L’INCUBO BLU

Dove eravamo rimasti?

Cosa fa Yoko? Cerca di calmare il vecchio (44%)

Salto nel vuoto

«Calmati per favore! Non voglio farti del male!» disse Yoko afferrando delicatamente le spalle del vecchio ma lui continuò imperterrito a urlare.

La finestra a qualche metro da loro venne illuminata da un fascio di luce. Nella tranquillità della notte tutto quel trambusto aveva rivelato la loro posizione ai due uomini in strada.

Dopo pochi secondi una porta laterale si aprì.

«E tu chi sei?»

Una vecchietta minuta fissava Yoko. Le sue mani tremanti brandivano il manico di una scopa e nei suoi minuscoli occhietti di un azzurro intenso non c’era nessuna ombra di paura.

Yoko staccò lentamente le mani dalle spalle scheletriche dell’uomo.

«Qualcuno là fuori mi sta dando la caccia, hanno dei fucili e…e…» disse balbettando.

La vecchia adagiò la scopa al muro, si avvicinò a quello che doveva essere suo marito, le appoggiò una mano sulla fronte e iniziò a sussurrargli qualcosa nell’orecchio. Lui come avvolto da un incantesimo si calmò immediatamente.

La vecchia si rivolse a Yoko continuando ad accarezzare la nuca dell’uomo. «Dante Alighieri, il sommo poeta. Ci siamo sposati con questa sua frase. Ora Edgardo non riesce a dire nient’altro. Romantico, non trovi?»

Yoko annuì commossa, il loro amore in mezzo a tutto quel casino era così fuori luogo.

Poi notò la sfumatura blu acceso che si estendeva dalla parte di petto lasciata scoperta dalla camicia dell’uomo fin sotto il mento.

«Da quanto tempo è così?» chiese Yoko indiscretamente.

«Quasi vent’anni, avevamo un grande ristorante al centro di Messina, in Italia. Purtroppo Edgardo è sempre stato un uomo troppo onesto. E’ stata la mafia a cavargli gli occhi»

Yoko aveva sentito parlare di mafia solamente nei film, non credeva nemmeno che esistesse sul serio.

«No, a dire la verità intendevo quella.» disse Yoko imbarazzata indicando il petto dell’uomo. Anche lei ormai portava quel terribile marchio.

«Ah quella…è circa due anni che è così, anzi sembra quasi che stia diminuendo».

All’improvviso un esplosione di vetri infranti li raggiunse dall’androne delle scale. Il vecchio ricominciò la sua tiritera.

«Avete per caso visto un ragazzo dalla pelle olivastra insieme ad un labrador? Li sto cercando, è mio fratello» disse Yoko col cuore che batteva all’impazzata.

La vecchia abbassò cupa lo sguardo al pavimento.

«Qualche ora fa abbiamo sentito un cane abbaiare furiosamente lungo la strada ma spero tanto che non fosse quello di tuo fratello.»

«Perché?»

«Perché abbaiava contro quelli della Bolla!»

Quelli della Bolla, ecco chi le stava dando la caccia. Avevano bisogno di nuovo cavie.

Yoko ebbe quasi un mancamento ma in quel momento la stanza venne scossa da un boato sordo che fece tremare i muri. I due uomini avevano divelto la porta di ingresso.

«Presto, nella stanza accanto dietro l’armadio c’è un passaggio. Ti riporterà in strada » disse la vecchia indicando alla sua sinistra.

Yoko esitò sconvolta, si immaginò Rog steso su un lettino all’interno della Bolla, le mani dei dottori su di lui, il corpo di Bruno squarciato,

«Vai!» La vecchia la spinse con una notevole forza nella stanza accanto e chiuse a chiave la porta poi riprese in mano la scopa brandendola come un cavaliere brandisce la sua spada.

«E voi?» urlò Yoko.

«Resteremo insieme!»

Yoko si precipitò a perdifiato nello stretto cunicolo celato dall’armadio dei due vecchietti, dopo qualche secondo la violenta esplosione di un colpo di fucile rimbombò nelle sue orecchie. Accelerò il passo decisa e dopo qualche metro di ripida discesa sbucò da una grata arrugginita in un vicolo parallelo alla strada principale.

Corse senza meta per qualche centinaia di metri mentre all’orizzonte lo specchio ricurvo della Bolla che rifletteva la luce lunare diventava sempre più grande.  La riva del fiume mise fine alla sua fuga. Si sedette a riprendere fiato sull’erba umida di un piccolo crinale, un salto di circa 3 metri la separava dall’acqua.

