L’INCUBO BLU

Dove eravamo rimasti?

Cosa fa Yoko? Avvisa Rogerio della comparsa dei sintomi del virus (50%)

ROGERIO

Rogerio poteva sentire sua sorella singhiozzare attraverso la porta.

Al suo fianco Ariel ansimava con la lingua a penzoloni.

Avevano percorso di corsa quasi tutta la distanza che separava il fiume dal piccolo monolocale del condominio in cui si rifugiavano da un paio di mesi.

Era stato proprio Bruno a suggerirgli quell’abitazione. Nonostante fosse piccola e sporca era una delle poche rimaste con ancora le chiavi nelle serrature e in un periodo come quello non era cosa da poco. Ormai la legge era un utopia. Si era tornati in una specie di preistoria moderna dove lo spirito di sopravvivenza la faceva da padroni e non era rimasto nessuno a punire i soprusi e gli istinti più brutali. Ognuno si arrangiava come poteva e arrivare all’alba successiva era già un traguardo.

Guardò la cornice storta di una foto ancora appesa al muro. Una giovane coppia sulla ventina si abbracciava stretta sorridendo alla fotocamera. Giovani vite felici strappate via dall’Incubo blu.

Rogerio si chiese come potesse essere la vita prima dell’epidemia.

Nonostante Bruno gliene avesse parlato centinaia di volte, Rog dal basso dei suoi quattordici anni non riusciva davvero ad immaginare un esistenza tranquilla.

Già Bruno.

Non riusciva proprio a scacciare dalla mente le sue viscere rivolte sull’erba umida e i suoi occhi azzurri sbarrati in uno sguardo spaventato. Nonostante il suo viso fosse parzialmente blu non era stato l’Incubo ad ucciderlo. Erano stati quelli della Bolla.

Rogerio strinse i pugni fino a far dolere le nocche.

In quel momento la porta del bagno si aprì, ora Yoko era in piedi di fronte a lui.

Con le mani si strofinò delicatamente le guance solcate dalle lacrime, togliendo il fondotinta non ancora asciutto. Il blu risaltò nitido agli occhi di Rog, illuminato dal lieve fascio di luce che filtrava dalle assi sulla finestra.

Lui rimase per un attimo interdetto poi crollò violentemente in ginocchio sul pavimento.

Sentì i suoi occhi riempirsi di lacrime ma le ricacciò indietro.

Era cresciuto in mezzo a quello schifo e restare emotivamente freddo gli aveva salvato la vita già un paio di volte.

Ma ora era diverso. Yoko stava per andarsene.

Proprio lei che gli aveva promesso che sarebbe stata sempre al suo fianco.

Gli aveva mentito.

Rog si tirò su, si voltò e di scatto uscì dall’appartamento.

Scese le scale di corsa, zigzagando tra i cumuli di rifiuti e le feci di animali, mentre i richiami di Yoko si disperdevano rimbombando nell’androne.

Si scagliò in strada, scostando il signore canuto che gli supplicava qualcosa da mangiare.

PRIMA REGOLA: Non fidarsi mai di nessuno.

Glielo ripeteva sempre Bruno, glielo ripeteva sempre Yoko.

Proprio lei che, quasi fosse una colpa, aveva tradito la sua fiducia ammalandosi.

Continuò a correre, percorrendo al contrario la stessa strada di prima.

Ariel lo affiancava senza perderlo mai di vista.

Superarono le urla strazianti di un uomo seduto sul marciapiede, tra le sue braccia un corpicino blu ondeggiava lento bagnato dalle sue lacrime.

Scesero veloci il viale alberato e attraversarono la grande piazza del paese.

Tra i rottami dei furgoni, due anziane erano chine una di fianco all’altra, la prima pregava a mani giunte, l’altra appoggiava i palmi al terreno. Pregavano a Dei diversi, ma chiedevano entrambe la stessa cosa.

Dopo quasi mezzora di corsa arrivò in periferia, il fiatone iniziava ad aumentare ma la disperazione spingeva le sue gambe tra le carcasse delle auto mentre il sole scendeva ed iniziava ad allungare le ombre.

I numerosi semafori alternavano i loro colori in un inutile danza a intermittenza. Nessuna vettura percorreva la statale 21 da anni e alcuni ciuffi d’erba spuntavano qua e là da piccoli crateri sull’asfalto. La natura si stava finalmente riappropriando del suo spazio.

