L’INCUBO BLU

Dove eravamo rimasti?

Cosa decide di fare Yoko? Si precipita a cercarlo (71%)

L’ABISSO

Yoko sollevò di scatto la testa.

Si era addormentata seduta cavalcioni sulla sedia, le braccia incrociate appoggiate allo schienale. Ci mise qualche secondo prima di svegliare il braccio sinistro che, colpito da parestesia, era ora pervaso da un fastidioso formicolio.

Fu scossa da un brivido.

La pesante felpa verde che indossava non bastava più a ripararla dal freddo, ma non era solo quello.

Dalle assi di legno umido che sbarravano le finestre non filtrava nessuna luce quindi dedusse facilmente che fosse notte inoltrata.

«Rog?» gridò, ricevendo come risposta l’inquietante voce del silenzio.

Rogerio non era tornato.

Per la prima volta nella sua giovane vita passava la notte lontano da lei.

Una quindicina di anni prima poteva sembrare una cosa comune che un adolescente passasse la notte fuori. Ma il mondo era cambiato e ora poteva essere fatale.

Senza pensarci due volte Yoko si gettò in strada e iniziò a correre.

Percorse diverse centinaia di metri senza sapere bene dove andare, la sua testa si affollava di pensieri che ronzavano violenti come uno sciame di vespe.

Pensò a Rog, ai loro genitori e alla loro infanzia, poi a Ariel, al buffo fiocco azzurro che portava quando l’avevano trovata, infine a Bruno.

Inconsciamente prese la strada che tagliava in due la città fino ad arrivare al fiume.

Dopo un paio di chilometri accompagnati solo dal suo respiro cadenzato un gemito straziante la scosse dai suoi pensieri.

Nella luce fioca di una fiamma rossastra, nel mezzo di un vicolo laterale una giovane ragazza asiatica invocava pietà mentre una figura robusta la prendeva da dietro.

Altri due o tre uomini, nascosti nell’ombra, ridacchiavano.

«Hey tu!» gridarono appena si accorsero di lei, ma Yoko accelerò il passo e quelli rinunciarono presto all’inseguimento.

Percorse a grandi passi il viale alberato, ora il vento si era fatto più intenso e nonostante la corsa il freddo la attanagliava.

Arrivata all’altezza della grande piazza, mentre aggirava i rottami di un vecchio furgone VolksWagen qualcosa destò nuovamente la sua attenzione.

Un roco vociare arrivò proprio di fronte a lei poi un tonfo sordo la fece sobbalzare.

Rallentò la sua andatura cercando di contenere il suo respiro affannato poi una luce fortissima la abbagliò.

«Guarda, laggiù!» disse qualcuno con un forte accento francese.

Con un balzo Yoko si scansò dal fascio di luce rifugiandosi dietro una vecchia Tesla.

Il cofano era completamente sfondato, i finestrini rotti.

Per un attimo pensò di nascondersi all’interno dell’abitacolo ma cambiò rapidamente idea.

Un altro tonfo, poi una bestemmia.

Lentamente sporse la testa tremando.

Ora riusciva a vedere nitidamente le due sagome che si muovevano ondeggiando verso di lei, precedute dal potente fascio di una torcia led.

Indossavano un’ingombrante tuta nera, sovrastata da un enorme casco in vetro.

Gli enormi fucili che tenevano saldamente tra le braccia la terrorizzarono.

Yoko sentì i battiti del suo cuore pulsare violentemente nelle tempie.

Si guardò disperatamente intorno in cerca di una via di fuga. La luce che proveniva da una piccola finestra sbarrata male, le diede speranza.

In una frazione di secondo ci si fiondò.

Lo sparò rimbombò nel gelo della notte.

«Che cazzo fai Jules? Ci servono vivi!» disse uno, stavolta in un americano perfetto.

Yoko si infilò a fatica nello spazio angusto, graffiandosi rovinosamente il ventre.

Si ritrovò nell’ingresso di un vecchio condominio, un altare di candele era acceso sul banco della portineria.

Iniziò a salire velocemente le scale, ignorando il dolore che veniva dalla pancia e il sangue che iniziava a colare sui pantaloni. L’adrenalina la spinse fino all’ultimo piano in un baleno.

Spinse l’ultima porta meravigliandosi di trovarla aperta e la chiuse dietro di sé. Solo allora si rese conto di non avere via d’uscita. Sospirò profondamente. Ora il ventre bagnato dal sudore bruciava fastidiosamente.

Si ritrovò in un ampio soggiorno. Nella penombra notò subito che la stanza era piuttosto ordinata, fin troppo ordinata.

Nessun accenno di polvere in giro, nessun mobile rivolto a terra, nessuna porta scardinata. Di fronte a lei su un grande tavolo quadrato notò una bottiglia semivuota e quello che sembrava essere un bastone da passeggio. Aveva sete e senza pensarci due volte scolò la bottiglia. Acqua.

Poi qualcosa le raggelò il sangue.

Staccò lentamente le labbra dal collo della bottiglia e rimase immobile fissando il corpo.

A pochi metri da lei, nascosto in un angolo nella semioscurità il cadavere di un vecchio giaceva su una poltrona.

Al posto delle palpebre chiuse due solchi profondi celavano l’abisso.

Qualcuno anni prima doveva avergli cavato gli occhi.

Yoko appoggiò lentamente la bottiglia sul tavolo e fece un passo indietro sbattendo il sedere contro il tavolo.

Di colpo il vecchio si protese verso di lei e in una strana lingua iniziò ad urlare:

«E chi avesse voluto conoscere Amore, fare lo potea mirando lo tremare degli occhi miei.»

Cosa fa Yoko?

  • Fugge via (38%)
    38
  • Cerca di calmare il vecchio (50%)
    50
  • Lo colpisce con la bottiglia (13%)
    13
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10 Commenti

  1. Interessante l’idea di una nuova peste che non risparmia nessuno. Così come è interessante il carattere forte della protagonista che non si arrende per amore del fratello. La lascerei scappare via per stuzzicare ancora di più la curiosità. Ti seguo

  2. Era tentata dal votare “cerca di calmare il vecchio” e magari capire qualcosa in più sul significato enigmatico della sua frase, ma credo che la sua preoccupazione principale sia quella di trovare Rogerio; voto, quindi, per “fugge via”.
    Al prossimo capitolo.

  3. Secondo capitolo davvero azzeccato; azzeccato se volevi trasmettere ansia e disperazione. In quel mondaccio che vai raccontando spero esistano ancora dei valori da difendere. Tu sei bravo e il tuo potenziale è alto, non ti arrendere, ti seguo! ciao 🙋

  4. Ciao, ho appena finito di leggere il tuo incipit.
    Questo capitolo è molto intrigante e la trama mi piace molto; ti seguirò.
    Voto affinché Yoko faccia altre domande su Bruno, tacendo al fratello i sintomi della sua malattia: siamo ancora al primo capitolo, quindi qualche informazione in più ci sta.
    Al prossimo capitolo.

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