L’INCUBO BLU

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede? Yoko viene distratta da qualcosa all'ultimo momento (60%)

Jhon

John aspettò pazientemente che i due energumeni, coi fucili puntati alle spalle del vecchio zoppicante, fossero svaniti all’interno dei laboratori e solo allora si decise ad uscire.

Ormai la squadra degli addetti alla sicurezza si era ridotta notevolmente da quando erano iniziate le ronde per procurarsi nuove cavie e per i pochi rimasti setacciare minuziosamente l’enorme perimetro della Bolla rappresentava un immane fatica. Inoltre nessuno si aspettava che qualcuno fosse uscito di sua spontanea volontà dall’unico posto che gli garantiva, almeno per un po’ la sopravvivenza.

Ma John era stanco.

Era stanco di vedere esseri umani trattati come cavie da laboratorio. Stanco di cadaveri gettati a marcire nel fiume. Stanco di essere solo, chiuso in una stanza come un condannato a morte in attesa della propria esecuzione.

Così dopo centinaia di giorni passati a rifletterci e altrettanti ripensamenti decise che sì, quella era notte in cui finalmente se ne sarebbe andato.

Era un suicidio? Sì, ovviamente, ma quella era la notte giusta.

The night of the death” come titolava uno dei suoi singoli di maggior successo. Sorrise a denti stretti.

Jhon Lynch era il leader degli Insomnia, famosissima band rock-progressive che fino a una decina di anni prima riempiva gli stadi di tutto il mondo.

Non si ricordava nemmeno il motivo per cui il loro manager, Calvin Green, aveva organizzato un concerto in un paesino della Svizzera con poche migliaia di abitanti come quello.

Quello che ricordava molto bene però era l’enorme seccatura che aveva provato nel raggiungere col loro bus privato quella località in mezzo alle Alpi insieme al momento esatto in cui Eddy il suo batterista aveva esclamato:

«Ehi ragazzi, guardate che strana macchia blu mi è comparsa lungo la coscia.»

Eddy fu la prima vittima famosa dell’Incubo blu. Il primo di tantissimi altri.

Tutta la band fu subito messa in isolamento nell’avanzatissima struttura di ricerca medica della città. Dopo oltre dieci anni John non ne era ancora uscito, gli altri invece erano morti.

Quando il contagio si tramutò in pandemia la struttura venne isolata dal mondo esterno e adibita come principale centro di ricerca a livello planetario. Accorsero scienziati, luminari e ricercatori da ogni parte del mondo oltre a tutti quelli che potevano comprare la loro permanenza attraverso un lauto “finanziamento per la ricerca”. Tra loro vi erano alcuni dei più grandi capi di stato come Michelle Obama fresca presidente degli USA ed il premier russo Vladimir Putin o miliardari come Jeff Bezos ed Elon Musk.

Per riuscire a sopravvivere all’interno della Bolla era stato creato un rigido sistema di isolamento. Ognuno viveva in minuscoli monolocali anti-contagio che venivano riforniti quotidianamente del poco e insipido cibo creato artificialmente nei laboratori da piccoli “camerieri robot”. Era possibile comunicare tra inquilini solamente attraverso il proprio palmare, anche i vari aggiornamenti sulla ricerca del vaccino passavano da li. Nemmeno agli scienziati erano concesso incontrarsi per confrontare i vari, poco entusiasmanti risultati.

Ora però Jhon Lynch con la sua inseparabile chitarra, aveva finalmente abbandonato la “Bolla”.

Per diverso tempo costeggiò senza metà al riva del fiume, godendosi la libertà ritrovata finché, convinto dalla poetica luminosità che un grosso falò emanava sulla sponda opposta, si sedette su un grosso masso ed estrasse dalla custodia la sua Washburn acustica.

Dall’altra parte del fiume, terminato il conto alla rovescia, Yoko esitò.

Per un attimo credette di sognare. Un suono quasi dimenticato raggiunse le sue orecchie.

Ma quel suono era nitido e vivo a pochi metri da lei.

Era il suono di una chitarra.

Curiosa scese un ripido pendio fino a trovarsi a pochi passi dall’acqua.

Ora il suono era forte e chiaro.

Hey Jude, don’t make it bad
Take a sad song and make it better
Remember to let her into your heart
Then you can start to make it better

La canticchiò nella sua mente.

