Il Mistero Di Astralia

Dove eravamo rimasti?

Come proseguirà la storia? Prova a interloquire con il gatto... (75%)

Capitolo III - Un Sogno?

Mi sembra tutto troppo inverosimile, se avessi saputo che la mia settimana sarebbe iniziata in questo modo sarei rimasto sotto le coperte del mio amato letto! Immobile, dietro lo scatolone, sento le zampe del gatto che si muovono in ogni direzione della capanna. Mi sta cercando, non so cosa fare, trattengo il fiato e resto fermo ma non potrò durare per sempre. Chinandomi di lato, sbircio verso l’unico fascio di luce che c’è: la porta socchiusa. Quell’uscita mi permette di avere un’idea delle dimensioni della stanza e soprattutto di capire dov’è situato il micio. Lo vedo, sopra una mensola, situato completamente dalla parte opposta. È la mia unica occasione ora che mi da le spalle. Devo prendere coraggio, alzarmi e correre il più veloce fuori da qui. Penserò dopo a chi chiedere aiuto, anche perché nessuno mi crederebbe se parlassi di un gatto parlante che vuole uccidermi.

Dandomi la spinta, balzo fuori dal nascondiglio, con gli occhi puntati verso la luce. Non mi volto, corro più veloce che posso. Porto le mani avanti, come per raggiungere prima la porta. Tirando un urlo, sbuco fuori, accasciandomi per terra. Il sole irradia il cortile ma senza riflettere troppo devo rialzarmi e continuare a scappare. Eppure, il tempo di rimettermi in piedi, sento il cuore gelare, come se una presenza oscura mi stesse assalendo. Tremante, non riesco più a muovere nessun muscolo. Il corpo mi si è paralizzato, cerco di guardarmi attorno ma persino la testa è come bloccata.

– Hai avuto coraggio ragazzo. –

Riconosco quella voce, ormai è già impressa nella mia mente. Con i suoi passi felini, torna davanti a me, lasciandomi alle spalle soltanto il capannone. Seduto, mi inizia a scrutare dal basso verso l’alto. I suoi occhi sono di un colore rosso sangue, soltanto a guardarlo mi sento già morto.

– In ogni caso, il tuo destino era già segnato. –

Dopo quelle parole porta la coda in avanti e accade un qualcosa d’inspiegabile. Da morbida e voluminosa la punta diventa affilata, come la punta di una freccia. Non riesco nemmeno a parlare, ad urlare, il gatto ha preso il controllo di ogni parte del mio corpo. Voglio che questo incubo finisca il più velocemente possibile. Ripenso persino alla mia vita sino ad oggi, alla fine non ho vissuto così male. Avrei voluto però fare molte più cose e soprattutto provare l’ebbrezza di avere una ragazza. Avrei voluto vedere Maggie felice per davvero, con magari un altro uomo e ricominciare a vivere sul serio. Persino Steve, ha fatto così tanto per me… mentre io non sono mai riuscito a ricambiare appieno. La paura, dopo questi pensieri, si trasforma in tristezza. Mi sento così debole, impotente, per non avere cambiato le cose a cui tengo sul serio. Eppure eccomi qui, fuori dalla mia scuola, pronto a farla finita. La coda del gatto si allunga, vedo che è in grado di allungarla e deformarla a suo piacimento. Sempre fermo al suo posto, la coda inizia a diventare lunga come una lancia, finché non me la punta contro e carica il colpo. Il vento si alza e la punta mi si ferma proprio di fronte agli occhi. In un attimo è arrivato vicino al mio naso ma senza trafiggermi. Non riesco a comprendere, dopo tutti i suoi discorsi perché esitare?

– Posso metterti davanti a due scelte ragazzo. –

Sono tutt’orecchi, se posso salvarmi la vita, accetterei qualsiasi cosa.

– La prima è morire. –

Direi di evitare questa come risposta… Zitto, rimango in ascolto, in attesa della prossima opzione.

– La seconda è lavorare per me. Chiunque venga a conoscenza di questa realtà o muore o sarà costretto a seguirmi, per il resto della sua vita. Se dirai a qualcuno della mia esistenza il cuore ti si fermerà automaticamente. I miei occhi ti hanno marchiato e come già avrai notato il tuo corpo si è bloccato grazie alle mie abilità. Perciò forza, scegli. La morte… O schiavitù? –

Dico ma stiamo scherzando? Non voglio credere a quello che sta dicendo. Se già è strano sentire un gatto che parla, figurati dopo questo discorso. Non ho idea di cosa parli, nemmeno quanto sia pericolosa questa sua realtà. Però, non voglio abbandonare mia mamma, le persone a me care. Se l’unico modo per vivere è affiancarmi a questo micio non ho scelta. Sicuramente troverò un modo più avanti su come liberarmi. Magari è solo un incubo e sono ancora a letto a dormire. Al momento mi conviene stare al suo gioco, facendogli credere che abbia la situazione in mano. Rispondo con un cenno, senza fiatare. Guardandomi, inizia a sghignazzare, sembra il demonio. La punta affilata, rimasta sempre davanti al mio naso, torna una coda qualunque e lentamente torna anche alle sue dimensioni originali. Poi, di colpo, riprendo padronanza del mio corpo, dove con tutta la tensione che ho accumulato mi cedono le ginocchia. Rimango con la testa rivolta verso il terreno, mi sento felice e spaventato allo stesso tempo. Non ho mai provato una sensazione simile prima d’ora. Riprendo fiato e sgranchitomi le gambe mi rimetto in piedi con lo sguardo rivolto in avanti.

– Nathan! Che ci fai qui? –

Chi ha chiamato alla fine il nostro protagonista?

  • Il guardiano della scuola... (0%)
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  • Il suo amico Steve... (100%)
    100
  • Il gatto... (0%)
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9 Commenti

  1. Prova ad interloquire col gatto: guadagnare tempo è sempre la soluzione migliore ^_^
    Poi non ho capito perché è così terrorizzato da un gatto: ok, l’ultima frase fa ben pensare, ma prima… Anch’io sentir parlare un gatto, farei un salto di dodici metri, ma lui ne era terrorizzato fin da prima…

    Ciao 🙂

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