L’INCUBO BLU

Dove eravamo rimasti?

Cosa fa Yoko? Si fida di Hans e accetta il suo aiuto. (83%)

“Il genoma di Homo sapiens è in grado di generare migliaia di miliardi di esseri umani unici quindi la maggior parte delle persone che sarebbero potute esistere nel tempo non nascerà mai. La morte è un privilegio di quei pochi che come noi hanno conosciuto la vita” Neil deGrasse Tyson

John teneva saldamente l’indice sull’acciaio freddo del grilletto del fucile cercando di tremare il meno possibile mentre enormi nuvole nere si ammassavano sopra la sua testa tinteggiando a lutto l’alba.

La lunga e lucida canna era premuta minacciosa sul casco di Jules all’altezza della nuca.

Il cacciatore di cavie teneva le braccia ben alzate. Era stato davvero ingenuo a farsi sorprendere a pochi passi dall’ingresso della Bolla.

Ora l’enorme portone sigillato divideva lui e il suo assalitore dallo sguardo cupo di Vincent, il suo compagno di “ricerca”, che era riuscito svelto a rifugiarsi all’interno.

«Non gli farò del male, fatemi entrare e lo lascio libero» gridò John spingendo Jules fino a farlo cadere con le ginocchia sull’asfalto ruvido.

Vincent lanciò un occhiata interrogativa alle guardie che, nascoste in una piccola torretta, gestivano l’apertura della porta.

Loro scuotendo la testa gli comunicarono immediatamente l’irrevocabile decisione.

Gli ordini erano chiari, non avrebbero aperto. Nessuno poteva entrare autonomamente nella Bolla, tantomeno minacciando un addetto alla ricerca con un fucile alla testa. Un uomo era sacrificabile, l’intera specie no. 

Ormai Jules era condannato a passare il resto della vita al di fuori della bolla e Vincent non avrebbe mai più rivisto il suo sorriso splendente e la sua schiena muscolosa.

Rifletté al fatto che, complici le loro “uscite”, erano stati gli unici abitanti della Bolla ad aver vissuto il loro amore.

Vincent valutò per un attimo le conseguenze poi con le lacrime agli occhi alzò la canna del fucile e fece fuoco.

L’esplosione del piccolo generatore che dava energia alla porta fu contenuta ma utile a distruggerne la struttura portante. Una pioggia di vetro luccicante si abbatté al suolo mentre un potente tuono scosse il cielo. Poi, come tessere di un domino, uno dopo l’altro i triangoli trasparenti che davano forma alla Bolla iniziarono a crollare insieme alle prime gocce, preludio di un violento temporale invernale.

Finalmente dopo aver attraversato  una decina di corridoi tutti identici Hans strisciò la tessera magnetica attraverso il lettore a parete e la porta si aprì. Una folata di aria fredda ed umida accarezzò i capelli scompigliati di Yoko.

«Mi dispiace, oltre questa porta dovrete cavarvela da soli. L’uscita è a qualche centinaia di metri in direzione nord ma è sorvegliata da…» disse lo scienziato mentre la pioggia battente iniziava a bagnare i suoi copri scarpe.

«Come riuscite a far piovere dentro la Bolla?» lo interruppe Rog curioso.

Hans  sussultò, quando i tre alzarono gli occhi al cielo nessuna sfera di vetro incorniciava prepotente la volta celeste.

Svegliati dal rumore, con gli occhi ancora semichiusi, gli abitanti della Bolla iniziarono ad uscire in silenzio, dopo un tempo infinito, dalle loro celle.

Qualcuno rimaneva incredulo con lo sguardo fisso al cielo e la bocca spalancata, mentre la pioggia fredda gli bagnava il viso.

Nel giro di pochi minuti anche gli abitanti di Hopel appresero la notizia e in centinaia si riversarono nei dintorni della struttura ammirando con stupore l’assenza di quel contorno luccicante che avevano imparato ad odiare e temere.

Quando il primo uomo superò l’ormai immateriale barriera che li divideva, gli altri lo seguirono in massa.

Sotto il diluvio le due fazioni per anni divise si riunirono in un carnevale di abbracci, risate e baci, saltando insieme sulle pozze di fango, cancellando il passato ed eliminando il futuro.

Fu così che minuscoli atti d’amore distrussero l’imponente genere umano.