Solo una volta raggiunta la riva del fiume Splendor Rog si fermò.

Si appoggiò sulle ginocchia per riprendere fiato, inalando il sapore acre del fumo di un falò.

Qualcuno aveva avuto il buonsenso di bruciare il corpo di Bruno.

Si sedette sull’erba umida osservando la danza delle fiamme e il fumo nero che si alzava verso il cielo sempre più buio.

Aldilà del fiume il profilo di vetro della Bolla rifletteva imponente i primi bagliori delle stelle.

Forse aveva sbagliato a scappare così. Ma in quel momento non aveva saputo fare altro che fuggire.

Sicuramente ora Yoko si stava preoccupando per lui.

Se la immaginò rannicchiata su una sedia, coperta con la sua enorme felpa verde. Era l’unica cosa che gli rimaneva del loro padre.

Rogerio non lo aveva mai visto o era troppo piccolo per ricordarselo mentre a  Yoko non piaceva parlare del passato e lui non faceva domande. 

Intanto il fuoco si era quasi spento del tutto e il freddo iniziava ad entrargli nelle ossa. Decise che era arrivata il momento di tornare a casa.

Fece appena in tempo a sentire Ariel ringhiare dietro di lui quando qualcosa lo colpì violentemente alla testa.

SECONDA REGOLA: Non uscire mai di notte

Cosa decide di fare Yoko?

  • Aspetta il mattino per poi iniziare la ricerca (29%)
    29
  • Si precipita a cercarlo (71%)
    71
  • Aspetta in casa che Rog ritorni (0%)
    0
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38 Commenti

  • Ciao, DavideBerna.
    Sono arrivata in fondo a questo racconto con la stessa sensazione che, a volte, ho alla fine di un bel film di fantascienza: con la sensazione di non aver capito proprio tutto. In genere lo riguardo a distanza di tempo e i tasselli vanno al loro posto.
    Comunque, la storia mi è piaciuta, l’idea è originale e meritava un po’ di pubblico in più. Se posso darti un suggerimento: cerca di interagire di più sulla piattaforma, leggi e commenta gli altri autori in modo che loro possano conoscerti, leggerti e apprezzarti.
    Non mi resta che salutarti e aspettarti con un nuovo racconto.

    Alla prossima!

    • Ciao keziarica, grazie ancora per tutti i tuoi commenti e suggerimenti. Sono davvero felice che ti sia piaciuto. Hai proprio ragione sul fatto di interagire maggiormente nel sito. Ho iniziato il racconto a gennaio poi sono stato oltre dieci mesi fermo, li ho perso un po’ di contatto con la community. Vedremo se mi verrà in mente un altro racconto, speriamo. Ciao a presto

  • Si fiderà deve farlo
    Sei alla fine dopo un percorso che è stato piacevole seguire: ben costruito e ben guidato.
    Ti segnalo soltanto: “Dopo avergli iniettato una potente dose di sedativo finalmente si addormentò”. Sembra che ad addormentarsi sia Hans.
    E poi: “Anche Yoko lasciò che l’emozione travolgesse il suo corpo”, non mi sembra perfetta.
    Aspetto la fine, grazie alla prossima🙋

  • Immagino che l’uomo alle due spalle abbia fatto la fine dell’altro inserviente…
    visto che siamo alla fine, direi che accetta l’aiuto di Hans.
    A parte la mancanza di riferimento all’opzione votata, non ho appunto da fare. Il capitolo scorre bene, proprio come gli altri, raccontare l’azione è decisamente nelle tue corde.
    Non ci resta che leggere come andrà a finire.

    Alla prossima!

  • Scena ansiogena, ritmo, fisicità, presa. Benissimo.
    Ti segnalo: “L’inserviente lo aprì con un cigolio sommesso.” Non mi sembra perfetta.
    Non è detto come la ragazza viene buttata a terra… Dopo che ha chiesto al tipo di spogliarsi e aver sognato il viaggio sembra quasi che accetti il sesso e sia solo colpita dalla violenza del gesto. E poi quel “secco” che al lettore meno attento può suggerire che Yoko sia un maschietto😊 Scusa ho certo criticato troppo ma l’ho fatto perché la storia mi piace, solo per quello. Ciao, alla prossima

    • Ciao fenderman, non farti problemi per le critiche, sono al mio primo racconto e sono qua proprio per migliorare. Quindi le correzioni e i suggerimenti mi fanno solo bene. Nella parte dove Yoko dice al tipo di spogliarsi forse dovevo specificare che lo fa per rubargli la tuta visto che al momento è nuda. E’ che spesso quando vado a preparare il capitolo finisco con 7/8000 caratteri e nel tagliare capita che qualcosa si perde. Per il resto sono davvero felice che il racconto ti piaccia.
      Ciao e grazie per il commento.

