciccione, << deve sapere che io non sono una brava persona.>>
Sentivo la benzina schizzare sul cemento mentre Smith singhiozzava, le sue esalazioni mi davano il capogiro.
<< Scommetto che puzzerai da schifo una volta bruciato, signor Smith >>, disse il ciccione. << Scommetto che puzzerai di grigliata bruciata! >>
Non resistevo più, ero sul punto di scivolare fuori da sotto la macchina, salutare ciccione e scagnozzi e piantargli una pallottola nel cervello, ma c’era la benzina tutt’intorno e addosso a Smith, non volevo rischiare. Mi imposi di resistere, non senza capogiri e conati di vomito che tratteni a stento.
Girai quindi con cautela la testa per avere una visuale migliore di ciò che stava accadendo. 
Non avrei dovuto accettare il lavoro quando, la settimana scorsa si presentò da me la figlia di Smith, la ragazza era spaventata a morte. I suoi occhioni da cerbiatta, colmi di lacrime, e il pargolo che si era portata dietro, erano riusciti nel loro intento di intenerirmi, colpendomi proprio nel mio punto debole.
Chi non vorrebbe aiutare una ragazza-cerbiatta spaventata con un neonato in braccio?
Mi fece venir voglia di prendermi cura di lei, così accettai l’incarico.
Disse che suo padre, Frank Smith, un ricco azionista, proprietario di immobili, auto e barche, era in contatto con gente molto pericolosa e che io ero la persona più qualificata per indagare.
Saltò fuori che non solo Smith era invischiato con gente pericolosa, ma che aveva derubato il Ciccione, uno psicopatico sudaticcio e dal contorto senso dell’umorismo, invischiato con la mafia.
Pare che l’ultima cosa che abbia fatto scompisciare il Ciccione sia stata una chiamata al 911 da parte di una donna che era stata brutalmente seviziata e stuprata da tre neri tossici di Crack. 
La donna si era gettata sotto un treno poco dopo. Il Ciccione lo trovava terribilmente divertente. 
Quando il Ciccione, un anno prima, si era presentato alla ” Smith and Co.” con il desiderio di parcheggiare un gruzzolo di diciotto milioni, Smith avrebbe dovuto educatamente suggerigli che sarebbe stato servito molto meglio in un’altra società di investimenti, ma non lo fece. Disse invece al Ciccione ciò che diceva agli altri clienti: ” Si aspetti una rendita annua tra il dieci e il diciotto per cento. Ma non andò esattamente così, le azioni del Ciccione crollarono e lui adesso voleva indietro il suo investimento, con gli interessi.
<< Glielo ripeto, non ho nessun conto all’estero! >> si difese Smith. Un aristocratico attraente ed elegante che si divincolava inutilmente, con le mani bloccate dietro la schiena e il corpo legato stretto a una colonna portante del garage. La benzina che gli gocciolava dai capelli grigi. 
Il Ciccione estrasse un coltello.
<< Non posso darle i soldi..>>
Il Ciccione premette la lunga lama sul pomo d’adamo di Smith, un rivolo di sangue gli colò sulla cravatta di Armani. 
<< Risposta sbagliata, signor Smith >>, disse lo psicopatico, << La risposta giusta è: ‘ Sissignore! Ecco i numeri dei miei conti e scusi per averle fatto perdere tempo!’ >>
Il ciccione aveva un ghigno malefico stampato sul faccione grasso. Non ero riuscito a scoprire come si chiamasse, e fu solo grazie alla figlia di Smith, sicura che sarebbe successo qualcosa di terribile, che avevo trovato il garage.
Mi spostai leggermente, vidi i due scagnozzi, una coppia di pachidermi taglia XXXL in tuta Adidas blu.
<< Sto perdendo la pazienza, signor Smith. >> Il ciccione premette più forte, girando la lama. 
<< La prego, la prego non mi faccia del male..sono un onesto uomo d’affari.. >> piagnucolava Smith. 
Mi stava facendo pena. Quell’idiota, sicuramente aveva depositato quei soldi su qualche conto estero, all’insaputa del Ciccione, non sapendo chi stesse derubando. 
I piccoli occhi del Ciccione brillarono un istante, poi tolse il coltello dalla gola di Smith, ed estrasse un accendino dorato dalla tasca. 
<< Ti accenderò come una candelina su una torta, adesso >> gli disse, mentre gli sventolava l’accendino davanti alla faccia…

Come prosegue?

  • Il Ciccione da fuoco a tutto. (50%)
    50
  • Il Ciccione si accorge di lui. (0%)
    0
  • Casini esce fuori dalla macchina. (50%)
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