L’INCUBO BLU

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede ora? Jhon riesce a raggiungere Yoko.. (60%)

Il condotto

Yoko aprì gli occhi disturbata da uno strano solletico all’altezza delle caviglie.

Quando mosse i piedi un grosso ratto si nascose svelto tra le assi divelte del pavimento.

Le ci volle un po’ per mettere a fuoco la stanza in cui si trovava, era sdraiata su un grande divano maleodorante, coperta soltanto da una tovaglia a rombi, da sotto la porta d’ingresso filtrava la tiepida luce dell’alba e l’aria frizzante del primo mattino.

Di colpo un tonfo secco la fece sussultare ma era ancora troppo intorpidita per riuscire a tirarsi su. Nella testa le risuonavano ancora le note di una vecchia canzone dei Beatles.

«Cavolo scusami, ti ho svegliato!» disse con aria dispiaciuta l’uomo appoggiandosi allo stipite della porta.

Yoko ricordò l’incrocio di sguardi sulle sponde opposte del fiume.

I suoi occhi erano scuri e profondi, mentre il naso grande ma armonioso si stagliava in mezzo alla sua faccia coperta da una folta barba scura. Aveva un viso familiare ma Yoko non riusciva in alcun modo a ricordare dove poteva averlo visto. In ogni caso ora era fondamentale capire se quella faccia rappresentava una minaccia oppure no.

«Chi sei?» chiese Yoko cercando di non dare a vedere la sua paura.

«Mi chiamo John, John Lynch.»

«Cos’è successo?»

«Hai perso molto sangue e sei svenuta» disse lui indicandole il ventre.

La tovaglia le si appiccicava umida all’altezza della vita.

«Ho attraversato il fiume a nuoto, per fortuna la corrente non era così forte e all’interno della Bolla ho avuto diverso tempo per tenermi in forma» ammiccò mostrando il bicipite tatuato. Un grosso teschio mostrava i pochi denti rimasti.

John aveva l’aria simpatica e sembrava diverso dai due gorilla che le davano la caccia coperti da caschi e tute.

«Ti ho portato nel primo appartamento che ho trovato aperto, sperando che ci fosse qualcosa per farti riprendere, ma vedo che già te la cavi abbastanza bene.»

«Perché?» chiese lei.

«Beh sarebbe stato davvero scortese non aiutare una ragazza in difficoltà.» rispose sorridendo.

John sembrava fuori dal mondo. Nessuna vena di preoccupazione solcava il suo volto. Era pervaso da un’aura serena.

«Intendevo perché sei uscito?»

«Ero semplicemente stanco di sprecare la vita aspettando qualcosa che non sarebbe mai arrivato» rispose grattandosi la nuca.

«Ma fuori non esiste vita. Potrei averti già contagiato.» disse Yoko.

Era impossibile che non avesse notato la sfumatura blu che si allargava sotto i suoi occhi.

«Non mi importa. Solo quello che mi è capitato stanotte vale 10 anni di noia passati lì dentro»

Il minuscolo soggiorno umido e impolverato scivolò nel silenzio. Dopo qualche secondo passato ad osservare le dita affusolate e pulite dell’uomo Yoko quasi gridò..

«Mio fratello è stato catturato!»

John per la prima volta cambiò espressione. Sapeva cosa succedeva alle cavie, i risultati degli esperimenti venivano mostrati giornalmente sui loro monitor, quella visione li aiutava a mantenere un comportamento esemplare. Nessuno voleva essere il prossimo. La disperata ricerca di una cura in grado di salvare l’umanità aveva scavalcato qualsiasi limite morale.

«Quanto tempo fa?» chiese lui.

«Ieri! Cosa gli faranno?» chiese Yoko tremante.

«Voglio essere più sincero possibile. Se non ha il virus glielo inoculeranno, poi dopo una settimana circa cercheranno in ogni modo di curarlo. Purtroppo dopo oltre dieci anni e migliaia di cavie la cura non è stata ancora trovata. Il tempo sta stringendo, ormai nonostante le strettissime misure le vittime all’interno della Bolla stanno aumentando a dismisura. Gli scienziati che stanno tentando soluzioni estreme e i corpi scaricati nel condotto che va al fiume sono ogni giorno di più.»

Yoko lo osservava seria.

«Ma se vuoi sapere la mia, non esiste nessuna cura. L’Incubo Blu distruggerà l’umanità e la terra sarà finalmente libera, vendicata delle atrocità commesse dalla specie più avida e malvagia di tutte. Una visione piuttosto fatalista ma ha una sua poetica, non credi?»

