L’INCUBO BLU

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede dopo aver mangiato il ratto? John e Yoko si dirigono insieme verso la bolla. (100%)

Fila indiana

Lo scorrere dell’acqua fredda e pungente le solleticava la ferita nel ventre. Era stata rattoppata alla meglio dalle mani curate e attente di John ma presto si sarebbe infettata. Non che le importasse davvero visto che a breve sarebbe morta.

I due nuotavano fianco a fianco nel nero spettro della notte mentre la Bolla li guardava imperiosa. Soltanto i respiri affiancavano lo scrosciare della superficie dell’acqua colpita ritmicamente dalle loro bracciate.

Avevano conversato piacevolmente nelle ore precedenti, si erano scambiati le loro storie, i loro corpi, le loro vite.

Dopo una mezz’ora di nuotata controcorrente, a qualche metro di profondità da loro, nascosta dalle alghe, notarono l’uscita del condotto.

Si scambiarono un cenno di assenso, inspirarono aria nei polmoni e scesero nuotando verso la tetra circonferenza d’acciaio nero.

L’apertura di circa un metro e mezzo permetteva un ingresso agevole, nonostante il cadavere in decomposizione che, rimasto incastrato nella lamiera, agitava le braccia in un macabro balletto sospinto dalla corrente.

Dopo pochi secondi di risalita il tunnel non era più immerso nell’acqua e i due potettero riprendere fiato. Un odore nauseabondo misto di disinfettante e putrefazione invadeva il passaggio.

John trattenne un conato di vomito a fatica. Non sapeva nemmeno perché si era lanciato in quell’impresa, ma la cosa lo faceva sentire vivo. Avrebbe potuto scriverci una canzone.

Iniziarono a risalire lentamente il condotto, nonostante una melma scivolosa l’inclinazione non era estrema e aiutandosi con le mani percorsero diversi metri piuttosto agevolmente.

Di colpo un clangore metallico rimbombò violentemente. Dalla cima del tunnel si affacciò fioca una luce bianca poi di nuovo il buio. Dal rumore sempre più forte capirono che qualcosa si avvicinava a gran velocità. Yoko fu rapida a spostarsi lateralmente mentre John fu colpito in pieno e gridando venne trascinato di nuovo nell’acqua.

«John…» disse Yoko con un filo di voce.

«John!» ripeté stavolta più forte.

Nessuna risposta. Soltanto lo sciabordio dell’acqua sul fondo del condotto.

La ragazza si fermò indecisa sul da farsi poi continuò a salire.

Fu quando le braccia iniziarono a farle male che la sua testa, nel buio più profondo, colpì la copertura di metallo.

Ce l’aveva fatta. Aveva raggiunto la cima.

Con suo grande stupore, cigolando, lo sportello si aprì lateralmente al primo tentativo.

“I morti non tornano.” pensò.

Si scansò una ciocca di capelli gocciolante dalla fronte e con solo la vecchia tovaglia stretta intorno al suo corpo umido appoggiò i piedi scalzi a terra.

Una svogliata luce bianca al neon illuminava malamente la stanza. Una decina di cadaveri erano disposti impudicamente in fila, le schiene nude e rigide a contatto col pavimento.

Tutti, chi più chi meno, portavano sulla loro pelle i segni blu del contagio.

Improvvisamente un rumore di passi svelti che si avvicinavano scosse Yoko dai suoi pensieri.

Si guardò intorno. La stanza era piccola e rettangolare, ammassati alle pareti vi erano un paio di scarni scaffali in acciaio, mentre alla sua destra un grande tavolo bianco su cui erano disposti vari strumenti medici.

Nessun posto dove nascondersi. Poteva tornare indietro nel tunnel ma non prese nemmeno in considerazione quell’idea.

Quando l’inserviente, trascinando una barella d’acciaio, aprì la porta Yoko era nuda.

La schiena umida poggiava sul pavimento gelato, gli occhi chiusi e il respiro trattenuto, ordinatamente in fila insieme agli altri cadaveri.

Fischiettando uno stupido motivetto l’uomo le passo accanto.

Il rumore della plastica del copriscarpe le sfiorò l’orecchio destro mentre l’odore pungente del cuoio degli stivali raggiunse le sue narici.

Aprendo leggermente un occhio riuscì di sbirciare.

L’uomo era interamente bardato in un enorme tuta bianca asettica, indossava un vistoso casco di protezione e guanti di colore blu.