John e Yoko giacciono sdraiati su un vecchio letto da una piazza e mezzo, i loro vestiti sono sparsi a terra, tra coperte, fogli di giornale ed escrementi dei roditori. Sul sottile strato di polvere che ricopre lo scuro legno rovinato del parquet, le impronte dei loro passi rimangono come ultimo passaggio della loro esistenza. I loro corpi nudi sono avvinghiati in uno stretto e letale abbraccio. La testa della ragazza è appoggiata al petto di lui, l’orecchio all’altezza del cuore. Da diverso tempo la cassa toracica ha smesso di muoversi, mentre la ritmica e confortante litania del suo battito cardiaco, è ormai soltanto un ricordo che echeggia lontano.

Attraverso l’enorme foro che squarcia in due la tapparella, un improvviso fascio di luce illumina il cielo notturno. Non è una cometa, ma l’ennesimo satellite che fuori controllo è destinato a schiantarsi a terra.

La loro pelle, illuminata a giorno dal bagliore dei rottami incendiati nell’atmosfera, riflette di un inquietante blu notte.

A qualche centinaia di metri da loro un vecchio cieco viaggia solitario, piegato dal freddo e distrutto dalla fame, cibandosi di qualsiasi cosa trovi per terra.

Da qualche giorno alle sue orecchie non arriva altra voce al di fuori della sua. In risposta lui continua imperterrito a recitare la sua cantilena ignaro del fatto di essere rimasto l’unico uomo sulla faccia della Terra.

«E chi avesse voluto conoscere Amore, fare lo potea mirando lo tremare degli occhi miei.»

Fine.

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38 Commenti

  • Ciao, DavideBerna.
    Sono arrivata in fondo a questo racconto con la stessa sensazione che, a volte, ho alla fine di un bel film di fantascienza: con la sensazione di non aver capito proprio tutto. In genere lo riguardo a distanza di tempo e i tasselli vanno al loro posto.
    Comunque, la storia mi è piaciuta, l’idea è originale e meritava un po’ di pubblico in più. Se posso darti un suggerimento: cerca di interagire di più sulla piattaforma, leggi e commenta gli altri autori in modo che loro possano conoscerti, leggerti e apprezzarti.
    Non mi resta che salutarti e aspettarti con un nuovo racconto.

    Alla prossima!

    • Ciao keziarica, grazie ancora per tutti i tuoi commenti e suggerimenti. Sono davvero felice che ti sia piaciuto. Hai proprio ragione sul fatto di interagire maggiormente nel sito. Ho iniziato il racconto a gennaio poi sono stato oltre dieci mesi fermo, li ho perso un po’ di contatto con la community. Vedremo se mi verrà in mente un altro racconto, speriamo. Ciao a presto

  • Si fiderà deve farlo
    Sei alla fine dopo un percorso che è stato piacevole seguire: ben costruito e ben guidato.
    Ti segnalo soltanto: “Dopo avergli iniettato una potente dose di sedativo finalmente si addormentò”. Sembra che ad addormentarsi sia Hans.
    E poi: “Anche Yoko lasciò che l’emozione travolgesse il suo corpo”, non mi sembra perfetta.
    Aspetto la fine, grazie alla prossima🙋

  • Immagino che l’uomo alle due spalle abbia fatto la fine dell’altro inserviente…
    visto che siamo alla fine, direi che accetta l’aiuto di Hans.
    A parte la mancanza di riferimento all’opzione votata, non ho appunto da fare. Il capitolo scorre bene, proprio come gli altri, raccontare l’azione è decisamente nelle tue corde.
    Non ci resta che leggere come andrà a finire.

    Alla prossima!

  • Scena ansiogena, ritmo, fisicità, presa. Benissimo.
    Ti segnalo: “L’inserviente lo aprì con un cigolio sommesso.” Non mi sembra perfetta.
    Non è detto come la ragazza viene buttata a terra… Dopo che ha chiesto al tipo di spogliarsi e aver sognato il viaggio sembra quasi che accetti il sesso e sia solo colpita dalla violenza del gesto. E poi quel “secco” che al lettore meno attento può suggerire che Yoko sia un maschietto😊 Scusa ho certo criticato troppo ma l’ho fatto perché la storia mi piace, solo per quello. Ciao, alla prossima

    • Ciao fenderman, non farti problemi per le critiche, sono al mio primo racconto e sono qua proprio per migliorare. Quindi le correzioni e i suggerimenti mi fanno solo bene. Nella parte dove Yoko dice al tipo di spogliarsi forse dovevo specificare che lo fa per rubargli la tuta visto che al momento è nuda. E’ che spesso quando vado a preparare il capitolo finisco con 7/8000 caratteri e nel tagliare capita che qualcosa si perde. Per il resto sono davvero felice che il racconto ti piaccia.
      Ciao e grazie per il commento.

  • Affronta l’uomo armata di bisturi.

