il ragazzo

Dove eravamo rimasti?

poco dopo succede che: il brigadiere preleva e conduce Attila al comando dei CC (100%)

nel sacrario

Hanno in comune, le piccole stazioni periferiche dei Carabinieri ed i monasteri, pressoché nulla dal lato esteriore delle cose, molto, però, se non tutto, riguardo la dedizione alle minuzie. Monaci e carbinieri condividono, cioè, l’assoluta devozione allo scorrere del tempo, alla necessità di renderlo denso di atti, un continuo di pensiero e meditazione e tutto ciò in una prospettiva di tempo eterno e di destino sempre certo ed irrevocabile. Per questo è opportuno dimenticare di avere con sé l’orologio, quando si entra in uno di quei sacrari. Attila non porta l’orologio al polso, ma conosce bene questure e caserme dei carabinieri.
– Aspetti qui. – E’ la prima orazione del vicebrigadiere.
L’obbligo di firma, istituto previsto per chi, come Attilio, sia in attesa di giuizio prevede, nel suo caso, che ogni giorno della settimana egli si rechi esattamente dove si trova ora, conferisca con uno dei tre carabinieri della stazione ed apponga uno scarabocchio sul libro degli scarabocchi, a destra dello spazio riempito con data e ora. Da più di sei mesi egli meticolosamente compila il libro degli scarabocchi e, a turno, il Carabiniere, oppure l’Appuntato, oppure il Vicebrigadiere, a seconda dei turni di presidio alla stazione, commentano in vari modi, che col tempo si consolideranno nella ripetitività rituale di un rosario ben recitato, la propria personale soddisfazione per l’ennesima incombenza di sevizio ben svolta e con esito soddisfacente. L’unica variabile, l’unico elemento vitale che, sia in un convento, sia in una stazione dei carabinieri, rimanda alla imprevedibilità del mondo vivo; l’unico brandello di libero arbitrio, insomma, consiste nel tempo, variabile a piacere, che l’incaricato si prende, non visto, perché dopo la formula “attenda qui” si reccherà nella stanza attigua per attendere ad altre e maggiormente prioritarie questioni, prima di tornare, aprire il cassetto che contiene il libro degli scarabocchi, estrarne l’unico contenuto, il libro appunto, aprirlo alla pagina giusta per mezzo di apposito segnalibro, fingere di consultarne il contenuto, compilare la prossima riga vuota con la data odierna e l’orario attuale, ottenuto non consultando il proprio orologio, ma quello appeso al muro. Poi ruotare il registro in modo tale che Attilio Venturini, in attesa di giudizio per ipotizzato spaccio di droga, apponga il proprio scarabocchio. Richiudere il libro, riporlo e, a seconda dei casi, usare l’una formula, o l’altra di due o tre a disposizione, o prescritte dallo stato d’umore, dal debito di sonno, dalle questioni gastriche.
La formula di questa sera, però, è più complessa, perché Attila, ieri sera, non si è fatto vedere per la firma.
La questione di concluderà non prima di tre quarti d’ora, con una sosta nel mezzo, necessaria al Vicebrigadiere per bere il caffé e fumare una sigaretta nell’altra sala, ma non sufficiente, quindi la prossima sigaretta è fatalmente offerta pure al Ventirini, in eccezionale deroga al divieto di fumo che solo in quel particolare ambiente vige.
La questione penale è fuori discussione, dato che il Venturini, ogni giorno, sosta all’osteria dal dopopranzo fino all’orario di chiusura, che è piuttosto elastico, ma non ha mai luogo prima delle 3 di notte. E, visto che lo sgabello del Venturini è quello dal quale egli è visibile dall’esterno, fin da in fondo alla piazza e considerato che la macchina di pattuglia non transita per la piazza meno di una mezza dozzina di volte per sera, è piuttosto ovvio che il Venturini medesimo non si sia mai allontanato dal paese per tutto il giorno e la sera. Mentre il giorno dopo, si fece vedere di buon ora proprio nell’altro bar del paese, dove il vicebrigadiere consumava la sua prima colazione.
– Venturini, la prossima volta che lei non si presenta qui per la firma, solo perché piove, giuro che la faccio tornare dentro, ha capito? guardi che non sto scherzando, siamo d’accordo?
– D’accordo brigadiere, d’accordo. La prossima volta mi compro un ombrello o me lo faccio prestare.
– Così va meglio. Vada Venturini, ci vediamo domani sera, anzi no, perché sono di riposo. Trova Caruso.

Fuori dalla caserma Attila si ferma a riflettere. Perché non era andato a firmare, la sera prima? Non lo ricordava bene, era un pensiero sottile, un’impressione. Pensava al ragazzo, in vacanza al mare. Pensava al ragazzo e si era comportato come un ragazzino, possibile? Si, era plausibile. Voglia di libertà, nient’altro che quello. Una innocente ragazzata. Una ragazzata di qualcuno arrivato alla fine, con 65 anni e niente in mano, tranne gli spiccioli per vivere rintanato al paese. Vivere senza fare un cazzo non si poteva proprio chiamare vivere. Fine dei pensieri, stop. Il profumo di fine giugno, in una bella serata fresca. Ritornò al suo sgabello, camminando ad occhi chiusi. Felice di non essere un carabiniere, perché in quel posto l’odore di muffa è insopportabile. Peccato non essere al mare, vorrebbe vedere il ragazzo, come se la cava.

quasi nello stesso momento

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8 Commenti

  1. Il mio amore per la filosofia non può che portarmi a scegliere il simposio.
    Che poi, di filosofia in questa storia ce n’è già tanta.

    Sono pronta a seguire il ragazzo in questa sua ricerca della semplicità, magari la trovo anche io.

    Bravo, sono proprio curiosa di vedere dove ci condurrai.

  2. La vita nasce dall’acqua e a qualcuno capita che anche il cervello gli vada in acqua. Penso al povero Attilio Ventrurin (nome di fantasia), noto tra i giovani avventori dell’osteria come Attila, per via dei tattuaggi, collane, bracciali e fogge del vestiario. E’ un vecchio punk. La cresta l’ha persa insieme a tutti gli altri capelli.
    Non dovrebbe essere una storia a due, ma centrata sul ragazzo.
    O forse si, ma non è Attila il secondo. Quando la scrissi la prima volta, 18 mesi fa, mi accorsi che l’io narrante non ha identità. Il ché mi fece venire in mente una cosa, che forse proverò a replicare, verso la fine.

  3. Ciao,
    certo davanti al mare non il dilemma della svolta non si pone. Se la vita è nata dall’acqua tornando al mare ci si sente accolti: è, quella che hai descritto molto bene, la sensazione che tutti prima o poi abbiamo provato.
    Ora seguiamo Attila, che forse questa è una storia a due…
    Alla prossima, ciao 🙋

  4. Ciao, un inizio come meglio non potrebbe essere, da solo, il mondo che lo aspetta, e nessuno a dare consigli o giudizi. In fondo la molla che spinge tutti noi a tuffarci nell’incognito dell’avventura, della scrittura. Buon viaggio, e buona fortuna! Ciao🙋

    • E’ il ragazzo stesso che si giudica, si dà divieti e, alla fine, rischia di non vivere la sua vita.
      Più o meno come ero io, solo che io non conoscevo un Attila che mi facesse superare il mio limite interno.
      Grazie per l’augurio, a presto.

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