Dall’altra parte del fiume seduto sopra un grande masso un ragazzo con i capelli lunghi e la barba incolta arpeggiava con cura le corde della sua chitarra acustica nero lucente. Indossava un completo interamente bianco perfettamente pulito.

Non aveva notato la sua presenza e continuò il brano cantando senza alzare la testa.

Quella canzone trasportò Yoko in un posto fuori dal tempo.

Dopo i primi due anni dallo scoppio del virus, non c’era stato più spazio per la musica come per tutte le altre forme d’arte. La gente presa coscienza dell’inevitabile epilogo che li aspettava aveva dato sfogo alle pulsioni più cruente e brutali. Violenza, morte e distruzione avevano preso il sopravvento.

Quel momento, ora, era un fascio di luce eterea che spaccava il buio.

Una volta terminato Jhon alzò lo sguardo verso di lei e rimase folgorato.

Faticò a capire se la visione fosse reale o solo uno splendido scherzo della sua mente.

A qualche metro da lui, nella sponda opposta del fiume, una dea completamente nuda, lo guardava bagnando i piedi sulla riva del fiume.

Cosa succede ora?

  • Jhon riesce a raggiungere Yoko.. (60%)
    60
  • Jhon si tuffa nel fiume per raggiungerla ma la corrente è troppo forte. (20%)
    20
  • Yoko, imbarazzata dalla sua nudità si volta e scappa. (20%)
    20
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38 Commenti

  • Ciao, DavideBerna.
    Sono arrivata in fondo a questo racconto con la stessa sensazione che, a volte, ho alla fine di un bel film di fantascienza: con la sensazione di non aver capito proprio tutto. In genere lo riguardo a distanza di tempo e i tasselli vanno al loro posto.
    Comunque, la storia mi è piaciuta, l’idea è originale e meritava un po’ di pubblico in più. Se posso darti un suggerimento: cerca di interagire di più sulla piattaforma, leggi e commenta gli altri autori in modo che loro possano conoscerti, leggerti e apprezzarti.
    Non mi resta che salutarti e aspettarti con un nuovo racconto.

    Alla prossima!

    • Ciao keziarica, grazie ancora per tutti i tuoi commenti e suggerimenti. Sono davvero felice che ti sia piaciuto. Hai proprio ragione sul fatto di interagire maggiormente nel sito. Ho iniziato il racconto a gennaio poi sono stato oltre dieci mesi fermo, li ho perso un po’ di contatto con la community. Vedremo se mi verrà in mente un altro racconto, speriamo. Ciao a presto

  • Si fiderà deve farlo
    Sei alla fine dopo un percorso che è stato piacevole seguire: ben costruito e ben guidato.
    Ti segnalo soltanto: “Dopo avergli iniettato una potente dose di sedativo finalmente si addormentò”. Sembra che ad addormentarsi sia Hans.
    E poi: “Anche Yoko lasciò che l’emozione travolgesse il suo corpo”, non mi sembra perfetta.
    Aspetto la fine, grazie alla prossima🙋

  • Immagino che l’uomo alle due spalle abbia fatto la fine dell’altro inserviente…
    visto che siamo alla fine, direi che accetta l’aiuto di Hans.
    A parte la mancanza di riferimento all’opzione votata, non ho appunto da fare. Il capitolo scorre bene, proprio come gli altri, raccontare l’azione è decisamente nelle tue corde.
    Non ci resta che leggere come andrà a finire.

    Alla prossima!

  • Scena ansiogena, ritmo, fisicità, presa. Benissimo.
    Ti segnalo: “L’inserviente lo aprì con un cigolio sommesso.” Non mi sembra perfetta.
    Non è detto come la ragazza viene buttata a terra… Dopo che ha chiesto al tipo di spogliarsi e aver sognato il viaggio sembra quasi che accetti il sesso e sia solo colpita dalla violenza del gesto. E poi quel “secco” che al lettore meno attento può suggerire che Yoko sia un maschietto😊 Scusa ho certo criticato troppo ma l’ho fatto perché la storia mi piace, solo per quello. Ciao, alla prossima

    • Ciao fenderman, non farti problemi per le critiche, sono al mio primo racconto e sono qua proprio per migliorare. Quindi le correzioni e i suggerimenti mi fanno solo bene. Nella parte dove Yoko dice al tipo di spogliarsi forse dovevo specificare che lo fa per rubargli la tuta visto che al momento è nuda. E’ che spesso quando vado a preparare il capitolo finisco con 7/8000 caratteri e nel tagliare capita che qualcosa si perde. Per il resto sono davvero felice che il racconto ti piaccia.
      Ciao e grazie per il commento.

