L’INCUBO BLU

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede ora? Yoko minaccia l'inserviente e si fa portare da Rog (67%)

Come burro

«Ascoltami bene» disse Yoko sussurrandogli all’orecchio mentre la punta del bisturi spingeva la plastica  della tuta protettiva fino a bucarla.

«Cerco un ragazzo, 14 anni, moro, è stato catturato 2 giorni fa. Sai dove si trova?»

Spinse ancora più a fondo la lama ferendo l’uomo all’altezza del collo.

«Rispondi, cazzo!»

«Aveva l’Incubo blu?» chiese l’inserviente balbettando.

Il suo viso era scarno e i piccoli occhi nocciola segnati da profonde occhiaie.

«No.» rispose secco.

«Allora è nelle prime aule del settore C».

Yoko gli passò un braccio attorno al collo e mantenendo il bisturi all’altezza della gola si posizionò dietro di lui.

«Andiamo.»

Uscirono dalla stanza, le lampade al neon nel lungo e spoglio corridoio si accendevano una dopo l’altra al loro passaggio azionate da sensori di movimento, mentre alle loro spalle il buio li seguiva.

Il braccio di Yoko cingeva con forza il collo dell’uomo, il seno nudo premuto sulla sua schiena. Nonostante la bassa temperatura dell’ambiente l’inserviente emanava uno sgradevole lezzo di sudore che si confondeva con quello asettico del disinfettante.

Superarono diverse porte bianche dalle quali il rumore di chi lavorava alacremente veniva accompagnato dai suoni elettronici di diversi macchinari.

«Manca ancora molto?» chiese lei guardandosi nervosamente intorno.

«Tranquilla, abbiamo un efficiente sistema che regola le uscite dai laboratori, i tempi sono ottimizzati in modo da non incontrarci mai nello stesso posto. E dalle 2 alle 4 sono io il padrone del corridoio dell’ala di ricerca» disse lui quasi vantandosene.

Yoko ragionò sul fatto che aveva perso totalmente la concezione della divisione oraria del tempo. Osservando il soffitto notò le valvole che nebulizzavano a intervalli regolari una sostanza disinfettante nell’aria. Quel luogo era rimasto l’ultimo baluardo della sopravvivenza umana.

«Come ti chiami?»

Yoko non rispose.

«Io sono Tom. Sai saranno anni che non parlo faccia a faccia con una ragazza. Viva intendo.» disse sghignazzando. «Ho visto che sei malata, posso aiutarti. E poi se hai attraversato il fiume a nuoto sarai stanca.»

Nonostante mantenesse la presa ben salda sull’esile corporatura dell’uomo il tono di quelle parole mise in allerta Yoko.

«Muoviamoci» tagliò corto.

Finalmente raggiunsero un grande portone di metallo lucido, la lettera C campeggiava in rosso sull’intera superficie. L’inserviente lo aprì con un cigolio sommesso.

Si ritrovarono in un atrio completamente immerso nel buio se non fosse per le piccole luci di emergenza rosse disposte ordinatamente sul soffitto.

Yoko rifletté per la prima volta sul fatto che la Bolla doveva necessariamente auto alimentarsi visto che le centrali elettriche erano dismesse ormai da tempo.

«E ora?» chiese lei sottovoce.

«Il settore è diviso in 15 aule in base al grado di contagio delle cavie. Se non era infetto il tuo amico sarà in una delle prime»

Yoko scrutò nell’oscurità del grande atrio quando improvvisamente un forte starnuto rimbombò nel silenzio.

Trascinò l’inserviente fino ad un disimpegno laterale. Dall’insegna consumata sulla parete doveva esserci un bagno. Chiuse la porta dietro di loro e venne invasa da un forte odore di escrementi. Rimase in ascolto ma nessun rumore seguì il primo.

«Ora spogliati, in silenzio.» disse lei abbandonando la presa.

L’uomo si tastò la base del collo con la mano destra.

«Cavolo! Hai proprio una bella stretta.»

Poi si sfilò i guanti, gli stivali e il casco. Illuminato dall’alto dalla flebile luce che filtrava da uno spioncino sul soffitto sembrava un astronauta di ritorno da altri mondi.

Yoko ripensò a quando la corsa a Marte era entrata nel vivo. Sognava spesso di decollare a bordo di un razzo e dall’oblo vedere la terra diventare sempre più piccola.

La sua schiena urtò violentemente il pavimento sudicio. Emise un gemito.

L’uomo era sopra di lei, le sue mani legnose e sudate le stringevano il collo mentre il pene eretto spingeva da sotto i pantaloni.

Yoko poteva sentiva la trachea lottare alla disperata ricerca di ossigeno e le tempie che pulsavano ferocemente mentre la vista le si offuscava.

No, la sua morte avrebbe atteso ancora.

In un lampo la lama affilata del bisturi recise la pelle e i muscoli del collo dell’uomo come fossero burro e una pioggia di sangue caldo cadde sul viso affannato di Yoko.

Bastarono pochi secondi affinché la vita abbandonasse l’uomo.

Yoko scansò il corpo e nel silenzio più assoluto indossò la tuta ormai inzuppata di sangue.

Attese una decina di minuti, chiusa in quello squallido bagno mentre la pozza di liquido scuro si allargava sotto i suoi piedi finalmente al chiuso negli stivali.

Poi si convinse ad uscire.

Percorse spalle al muro la parete alla sua sinistra fino a raggiungere l’aula numero 1.

«Rog! Ci sei?» nessuna risposta, chiamò ancora.

Finalmente nell’aula 3 qualcosa si mosse, uno zampettio veloce, un rumore di graffi sulla porta.

Riconoscendo l’odore della sua padrona il labrador iniziò ad abbaiare.

