il ragazzo

il ragazzo

Il ragazzo scende dal pullman: finalmente è arrivato. Lui ed il suo zaino iniziano, finalmente, adesso, la loro vacanza al mare. Ricorda il volto e le parole di Attila: non pensare, non ragionare sui pro e sui contro, non imparanoiarti se hai fatto bene o hai fatto male. Devi solo sentire. Annusa, tocca, gusta, guarda, desidera, ma fermati lì, su quello che senti. Non dargli un nome, non dargli un “se” e non dargli un “come” o un “perché”. E quando hai qualcuno davanti, senti cos’hai dentro prima, non dopo, senti e parla il più semplice, spontaneo e diretto che puoi. Naturalmene il ragazzo non ricorda tutta la tirata di Attila, che più o meno prese l’intera serata. Ricorda solo: “senti”, “non ragionare”, “più semplice e spontaneo”.

Già con quello è sicuro di farcela e vuole iniziare subito: sente odore di nafta e un caldo nauseanti, ha una fame boia e una sete bestia.

Pensa: finalmente comincio. E mentre lo pensa sorride alla vita, non pensa ai suoi 19 anni, ma alla pizza al taglio che intravede in fondo alla piazza.

Ora si ingozza di pizza al taglio e coca-cola e contemplazione di femmine giovani e meno giovani a passeggio nelle prime ore della sera. Ci sono anche ragazzi, fidanzati, padri e nonnni. Per non contare i bambini. Una bella vita di villeggianti a spasso. Il ragazzo è ancora assorto a ripetersi la lezione della sera prima. Si immagina Attila, ma non al tavolo, in osteria, come al solito, tra boccali di birra vuoti e posaceneri stracolmi. Lo immagina con occhiali da sole, bermuda e camicia a fiori. Come si muoverebbe in mezzo a questa attraente mandria di creature seducenti e meravigliose?
Mentalmente il ragazzo manda avanti Attila per immaginare sé: “io poi faccio come lui”. Sentire, sentire, testone! Realizza che non sta sentendo niente, tranne l’ultimo boccone di pizza andar giù. Si concentra. Sente un rumore basso, poi inzia a distiguere voci, quasi una per una. Poi sente trilli di campanelli di bicicletta, musica provenire da una bar, due tizi alle sue spalle parlano di soldi, multe da pagare. Il ragazzo sente un quieto, ma inarrestabile mondo di persone diverse, si donmada: “dov’ero io fino a un attimo fa?” Vorrebbe esserci. Ha bisogno di parlare, sentire anche la sua di voce, vede il cameriere e dice: scusa, conosci l’hotel Elisabeth?

Attila parla e racconta le cose, ma non si limita a quello. Le cose le sa perchè le ha vissute, gli esempi sono sempre episodi di vita. Anzi di vite, tutte sue, vissute prima di questa, il diavolo sa come ha fatto a fare tutti quei mestieri, ma prima di questa vita, perché ormai da un pezzo Attila è installato dentro l’osteria. Il ragazzo lo trova lì tutte le volte che a lui serve. Non sempre Attila è da solo, a dire il vero quasi mai. Una volta ci aveva trovato anche due carabinieri. Lui seduto, con le sue solite birre, loro in piedi e gli parlavano forte e scherzavano. Poi se n’erano andati e Attila era passato da allegro a serio, torvo, incazzato forse. Allora il ragazzo aveva chiesto, timido: “tutto bene”? E Attila aveva scacciato l’idea di sottrarsi, di rimanere. Così, senza un vero scopo: giusto vedere come andava a finire ‘stavolta e per ascoltare le menate di questo ragazzo, che gli piaceva, anche se rompeva un poco i coglioni.

Viaggiare soli era una sua idea. Il ragazzo non ci avrebbe neppure pensato, voleva andare al mare coi suoi amici, la sua compagnìa. Attila li conosceva tutti, uno a uno, tanto che qualche volta gli riusciva perfino di indovinare dov’è uno, perché non lo si vede, dov’è l’altro e perché ha il muso, in quale materia ha preso un pessimo voto. Era il fratello più grande di tutti. E proprio per quel motivo il ragazzo si meravigliò quando Attila prese a parlare di viaggiare da solo. Gli raccontò di un paio di avventure e di incontri. Ne concludeva che soltanto da soli si incontrano certe persone, mai quando si sta in gruppo. Perché il gruppo stesso e la cagnara, fan paura a quelle certe persone. Se ne stanno lontane e tu non le puoi vedere. Ma Attila lo potevi vedere: era sempre al solito tavolo dell’osteria. Però, calcolava il ragazzo, in un certo senso gli riusciva adesso di capirlo un pò meglio. Comunque se ne venne fuori con un tono categorico: “vattene per i cazzi tuoi, devi farlo, poi mi ringrazi”. Il ragazzo non aveva la più pallida idea del perché dovesse, ma se era Attila a dirgli “devi” e non suo padre, allora quel “devi” prendeva qualcosa di promettente.

Il ragazzo si chiede cosa deve fare, ma subito realizza che può fare un po' come gli pare, perché è in vacanza.

  • prima di andare all'albergo il ragazzo vuole vedere il mare (100%)
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  • l'albergo e alcuni dei suoi lavoratori stagionali (0%)
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  • un incontro, prima di arrivare all'albergo (0%)
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8 Commenti

  1. Il mio amore per la filosofia non può che portarmi a scegliere il simposio.
    Che poi, di filosofia in questa storia ce n’è già tanta.

    Sono pronta a seguire il ragazzo in questa sua ricerca della semplicità, magari la trovo anche io.

    Bravo, sono proprio curiosa di vedere dove ci condurrai.

  2. La vita nasce dall’acqua e a qualcuno capita che anche il cervello gli vada in acqua. Penso al povero Attilio Ventrurin (nome di fantasia), noto tra i giovani avventori dell’osteria come Attila, per via dei tattuaggi, collane, bracciali e fogge del vestiario. E’ un vecchio punk. La cresta l’ha persa insieme a tutti gli altri capelli.
    Non dovrebbe essere una storia a due, ma centrata sul ragazzo.
    O forse si, ma non è Attila il secondo. Quando la scrissi la prima volta, 18 mesi fa, mi accorsi che l’io narrante non ha identità. Il ché mi fece venire in mente una cosa, che forse proverò a replicare, verso la fine.

  3. Ciao,
    certo davanti al mare non il dilemma della svolta non si pone. Se la vita è nata dall’acqua tornando al mare ci si sente accolti: è, quella che hai descritto molto bene, la sensazione che tutti prima o poi abbiamo provato.
    Ora seguiamo Attila, che forse questa è una storia a due…
    Alla prossima, ciao 🙋

  4. Ciao, un inizio come meglio non potrebbe essere, da solo, il mondo che lo aspetta, e nessuno a dare consigli o giudizi. In fondo la molla che spinge tutti noi a tuffarci nell’incognito dell’avventura, della scrittura. Buon viaggio, e buona fortuna! Ciao🙋

    • E’ il ragazzo stesso che si giudica, si dà divieti e, alla fine, rischia di non vivere la sua vita.
      Più o meno come ero io, solo che io non conoscevo un Attila che mi facesse superare il mio limite interno.
      Grazie per l’augurio, a presto.

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