    Ciao, Andrea.
    Un capitolo pieno d’azione che mi ha trasmesso anche angoscia, è un buon segno.
    Mi è piaciuta l’immagine del corridoio che si fa buio al loro passaggio e li segue, bella.
    Ti faccio notare qualche refuso:
    “«No.» rispose secco.” credo che a parlare sia Yoko, quindi: secca.
    “Yoko poteva sentiva la trachea…” un poteva di troppo, figlio probabilmente di una correzione.
    “di un razzo e dall’oblo…” manca l’accento sulla O. 😉
    Detto questo, ripeto: un bel capitolo aspetto quello nuovo.

    Alla prossima!

  • Ciao, siamo qui a supplicarti di far vincere i buoni che il clima nella vita vera è ormai insopportabile.
    “a qualche metro di profondità da loro” io avrei scritto. ” in profondità, a qualche metro da loro”.
    Ti ribadisco il mio apprezzamento e spero che !i accontenterai. 🙋ciao

  • Minaccia L’inserviente e si fa portare da Rog.
    Bello questo capitolo, Davideberna. Mi è piaciuto molto il passaggio dove racconti la nuotata, bravo.
    Ci sono, a parer mio, due avverbi di troppo (violentemente e impudicamente), ma poco male.
    Aspetto il nuovo episodio.
    Alla prossima!

    p.s. Buone Feste.

  • Si dirigono insieme alla Bolla.
    Ciao, Davideberna.
    Ho notato di nuovo il refuso di John/Jhon. Potresti a fine stesura fare un controllo con la funzione “cerca” del tuo programma di scrittura in modo da individuare l’errore… 😉.
    Il racconto scorre, siamo pronti per l’irruzione nella Bolla. Vediamo come te la cavi.

    Alla prossima!

  • La Yoko che intendo io, difficilmente di vergognerebbe della sua nudità davanti a John.
    Ciao, davideberna,
    il nome Yoko mi aveva fatto intuire qualcosa riguardo il possibile coinvolgimento di Lennon, ma mi aspettavo qualcos’altro… hai avuto un’idea originale. Ora, però, non capisco: sono loro oppure no? I tempi non combaciano… sono personaggi che hanno seguito le stesse impronte dei predecessori? Chissà… non resta che continuare la lettura. Occhio al nome che un po’ è John e un po’ è Jhon. 😉
    Ho votato per il tentativo di raggiungere la ragazza senza successo, siamo a metà, nulla è ancora perduto, ma non può essere così semplice.
    Mi piacciono le storie che coinvolgono i musicisti, ne ho scritte due qui, perciò ti seguo ancor più volentieri.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, intanto grazie mille per i tuoi puntuali commenti e per l’interesse con cui segui il mio racconto.
      Allora diciamo che John Lennon e Yoko Ono sono come il concetto da cui nascono i miei protagonisti, non sono loro né fisicamente né caratterialmente. Però hanno un qualcosa di spiritualmente simile oltre gli stessi nomi. Diciamo che è una specie di tributo.
      Per quanto riguarda la H di John, nella fretta di caricare il nuovo capitolo non mi sono accorto subito dell’errore e quando mi sono accorto era ormai troppo tardi.
      Alla prossima!

  • Direi che qualcosa la distrae…
    Ciao, sono passata a rendere la cortesia 😉.
    Per restare con i paragoni, a me il tuo di racconto ha fatto tornare in mente LA CITTÀ E LA CITTÀ di China Miéville. A parte l’uso di alcuni verbi come “scagliarsi” e “gettarsi” riferiti all’atto lanciarsi in strada e forse, un recusino, nel primo capitolo, direi che il racconto funziona e mi incuriosisce sapere di più sulla società che circonda i protagonisti. Vorrri sapere anche che fine ha fatto il fratello con Ariel, perciò seguo e aspetto il nuovo episodio.

    Alla prossima!

  • Interessante l’idea di una nuova peste che non risparmia nessuno. Così come è interessante il carattere forte della protagonista che non si arrende per amore del fratello. La lascerei scappare via per stuzzicare ancora di più la curiosità. Ti seguo

  • Secondo capitolo davvero azzeccato; azzeccato se volevi trasmettere ansia e disperazione. In quel mondaccio che vai raccontando spero esistano ancora dei valori da difendere. Tu sei bravo e il tuo potenziale è alto, non ti arrendere, ti seguo! ciao 🙋

  • Ciao, ho appena finito di leggere il tuo incipit.
    Questo capitolo è molto intrigante e la trama mi piace molto; ti seguirò.
    Voto affinché Yoko faccia altre domande su Bruno, tacendo al fratello i sintomi della sua malattia: siamo ancora al primo capitolo, quindi qualche informazione in più ci sta.
    Al prossimo capitolo.

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