Senza una motivazione apparente osservò il palmo delle sue mani, alcune macchiette blu chiaro stavano comparendo sulla sua pelle. Ora era ovvio che la malattia aveva colpito anche lei.

Ora non le rimaneva più nulla.

Bruno era morto, Rog lo sarebbe stato a breve e avrebbero ucciso persino Ariel.

Infine tra qualche giorno, sarebbe toccato a lei. Il suo cuore sarebbe esploso come quello del resto del mondo. Fanculo!

Si alzò in piedi decisa, si sfilò la maglietta, le scarpe, i pantaloni e infine le mutandine.

Il suo corpo tonico era imperlato di sudore e il sangue che usciva da un taglio trasversale sulla pancia le tingeva di rosso le gambe.

Nonostante tutto la sua immagine riflessa sul pelo dell’acqua era bellissima.

Con un piede gettò i vestiti nel fiume che cadendo nell’acqua dissolsero la sua figura.

Aveva eliminato il suo riflesso, ora toccava a lei.

Non aveva mai imparato a nuotare.

Fece un passo verso il bordo del crinale. Tutto era immobile, sembrava che il tempo si fosse fermato. La luna, il vento, il falò, la Bolla.

Poi un altro passo. Poteva sentire la punta dell’alluce nudo accarezzare il vuoto.

Inspirò profondamente.

Tre, due, uno.

Cosa succede?

  • I due della Bolla raggiungono Yoko prima che riesca a tuffarsi (20%)
    20
  • Yoko viene distratta da qualcosa all'ultimo momento (60%)
    60
  • Yoko si lascia cadere nel fiume (20%)
    20
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38 Commenti

  • Ciao, DavideBerna.
    Sono arrivata in fondo a questo racconto con la stessa sensazione che, a volte, ho alla fine di un bel film di fantascienza: con la sensazione di non aver capito proprio tutto. In genere lo riguardo a distanza di tempo e i tasselli vanno al loro posto.
    Comunque, la storia mi è piaciuta, l’idea è originale e meritava un po’ di pubblico in più. Se posso darti un suggerimento: cerca di interagire di più sulla piattaforma, leggi e commenta gli altri autori in modo che loro possano conoscerti, leggerti e apprezzarti.
    Non mi resta che salutarti e aspettarti con un nuovo racconto.

    Alla prossima!

    • Ciao keziarica, grazie ancora per tutti i tuoi commenti e suggerimenti. Sono davvero felice che ti sia piaciuto. Hai proprio ragione sul fatto di interagire maggiormente nel sito. Ho iniziato il racconto a gennaio poi sono stato oltre dieci mesi fermo, li ho perso un po’ di contatto con la community. Vedremo se mi verrà in mente un altro racconto, speriamo. Ciao a presto

  • Si fiderà deve farlo
    Sei alla fine dopo un percorso che è stato piacevole seguire: ben costruito e ben guidato.
    Ti segnalo soltanto: “Dopo avergli iniettato una potente dose di sedativo finalmente si addormentò”. Sembra che ad addormentarsi sia Hans.
    E poi: “Anche Yoko lasciò che l’emozione travolgesse il suo corpo”, non mi sembra perfetta.
    Aspetto la fine, grazie alla prossima🙋

  • Immagino che l’uomo alle due spalle abbia fatto la fine dell’altro inserviente…
    visto che siamo alla fine, direi che accetta l’aiuto di Hans.
    A parte la mancanza di riferimento all’opzione votata, non ho appunto da fare. Il capitolo scorre bene, proprio come gli altri, raccontare l’azione è decisamente nelle tue corde.
    Non ci resta che leggere come andrà a finire.

    Alla prossima!

  • Scena ansiogena, ritmo, fisicità, presa. Benissimo.
    Ti segnalo: “L’inserviente lo aprì con un cigolio sommesso.” Non mi sembra perfetta.
    Non è detto come la ragazza viene buttata a terra… Dopo che ha chiesto al tipo di spogliarsi e aver sognato il viaggio sembra quasi che accetti il sesso e sia solo colpita dalla violenza del gesto. E poi quel “secco” che al lettore meno attento può suggerire che Yoko sia un maschietto😊 Scusa ho certo criticato troppo ma l’ho fatto perché la storia mi piace, solo per quello. Ciao, alla prossima

    • Ciao fenderman, non farti problemi per le critiche, sono al mio primo racconto e sono qua proprio per migliorare. Quindi le correzioni e i suggerimenti mi fanno solo bene. Nella parte dove Yoko dice al tipo di spogliarsi forse dovevo specificare che lo fa per rubargli la tuta visto che al momento è nuda. E’ che spesso quando vado a preparare il capitolo finisco con 7/8000 caratteri e nel tagliare capita che qualcosa si perde. Per il resto sono davvero felice che il racconto ti piaccia.
      Ciao e grazie per il commento.