Lei non rispose, stava pensando a come fossero cambiate velocemente le sue intenzioni. Era stata letteralmente a un passo dal buttarsi in acqua arrendendosi all’inevitabile fine. Ora l’idea di abbandonare Rog era inammissibile.

«Una settimana. Sono ancora in tempo, come faccio ad entrare?» chiese Yoko.

«Entrare?» chiese John stupito «A meno che non voglia proporti come cavia è impossibile.»

«Hai parlato di un condotto.»

«Sì è un lungo tubo di scarico da cui i cadaveri vengono gettati nel fiume, all’interno della Bolla non esiste un vero e proprio forno crematorio e non possiamo rischiare che gli infetti… aspetta non vorrai mica…»

«Devo andare!»

Yoko fece per alzarsi ma le gambe le cedettero di colpo. John fu rapido nell’afferrarla prima che cadesse rovinosamente nel pavimento.

«Aspetta, sei ancora debole. Devi mangiare qualcosa» disse lui stringendola a sé.

Yoko aggrappata alle sue braccia notò l’odore buono dell’uomo e fissò i suoi profondi occhi neri.

«A proposito cosa mangiate fuori dalla bolla?»

Da sotto le assi del pavimento il grosso ratto squittì spaventato.

Cosa succede dopo aver mangiato il ratto?

  • Decidono di rimanere ancora un po' nell'appartamento. (0%)
    0
  • Ognuno se ne va per la sua strada. (0%)
    0
  • John e Yoko si dirigono insieme verso la bolla. (100%)
    100
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38 Commenti

  • Ciao, DavideBerna.
    Sono arrivata in fondo a questo racconto con la stessa sensazione che, a volte, ho alla fine di un bel film di fantascienza: con la sensazione di non aver capito proprio tutto. In genere lo riguardo a distanza di tempo e i tasselli vanno al loro posto.
    Comunque, la storia mi è piaciuta, l’idea è originale e meritava un po’ di pubblico in più. Se posso darti un suggerimento: cerca di interagire di più sulla piattaforma, leggi e commenta gli altri autori in modo che loro possano conoscerti, leggerti e apprezzarti.
    Non mi resta che salutarti e aspettarti con un nuovo racconto.

    Alla prossima!

    • Ciao keziarica, grazie ancora per tutti i tuoi commenti e suggerimenti. Sono davvero felice che ti sia piaciuto. Hai proprio ragione sul fatto di interagire maggiormente nel sito. Ho iniziato il racconto a gennaio poi sono stato oltre dieci mesi fermo, li ho perso un po’ di contatto con la community. Vedremo se mi verrà in mente un altro racconto, speriamo. Ciao a presto

  • Si fiderà deve farlo
    Sei alla fine dopo un percorso che è stato piacevole seguire: ben costruito e ben guidato.
    Ti segnalo soltanto: “Dopo avergli iniettato una potente dose di sedativo finalmente si addormentò”. Sembra che ad addormentarsi sia Hans.
    E poi: “Anche Yoko lasciò che l’emozione travolgesse il suo corpo”, non mi sembra perfetta.
    Aspetto la fine, grazie alla prossima🙋

  • Immagino che l’uomo alle due spalle abbia fatto la fine dell’altro inserviente…
    visto che siamo alla fine, direi che accetta l’aiuto di Hans.
    A parte la mancanza di riferimento all’opzione votata, non ho appunto da fare. Il capitolo scorre bene, proprio come gli altri, raccontare l’azione è decisamente nelle tue corde.
    Non ci resta che leggere come andrà a finire.

    Alla prossima!

  • Scena ansiogena, ritmo, fisicità, presa. Benissimo.
    Ti segnalo: “L’inserviente lo aprì con un cigolio sommesso.” Non mi sembra perfetta.
    Non è detto come la ragazza viene buttata a terra… Dopo che ha chiesto al tipo di spogliarsi e aver sognato il viaggio sembra quasi che accetti il sesso e sia solo colpita dalla violenza del gesto. E poi quel “secco” che al lettore meno attento può suggerire che Yoko sia un maschietto😊 Scusa ho certo criticato troppo ma l’ho fatto perché la storia mi piace, solo per quello. Ciao, alla prossima

    • Ciao fenderman, non farti problemi per le critiche, sono al mio primo racconto e sono qua proprio per migliorare. Quindi le correzioni e i suggerimenti mi fanno solo bene. Nella parte dove Yoko dice al tipo di spogliarsi forse dovevo specificare che lo fa per rubargli la tuta visto che al momento è nuda. E’ che spesso quando vado a preparare il capitolo finisco con 7/8000 caratteri e nel tagliare capita che qualcosa si perde. Per il resto sono davvero felice che il racconto ti piaccia.
      Ciao e grazie per il commento.