Continuando a fischiettare, ribaltò un corpo da sopra il carrello proprio di fianco a lei e usando i piedi lo allineò agli altri. Poi notò Yoko.

«Cavolo, come sei bella.» disse con voce roca squadrandola dalla testa ai piedi. Le appoggiò un piede sul ventre riaprendo la ferita.

Yoko trattenne un gemito mentre i polmoni iniziavano a bruciargli reclamando ossigeno.

«Guarda come ti hanno ridotto!» Poteva sentire in peso del suo sguardo.

Dopo qualche secondo l’uomo tolse il piede e si voltò allontanandosi di qualche passo. Yoko riprese finalmente a respirare.

«Ora tu farai una brutta fine!» disse improvvisamente l’uomo.

Il cuore di Yoko sembrò fermarsi.

Era stata scoperta.

Ma quando l’uomo si abbassò afferrò le caviglie del cadavere alla sua sinistra.  Poi lo trascinò a fatica fino all’imbocco dello scivolo.

«Che strano! Mi pareva di averlo richiuso.»

Si piegò e sollevò a fatica il corpo tenuto rigido dal rigor mortis, poi con una spinta decisa lo getto nello scivolo.

Chiuse con forza lo sportello e si voltò.

In quel momento incontrò gli occhi verdi di Yoko mente la lama affilata e lucente del bisturi gli sfiorava il pomo d’Adamo.

Cosa succede ora?

  • Yoko minaccia l'inserviente e si fa portare da Rog (67%)
    67
  • Yoko viene disarmata, catturata e portata tra le cavie. (17%)
    17
  • Yoko uccide l'inserviente e continua da sola la ricerca di Rog. (17%)
    17
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38 Commenti

  • Ciao, DavideBerna.
    Sono arrivata in fondo a questo racconto con la stessa sensazione che, a volte, ho alla fine di un bel film di fantascienza: con la sensazione di non aver capito proprio tutto. In genere lo riguardo a distanza di tempo e i tasselli vanno al loro posto.
    Comunque, la storia mi è piaciuta, l’idea è originale e meritava un po’ di pubblico in più. Se posso darti un suggerimento: cerca di interagire di più sulla piattaforma, leggi e commenta gli altri autori in modo che loro possano conoscerti, leggerti e apprezzarti.
    Non mi resta che salutarti e aspettarti con un nuovo racconto.

    Alla prossima!

    • Ciao keziarica, grazie ancora per tutti i tuoi commenti e suggerimenti. Sono davvero felice che ti sia piaciuto. Hai proprio ragione sul fatto di interagire maggiormente nel sito. Ho iniziato il racconto a gennaio poi sono stato oltre dieci mesi fermo, li ho perso un po’ di contatto con la community. Vedremo se mi verrà in mente un altro racconto, speriamo. Ciao a presto

  • Si fiderà deve farlo
    Sei alla fine dopo un percorso che è stato piacevole seguire: ben costruito e ben guidato.
    Ti segnalo soltanto: “Dopo avergli iniettato una potente dose di sedativo finalmente si addormentò”. Sembra che ad addormentarsi sia Hans.
    E poi: “Anche Yoko lasciò che l’emozione travolgesse il suo corpo”, non mi sembra perfetta.
    Aspetto la fine, grazie alla prossima🙋

  • Immagino che l’uomo alle due spalle abbia fatto la fine dell’altro inserviente…
    visto che siamo alla fine, direi che accetta l’aiuto di Hans.
    A parte la mancanza di riferimento all’opzione votata, non ho appunto da fare. Il capitolo scorre bene, proprio come gli altri, raccontare l’azione è decisamente nelle tue corde.
    Non ci resta che leggere come andrà a finire.

    Alla prossima!

  • Scena ansiogena, ritmo, fisicità, presa. Benissimo.
    Ti segnalo: “L’inserviente lo aprì con un cigolio sommesso.” Non mi sembra perfetta.
    Non è detto come la ragazza viene buttata a terra… Dopo che ha chiesto al tipo di spogliarsi e aver sognato il viaggio sembra quasi che accetti il sesso e sia solo colpita dalla violenza del gesto. E poi quel “secco” che al lettore meno attento può suggerire che Yoko sia un maschietto😊 Scusa ho certo criticato troppo ma l’ho fatto perché la storia mi piace, solo per quello. Ciao, alla prossima

    • Ciao fenderman, non farti problemi per le critiche, sono al mio primo racconto e sono qua proprio per migliorare. Quindi le correzioni e i suggerimenti mi fanno solo bene. Nella parte dove Yoko dice al tipo di spogliarsi forse dovevo specificare che lo fa per rubargli la tuta visto che al momento è nuda. E’ che spesso quando vado a preparare il capitolo finisco con 7/8000 caratteri e nel tagliare capita che qualcosa si perde. Per il resto sono davvero felice che il racconto ti piaccia.
      Ciao e grazie per il commento.

