ITALIAN HORROR STORY

Dove eravamo rimasti?

Un assaggio della fine..ma prima cosa racconto? Proseguo dalla fine del racconto precedente (100%)

IL MOSTRO ALLA FINE DELLA FAVOLA

Giorgio ordinò a Marco di collegarsi a instagram e di andare sul profilo: ‘ Suicide Seasons’, dopodiché lasciò la sala interrogatori e si diresse alla reception, dal poliziotto biondo brizzolato che ancora scriveva sull’agenda. 
<< Contatta i colleghi della polizia postale, rintracciate questo profilo instagram, poi chiamatemi >>, gli ordinò porgendogli il telefono. Poi uscì dalla centrale, senza aspettare che l’altro rispondesse.
All’uscita, si fece prestare una macchina della polizia per recarsi al Carpe Diem. La discoteca era situata lungo il corso cittadino, non distante dalla centrale, ma l’ultima cosa che voleva era raggiungerla a piedi.
Intanto Maurizio, che era arrivato al C.I.M., dopo aver suonato al citofono fuori dall’enorme cancello del cortile, venne accolto da un giardiniere silenzioso e dalle sopracciglia esageratamente folte. Attraversò l’enorme cortile dell’istituto, tutt’intorno c’erano fontanelle e panchine, uomini e donne, perlopiù di mezz’età e in età avanzata, sedevano su qualche panchina, con lo sguardo perso nel vuoto. Qualcun altro parlava da solo, altri giocavano a ping pong nelle aree ricreative, altri ancora leggevano il giornale oppure costruivano figure di carta stagnola.
Quando fu accolto all’interno della struttura, il guardiano lo accompagnò fino alla sala d’aspetto, in attesa che il titolare, il Signor Tassinari, lo ricevesse. Seduto ad aspettare, il Detective estrasse la sua fiaschetta e bevve un lungo sorso di Glen Grant.
Giorgio era arrivato al Carpe Diem, la barista era intenta a pulire il bancone con una pezza logora, lo sguardo vacuo seguiva i movimenti della mano mentre lucidava il legno rovere laccato bianco. 
Ordinò un doppio Jack, poi, quando gli venne servito, con una lentezza estrema da parte della ragazza, esordì << Posso farle qualche domanda? >>
Lei annuì, intimorita. << E’ passato il suo collega prima. State indagando in giro vero? In città non si parla d’altro. >>
<< Le è venuto in mente chi riforniva la sua amica Giulia? >>
La barista ebbe un sussulto, << sì, io mi ricordo di quel tizio al concerto dei ” The new transmission”, quando suonarono al piazzale fuori il palazzetto..>>
‘ Perché questa imbecille non poteva ricordarsene prima, quando c’era Maurizio a sentirla? ‘ pensò Giorgio, innervosito, poi ordinò un altro jack e cominciò l’interrogatorio.
Intanto Maurizio era stato ricevuto dal proprietario del C.I.M. Il signor Tassinari era un uomo alto e snello, con capelli bianchi corti e occhietti piccoli infossati nelle orbite. 
<< ..Sì..mia sorella adottò le gemelle. Sa? I genitori erano due genitori snaturati: tossici, ubriaconi..le ragazzine non parlarono fino agli undici, forse dodici anni..ma anche allora..parlavano quasi esclusivamente tra loro due. Così consigliai a mia sorella e suo marito un’ottima psichiatra, a Roma, a Boccea. Sembra che le ragazzine tendessero ad escludere il mondo esterno. Vuole sapere una cosa? Io l’ho pensato prima di portarle dalla psichiatra..sono sicuro che siano state violentate prima che mia sorella le adottasse. Un classico comportamento dei bambini quando subiscono violenze. Alcuni non parlano più, altri diventano introversi e violenti. Se ci pensa, due gemelle così simili, si sono sorrette l’una con l’altra. L’una era il mondo dell’altra.>>
<< E lei che ne sa di bambini violentati? >> Gli domandò Maurizio, incrociando le gambe.
<< Beh, caro detective, io stesso ho subito violenze da bambino. Non di tipo sessuale, ma mio padre picchiava me, mia sorella e nostra madre, fino al giorno in cui finalmente morì di cirrosi..>>
Giorgio era al quarto Jack quando gli arrivò la chiamata dai colleghi della centrale.
<< Abbiamo l’IP e l’indirizzo da dove è stato creato il contatto Instagram, Signor Conti >> gli annunciò il poliziotto.
<< Bene. >> Giorgio riattaccò, poi si rivolse alla ‘rimastina’ <<quindi questo tizio abitava in campagna.>>
<<Sì>> rispose lei, poi gli spiegò che svincoli prendere per raggiungere l’abitazione del tizio.
Maurizio venne a sapere di un ragazzo che aveva fatto amicizia con le gemelle, lo avevano conosciuto nel centro per la rieducazione comportamentale dove erano state mandate dalla psichiatra. Il centro era a Roma, e le gemelle lo avevano frequentato per un  po’, prima che al Signor Tassinari non vennero l’idea e i fondi per crearne uno al C.I.M., dove le gemelle avrebbero potuto frequentarlo comodamente. 
Arrivò una chiamata: era Giorgio. << So dove abita il tizio, sto arrivando, aspettami lì che arrivo.>>
Dal C.I.M. quell’abitazione era situata a un paio di Chilometri di stradine dissestate immerse nella campagna, una volta arrivati parcheggiarono e scesero.
La casa era grigia e vecchia, le persiane scorticate di legno macilento, il tetto di tegole altrettanto vecchie e l’erba del piccolo cortile arrivava, in certi punti, alla vita.
I due entrarono dal cancello…

Cosa c'è nella casa?

  • Tutte e due le cose (100%)
    100
  • Uno scrigno di legno con dentro occhi umani, lo scrigno che ricorda quello con la foto, a casa di Franco... (0%)
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  • Ossa di neonato nel camino (0%)
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