  • Affronta l’uomo armata di bisturi.

    Ciao, Andrea.
    Un capitolo pieno d’azione che mi ha trasmesso anche angoscia, è un buon segno.
    Mi è piaciuta l’immagine del corridoio che si fa buio al loro passaggio e li segue, bella.
    Ti faccio notare qualche refuso:
    “«No.» rispose secco.” credo che a parlare sia Yoko, quindi: secca.
    “Yoko poteva sentiva la trachea…” un poteva di troppo, figlio probabilmente di una correzione.
    “di un razzo e dall’oblo…” manca l’accento sulla O. 😉
    Detto questo, ripeto: un bel capitolo aspetto quello nuovo.

    Alla prossima!

  • Ciao, siamo qui a supplicarti di far vincere i buoni che il clima nella vita vera è ormai insopportabile.
    “a qualche metro di profondità da loro” io avrei scritto. ” in profondità, a qualche metro da loro”.
    Ti ribadisco il mio apprezzamento e spero che !i accontenterai. 🙋ciao

  • La Yoko che intendo io, difficilmente di vergognerebbe della sua nudità davanti a John.
    Ciao, davideberna,
    il nome Yoko mi aveva fatto intuire qualcosa riguardo il possibile coinvolgimento di Lennon, ma mi aspettavo qualcos’altro… hai avuto un’idea originale. Ora, però, non capisco: sono loro oppure no? I tempi non combaciano… sono personaggi che hanno seguito le stesse impronte dei predecessori? Chissà… non resta che continuare la lettura. Occhio al nome che un po’ è John e un po’ è Jhon. 😉
    Ho votato per il tentativo di raggiungere la ragazza senza successo, siamo a metà, nulla è ancora perduto, ma non può essere così semplice.
    Mi piacciono le storie che coinvolgono i musicisti, ne ho scritte due qui, perciò ti seguo ancor più volentieri.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, intanto grazie mille per i tuoi puntuali commenti e per l’interesse con cui segui il mio racconto.
      Allora diciamo che John Lennon e Yoko Ono sono come il concetto da cui nascono i miei protagonisti, non sono loro né fisicamente né caratterialmente. Però hanno un qualcosa di spiritualmente simile oltre gli stessi nomi. Diciamo che è una specie di tributo.
      Per quanto riguarda la H di John, nella fretta di caricare il nuovo capitolo non mi sono accorto subito dell’errore e quando mi sono accorto era ormai troppo tardi.
      Alla prossima!

  • Direi che qualcosa la distrae…
    Ciao, sono passata a rendere la cortesia 😉.
    Per restare con i paragoni, a me il tuo di racconto ha fatto tornare in mente LA CITTÀ E LA CITTÀ di China Miéville. A parte l’uso di alcuni verbi come “scagliarsi” e “gettarsi” riferiti all’atto lanciarsi in strada e forse, un recusino, nel primo capitolo, direi che il racconto funziona e mi incuriosisce sapere di più sulla società che circonda i protagonisti. Vorrri sapere anche che fine ha fatto il fratello con Ariel, perciò seguo e aspetto il nuovo episodio.

    Alla prossima!

  • Interessante l’idea di una nuova peste che non risparmia nessuno. Così come è interessante il carattere forte della protagonista che non si arrende per amore del fratello. La lascerei scappare via per stuzzicare ancora di più la curiosità. Ti seguo

  • Secondo capitolo davvero azzeccato; azzeccato se volevi trasmettere ansia e disperazione. In quel mondaccio che vai raccontando spero esistano ancora dei valori da difendere. Tu sei bravo e il tuo potenziale è alto, non ti arrendere, ti seguo! ciao 🙋

  • Ciao, ho appena finito di leggere il tuo incipit.
    Questo capitolo è molto intrigante e la trama mi piace molto; ti seguirò.
    Voto affinché Yoko faccia altre domande su Bruno, tacendo al fratello i sintomi della sua malattia: siamo ancora al primo capitolo, quindi qualche informazione in più ci sta.
    Al prossimo capitolo.

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