  • Affronta l’uomo armata di bisturi.

    Ciao, Andrea.
    Un capitolo pieno d’azione che mi ha trasmesso anche angoscia, è un buon segno.
    Mi è piaciuta l’immagine del corridoio che si fa buio al loro passaggio e li segue, bella.
    Ti faccio notare qualche refuso:
    “«No.» rispose secco.” credo che a parlare sia Yoko, quindi: secca.
    “Yoko poteva sentiva la trachea…” un poteva di troppo, figlio probabilmente di una correzione.
    “di un razzo e dall’oblo…” manca l’accento sulla O. 😉
    Detto questo, ripeto: un bel capitolo aspetto quello nuovo.

    Alla prossima!

  • Ciao, siamo qui a supplicarti di far vincere i buoni che il clima nella vita vera è ormai insopportabile.
    “a qualche metro di profondità da loro” io avrei scritto. ” in profondità, a qualche metro da loro”.
    Ti ribadisco il mio apprezzamento e spero che !i accontenterai. 🙋ciao

  • La Yoko che intendo io, difficilmente di vergognerebbe della sua nudità davanti a John.
    Ciao, davideberna,
    il nome Yoko mi aveva fatto intuire qualcosa riguardo il possibile coinvolgimento di Lennon, ma mi aspettavo qualcos’altro… hai avuto un’idea originale. Ora, però, non capisco: sono loro oppure no? I tempi non combaciano… sono personaggi che hanno seguito le stesse impronte dei predecessori? Chissà… non resta che continuare la lettura. Occhio al nome che un po’ è John e un po’ è Jhon. 😉
    Ho votato per il tentativo di raggiungere la ragazza senza successo, siamo a metà, nulla è ancora perduto, ma non può essere così semplice.
    Mi piacciono le storie che coinvolgono i musicisti, ne ho scritte due qui, perciò ti seguo ancor più volentieri.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, intanto grazie mille per i tuoi puntuali commenti e per l’interesse con cui segui il mio racconto.
      Allora diciamo che John Lennon e Yoko Ono sono come il concetto da cui nascono i miei protagonisti, non sono loro né fisicamente né caratterialmente. Però hanno un qualcosa di spiritualmente simile oltre gli stessi nomi. Diciamo che è una specie di tributo.
      Per quanto riguarda la H di John, nella fretta di caricare il nuovo capitolo non mi sono accorto subito dell’errore e quando mi sono accorto era ormai troppo tardi.
      Alla prossima!

  • Direi che qualcosa la distrae…
    Ciao, sono passata a rendere la cortesia 😉.
    Per restare con i paragoni, a me il tuo di racconto ha fatto tornare in mente LA CITTÀ E LA CITTÀ di China Miéville. A parte l’uso di alcuni verbi come “scagliarsi” e “gettarsi” riferiti all’atto lanciarsi in strada e forse, un recusino, nel primo capitolo, direi che il racconto funziona e mi incuriosisce sapere di più sulla società che circonda i protagonisti. Vorrri sapere anche che fine ha fatto il fratello con Ariel, perciò seguo e aspetto il nuovo episodio.

    Alla prossima!

  • Interessante l’idea di una nuova peste che non risparmia nessuno. Così come è interessante il carattere forte della protagonista che non si arrende per amore del fratello. La lascerei scappare via per stuzzicare ancora di più la curiosità. Ti seguo

  • Secondo capitolo davvero azzeccato; azzeccato se volevi trasmettere ansia e disperazione. In quel mondaccio che vai raccontando spero esistano ancora dei valori da difendere. Tu sei bravo e il tuo potenziale è alto, non ti arrendere, ti seguo! ciao 🙋

  • Ciao, ho appena finito di leggere il tuo incipit.
    Questo capitolo è molto intrigante e la trama mi piace molto; ti seguirò.
    Voto affinché Yoko faccia altre domande su Bruno, tacendo al fratello i sintomi della sua malattia: siamo ancora al primo capitolo, quindi qualche informazione in più ci sta.
    Al prossimo capitolo.

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