Il Mistero Di Astralia

Capitolo I - Un nuovo inizio

Lunedì 15 maggio 2038

Ore 7:00

Un’altra settimana è incominciata, e come ogni volta, mi tocca alzarmi dal mio amato letto. Ancora con gli occhi chiusi, con la mano sinistra mi allungo per cercare il telefono sul comodino. Odio la sveglia; è talmente irritante che a volte mi verrebbe voglia di lanciare il cellulare fuori dalla finestra, ma poi non avrei soldi per comprarmene un altro. Alzatomi e messo le ciabatte, scendo al piano di sotto e raggiungo mia mamma in cucina. È così gentile che riesce a prepararmi la colazione prima di andare a lavoro: toast e spremuta d’arancia. Maggie è sempre stata premurosa nei miei confronti, e penso che questo sia dovuto dal fatto che ho perso mio padre all’età di 8 anni, a causa di un incidente in auto mentre stava tornando a casa. Da quel giorno lei si è avvicinata molto a me.

Nonostante siano passati tanti anni dall’accaduto, non è mai riuscita ad andare avanti e non riesce a intraprendere nessuna relazione. Ora ha 42 anni ed è una psicologa rinomata in tutta la città. Più volte le ho ribadito che so badare a me stesso e che dovrebbe pensare di più alla sua vita. Cavolo, ho 16 anni, vado al liceo e so persino rifarmi il letto da solo.

Nemmeno il tempo di finire la colazione che non mi accorgo di quanto si sia fatto tardi; corro in bagno con i primi vestiti presi dall’armadio e mi sbrigo a prepararmi. Ho sempre amato i miei capelli colore blu scuro, rasato ai lati e il ciuffo più folto. Dopo aver pettinato la mia bellissima chioma, metto lo zaino in spalla, saluto Maggie ed esco di casa.

Astralia è una metropoli così grande e caotica che si rischia di perdercisi; è suddivisa in 10 distretti, noi abitiamo nell’ottavo, conosciuto per le abitazioni indipendenti, è una zona riservata alle famiglie più che benestanti. La mia scuola si trova nel distretto sei e ogni mattina devo prendere la metro per arrivarci.

Raggiunta la stazione noto che in lontananza tra la folla c’è anche il mio amico Steve. Alzo la mano per farmi riconoscere e gli vado in contro.

– Ehi Nathan! Buongiorno! –

Ci salutiamo con una stretta di mano e nell’attesa parliamo del più e del meno. Io e Steve siamo amici sin da quando eravamo piccoli; sono sempre stato invidioso del suo bell’aspetto, forse sarà anche grazie alla palestra. Lui è alto, robusto, un bel sorriso, il capitano della squadra di basket del liceo, insomma il classico tipo che non passa inosservato agli occhi delle ragazze. L’esatto opposto di me, non dico di essere basso però sono piuttosto secco, non eccello in nessuno sport e non ho mai avuto una relazione. Giuro di avere anche delle qualità, ad esempio sono il migliore a rifare il letto. Dopo qualche battuta e pugno sulla spalla (sono i nostri modi di scherzare) la metro è arrivata e assieme alla ressa cerchiamo disperatamente di salire. Come ogni lunedì ci tocca stare in piedi appiccati alla porta e sopravvivere all’odore nauseabondo della gente che non si lava. Scesi al distretto sei ci incamminiamo verso la Parador, il nostro liceo. Raggiunto il cancello principale entriamo nel cortile. La nostra scuola è una delle più rinomate di tutta Astralia, soltanto chi ha degli ottimi voti riesce ad entrare. Siccome sono sempre stato un ragazzo piuttosto riservato, mi chiudevo sui libri. Nemmeno il tempo di raggiungere la classe che un branco di ragazze rapisce Steve, portandolo chissà dove.

– Non preoccuparti Nathan! Ci vediamo a lezione! –

Dice sempre così, poi magari entra un’ora dopo perché è andato a divertirsi con chissà quale fanciulla. Però giuro che è un bravo ragazzo, e inoltre ha un’ottima testa, altrimenti non sarebbe in questa scuola. Raggiungo la mia classe, la 3°A situata al secondo piano e mi siedo al mio posto, in fondo e accanto alla finestra. Con le braccia incrociate, guardando il cortile mi perdo nei miei pensieri.

– Terra chiama Blake! –

Senza rendermene conto, il professore di matematica era già entrato in classe e stava facendo l’appello.

Blake visto che sei così attento vai a fare le fotocopie per la verifica. –

Controvoglia mi alzo, arrivato alla cattedra prendo il testo da fotocopiare ed esco dall’aula. Quel maledetto non aveva specificato che ci sarebbe stata una verifica. Infuriato raggiungo la segreteria e inizio a stampare. Stranamente questa mattina non c’è nessuno per i corridoi, né tantomeno qui negli uffici.

Poi, all’improvviso, un rumore proveniente dal cortile cattura la mia attenzione. Mi volto verso la finestra e con il viso appiccicato al vetro noto che vicino al cancello principale si crea come una sorta di portale. Mi sembra di essere in uno strano film di fantascienza: un piccolo cerchio quasi invisibile fluttuava nel nulla, quando ad un tratto, come per magia, salta fuori un gatto completamente nero. Incredulo mi strofino gli occhi, pensando che sia tutta un’allucinazione, eppure appena riguardo in quella direzione, vedo che il gatto c’è per davvero e come se nulla fosse si dirige verso il portone della scuola.

Che sia successo per davvero? Com’è possibile?

Come reagirà Nathan Blake?

  • Cerca Steve per chiedergli aiuto... (25%)
    25
  • Incuriosito si mette alla ricerca del gatto... (50%)
    50
  • Fa finta di nulla e torna in classe... (25%)
    25
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