  • Affronta l’uomo armata di bisturi.

    Ciao, Andrea.
    Un capitolo pieno d’azione che mi ha trasmesso anche angoscia, è un buon segno.
    Mi è piaciuta l’immagine del corridoio che si fa buio al loro passaggio e li segue, bella.
    Ti faccio notare qualche refuso:
    “«No.» rispose secco.” credo che a parlare sia Yoko, quindi: secca.
    “Yoko poteva sentiva la trachea…” un poteva di troppo, figlio probabilmente di una correzione.
    “di un razzo e dall’oblo…” manca l’accento sulla O. 😉
    Detto questo, ripeto: un bel capitolo aspetto quello nuovo.

    Alla prossima!

  • Ciao, siamo qui a supplicarti di far vincere i buoni che il clima nella vita vera è ormai insopportabile.
    “a qualche metro di profondità da loro” io avrei scritto. ” in profondità, a qualche metro da loro”.
    Ti ribadisco il mio apprezzamento e spero che !i accontenterai. 🙋ciao

  • La Yoko che intendo io, difficilmente di vergognerebbe della sua nudità davanti a John.
    Ciao, davideberna,
    il nome Yoko mi aveva fatto intuire qualcosa riguardo il possibile coinvolgimento di Lennon, ma mi aspettavo qualcos’altro… hai avuto un’idea originale. Ora, però, non capisco: sono loro oppure no? I tempi non combaciano… sono personaggi che hanno seguito le stesse impronte dei predecessori? Chissà… non resta che continuare la lettura. Occhio al nome che un po’ è John e un po’ è Jhon. 😉
    Ho votato per il tentativo di raggiungere la ragazza senza successo, siamo a metà, nulla è ancora perduto, ma non può essere così semplice.
    Mi piacciono le storie che coinvolgono i musicisti, ne ho scritte due qui, perciò ti seguo ancor più volentieri.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, intanto grazie mille per i tuoi puntuali commenti e per l’interesse con cui segui il mio racconto.
      Allora diciamo che John Lennon e Yoko Ono sono come il concetto da cui nascono i miei protagonisti, non sono loro né fisicamente né caratterialmente. Però hanno un qualcosa di spiritualmente simile oltre gli stessi nomi. Diciamo che è una specie di tributo.
      Per quanto riguarda la H di John, nella fretta di caricare il nuovo capitolo non mi sono accorto subito dell’errore e quando mi sono accorto era ormai troppo tardi.
      Alla prossima!

  • Direi che qualcosa la distrae…
    Ciao, sono passata a rendere la cortesia 😉.
    Per restare con i paragoni, a me il tuo di racconto ha fatto tornare in mente LA CITTÀ E LA CITTÀ di China Miéville. A parte l’uso di alcuni verbi come “scagliarsi” e “gettarsi” riferiti all’atto lanciarsi in strada e forse, un recusino, nel primo capitolo, direi che il racconto funziona e mi incuriosisce sapere di più sulla società che circonda i protagonisti. Vorrri sapere anche che fine ha fatto il fratello con Ariel, perciò seguo e aspetto il nuovo episodio.

    Alla prossima!

  • Interessante l’idea di una nuova peste che non risparmia nessuno. Così come è interessante il carattere forte della protagonista che non si arrende per amore del fratello. La lascerei scappare via per stuzzicare ancora di più la curiosità. Ti seguo

  • Secondo capitolo davvero azzeccato; azzeccato se volevi trasmettere ansia e disperazione. In quel mondaccio che vai raccontando spero esistano ancora dei valori da difendere. Tu sei bravo e il tuo potenziale è alto, non ti arrendere, ti seguo! ciao 🙋

  • Ciao, ho appena finito di leggere il tuo incipit.
    Questo capitolo è molto intrigante e la trama mi piace molto; ti seguirò.
    Voto affinché Yoko faccia altre domande su Bruno, tacendo al fratello i sintomi della sua malattia: siamo ancora al primo capitolo, quindi qualche informazione in più ci sta.
    Al prossimo capitolo.

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