  • Affronta l’uomo armata di bisturi.

    Ciao, Andrea.
    Un capitolo pieno d’azione che mi ha trasmesso anche angoscia, è un buon segno.
    Mi è piaciuta l’immagine del corridoio che si fa buio al loro passaggio e li segue, bella.
    Ti faccio notare qualche refuso:
    “«No.» rispose secco.” credo che a parlare sia Yoko, quindi: secca.
    “Yoko poteva sentiva la trachea…” un poteva di troppo, figlio probabilmente di una correzione.
    “di un razzo e dall’oblo…” manca l’accento sulla O. 😉
    Detto questo, ripeto: un bel capitolo aspetto quello nuovo.

    Alla prossima!

  • Ciao, siamo qui a supplicarti di far vincere i buoni che il clima nella vita vera è ormai insopportabile.
    “a qualche metro di profondità da loro” io avrei scritto. ” in profondità, a qualche metro da loro”.
    Ti ribadisco il mio apprezzamento e spero che !i accontenterai. 🙋ciao

  • La Yoko che intendo io, difficilmente di vergognerebbe della sua nudità davanti a John.
    Ciao, davideberna,
    il nome Yoko mi aveva fatto intuire qualcosa riguardo il possibile coinvolgimento di Lennon, ma mi aspettavo qualcos’altro… hai avuto un’idea originale. Ora, però, non capisco: sono loro oppure no? I tempi non combaciano… sono personaggi che hanno seguito le stesse impronte dei predecessori? Chissà… non resta che continuare la lettura. Occhio al nome che un po’ è John e un po’ è Jhon. 😉
    Ho votato per il tentativo di raggiungere la ragazza senza successo, siamo a metà, nulla è ancora perduto, ma non può essere così semplice.
    Mi piacciono le storie che coinvolgono i musicisti, ne ho scritte due qui, perciò ti seguo ancor più volentieri.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, intanto grazie mille per i tuoi puntuali commenti e per l’interesse con cui segui il mio racconto.
      Allora diciamo che John Lennon e Yoko Ono sono come il concetto da cui nascono i miei protagonisti, non sono loro né fisicamente né caratterialmente. Però hanno un qualcosa di spiritualmente simile oltre gli stessi nomi. Diciamo che è una specie di tributo.
      Per quanto riguarda la H di John, nella fretta di caricare il nuovo capitolo non mi sono accorto subito dell’errore e quando mi sono accorto era ormai troppo tardi.
      Alla prossima!

  • Direi che qualcosa la distrae…
    Ciao, sono passata a rendere la cortesia 😉.
    Per restare con i paragoni, a me il tuo di racconto ha fatto tornare in mente LA CITTÀ E LA CITTÀ di China Miéville. A parte l’uso di alcuni verbi come “scagliarsi” e “gettarsi” riferiti all’atto lanciarsi in strada e forse, un recusino, nel primo capitolo, direi che il racconto funziona e mi incuriosisce sapere di più sulla società che circonda i protagonisti. Vorrri sapere anche che fine ha fatto il fratello con Ariel, perciò seguo e aspetto il nuovo episodio.

    Alla prossima!

  • Interessante l’idea di una nuova peste che non risparmia nessuno. Così come è interessante il carattere forte della protagonista che non si arrende per amore del fratello. La lascerei scappare via per stuzzicare ancora di più la curiosità. Ti seguo

  • Secondo capitolo davvero azzeccato; azzeccato se volevi trasmettere ansia e disperazione. In quel mondaccio che vai raccontando spero esistano ancora dei valori da difendere. Tu sei bravo e il tuo potenziale è alto, non ti arrendere, ti seguo! ciao 🙋

  • Ciao, ho appena finito di leggere il tuo incipit.
    Questo capitolo è molto intrigante e la trama mi piace molto; ti seguirò.
    Voto affinché Yoko faccia altre domande su Bruno, tacendo al fratello i sintomi della sua malattia: siamo ancora al primo capitolo, quindi qualche informazione in più ci sta.
    Al prossimo capitolo.

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