  • Affronta l’uomo armata di bisturi.

    Ciao, Andrea.
    Un capitolo pieno d’azione che mi ha trasmesso anche angoscia, è un buon segno.
    Mi è piaciuta l’immagine del corridoio che si fa buio al loro passaggio e li segue, bella.
    Ti faccio notare qualche refuso:
    “«No.» rispose secco.” credo che a parlare sia Yoko, quindi: secca.
    “Yoko poteva sentiva la trachea…” un poteva di troppo, figlio probabilmente di una correzione.
    “di un razzo e dall’oblo…” manca l’accento sulla O. 😉
    Detto questo, ripeto: un bel capitolo aspetto quello nuovo.

    Alla prossima!

  • Ciao, siamo qui a supplicarti di far vincere i buoni che il clima nella vita vera è ormai insopportabile.
    “a qualche metro di profondità da loro” io avrei scritto. ” in profondità, a qualche metro da loro”.
    Ti ribadisco il mio apprezzamento e spero che !i accontenterai. 🙋ciao

  • La Yoko che intendo io, difficilmente di vergognerebbe della sua nudità davanti a John.
    Ciao, davideberna,
    il nome Yoko mi aveva fatto intuire qualcosa riguardo il possibile coinvolgimento di Lennon, ma mi aspettavo qualcos’altro… hai avuto un’idea originale. Ora, però, non capisco: sono loro oppure no? I tempi non combaciano… sono personaggi che hanno seguito le stesse impronte dei predecessori? Chissà… non resta che continuare la lettura. Occhio al nome che un po’ è John e un po’ è Jhon. 😉
    Ho votato per il tentativo di raggiungere la ragazza senza successo, siamo a metà, nulla è ancora perduto, ma non può essere così semplice.
    Mi piacciono le storie che coinvolgono i musicisti, ne ho scritte due qui, perciò ti seguo ancor più volentieri.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, intanto grazie mille per i tuoi puntuali commenti e per l’interesse con cui segui il mio racconto.
      Allora diciamo che John Lennon e Yoko Ono sono come il concetto da cui nascono i miei protagonisti, non sono loro né fisicamente né caratterialmente. Però hanno un qualcosa di spiritualmente simile oltre gli stessi nomi. Diciamo che è una specie di tributo.
      Per quanto riguarda la H di John, nella fretta di caricare il nuovo capitolo non mi sono accorto subito dell’errore e quando mi sono accorto era ormai troppo tardi.
      Alla prossima!

  • Direi che qualcosa la distrae…
    Ciao, sono passata a rendere la cortesia 😉.
    Per restare con i paragoni, a me il tuo di racconto ha fatto tornare in mente LA CITTÀ E LA CITTÀ di China Miéville. A parte l’uso di alcuni verbi come “scagliarsi” e “gettarsi” riferiti all’atto lanciarsi in strada e forse, un recusino, nel primo capitolo, direi che il racconto funziona e mi incuriosisce sapere di più sulla società che circonda i protagonisti. Vorrri sapere anche che fine ha fatto il fratello con Ariel, perciò seguo e aspetto il nuovo episodio.

    Alla prossima!

  • Interessante l’idea di una nuova peste che non risparmia nessuno. Così come è interessante il carattere forte della protagonista che non si arrende per amore del fratello. La lascerei scappare via per stuzzicare ancora di più la curiosità. Ti seguo

  • Secondo capitolo davvero azzeccato; azzeccato se volevi trasmettere ansia e disperazione. In quel mondaccio che vai raccontando spero esistano ancora dei valori da difendere. Tu sei bravo e il tuo potenziale è alto, non ti arrendere, ti seguo! ciao 🙋

  • Ciao, ho appena finito di leggere il tuo incipit.
    Questo capitolo è molto intrigante e la trama mi piace molto; ti seguirò.
    Voto affinché Yoko faccia altre domande su Bruno, tacendo al fratello i sintomi della sua malattia: siamo ancora al primo capitolo, quindi qualche informazione in più ci sta.
    Al prossimo capitolo.

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