«Ariel!» gridò Yoko entusiasta.

«Chi diavolo sei?» gridò l’uomo alle sue spalle.

Cosa fa Yoko?

  • Finge di essere l'inserviente. (20%)
    20
  • Affronta l'uomo armata del bisturi. (60%)
    60
  • Scappa in cerca di un nascondiglio. (20%)
    20
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38 Commenti

  • Ciao, DavideBerna.
    Sono arrivata in fondo a questo racconto con la stessa sensazione che, a volte, ho alla fine di un bel film di fantascienza: con la sensazione di non aver capito proprio tutto. In genere lo riguardo a distanza di tempo e i tasselli vanno al loro posto.
    Comunque, la storia mi è piaciuta, l’idea è originale e meritava un po’ di pubblico in più. Se posso darti un suggerimento: cerca di interagire di più sulla piattaforma, leggi e commenta gli altri autori in modo che loro possano conoscerti, leggerti e apprezzarti.
    Non mi resta che salutarti e aspettarti con un nuovo racconto.

    Alla prossima!

    • Ciao keziarica, grazie ancora per tutti i tuoi commenti e suggerimenti. Sono davvero felice che ti sia piaciuto. Hai proprio ragione sul fatto di interagire maggiormente nel sito. Ho iniziato il racconto a gennaio poi sono stato oltre dieci mesi fermo, li ho perso un po’ di contatto con la community. Vedremo se mi verrà in mente un altro racconto, speriamo. Ciao a presto

  • Si fiderà deve farlo
    Sei alla fine dopo un percorso che è stato piacevole seguire: ben costruito e ben guidato.
    Ti segnalo soltanto: “Dopo avergli iniettato una potente dose di sedativo finalmente si addormentò”. Sembra che ad addormentarsi sia Hans.
    E poi: “Anche Yoko lasciò che l’emozione travolgesse il suo corpo”, non mi sembra perfetta.
    Aspetto la fine, grazie alla prossima🙋

  • Immagino che l’uomo alle due spalle abbia fatto la fine dell’altro inserviente…
    visto che siamo alla fine, direi che accetta l’aiuto di Hans.
    A parte la mancanza di riferimento all’opzione votata, non ho appunto da fare. Il capitolo scorre bene, proprio come gli altri, raccontare l’azione è decisamente nelle tue corde.
    Non ci resta che leggere come andrà a finire.

    Alla prossima!

  • Scena ansiogena, ritmo, fisicità, presa. Benissimo.
    Ti segnalo: “L’inserviente lo aprì con un cigolio sommesso.” Non mi sembra perfetta.
    Non è detto come la ragazza viene buttata a terra… Dopo che ha chiesto al tipo di spogliarsi e aver sognato il viaggio sembra quasi che accetti il sesso e sia solo colpita dalla violenza del gesto. E poi quel “secco” che al lettore meno attento può suggerire che Yoko sia un maschietto😊 Scusa ho certo criticato troppo ma l’ho fatto perché la storia mi piace, solo per quello. Ciao, alla prossima

    • Ciao fenderman, non farti problemi per le critiche, sono al mio primo racconto e sono qua proprio per migliorare. Quindi le correzioni e i suggerimenti mi fanno solo bene. Nella parte dove Yoko dice al tipo di spogliarsi forse dovevo specificare che lo fa per rubargli la tuta visto che al momento è nuda. E’ che spesso quando vado a preparare il capitolo finisco con 7/8000 caratteri e nel tagliare capita che qualcosa si perde. Per il resto sono davvero felice che il racconto ti piaccia.
      Ciao e grazie per il commento.

  • Affronta l’uomo armata di bisturi.

    Ciao, Andrea.
    Un capitolo pieno d’azione che mi ha trasmesso anche angoscia, è un buon segno.
    Mi è piaciuta l’immagine del corridoio che si fa buio al loro passaggio e li segue, bella.
    Ti faccio notare qualche refuso:
    “«No.» rispose secco.” credo che a parlare sia Yoko, quindi: secca.
    “Yoko poteva sentiva la trachea…” un poteva di troppo, figlio probabilmente di una correzione.
    “di un razzo e dall’oblo…” manca l’accento sulla O. 😉
    Detto questo, ripeto: un bel capitolo aspetto quello nuovo.

    Alla prossima!

  • Ciao, siamo qui a supplicarti di far vincere i buoni che il clima nella vita vera è ormai insopportabile.
    “a qualche metro di profondità da loro” io avrei scritto. ” in profondità, a qualche metro da loro”.
    Ti ribadisco il mio apprezzamento e spero che !i accontenterai. 🙋ciao

  • La Yoko che intendo io, difficilmente di vergognerebbe della sua nudità davanti a John.
    Ciao, davideberna,
    il nome Yoko mi aveva fatto intuire qualcosa riguardo il possibile coinvolgimento di Lennon, ma mi aspettavo qualcos’altro… hai avuto un’idea originale. Ora, però, non capisco: sono loro oppure no? I tempi non combaciano… sono personaggi che hanno seguito le stesse impronte dei predecessori? Chissà… non resta che continuare la lettura. Occhio al nome che un po’ è John e un po’ è Jhon. 😉
    Ho votato per il tentativo di raggiungere la ragazza senza successo, siamo a metà, nulla è ancora perduto, ma non può essere così semplice.
    Mi piacciono le storie che coinvolgono i musicisti, ne ho scritte due qui, perciò ti seguo ancor più volentieri.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, intanto grazie mille per i tuoi puntuali commenti e per l’interesse con cui segui il mio racconto.
      Allora diciamo che John Lennon e Yoko Ono sono come il concetto da cui nascono i miei protagonisti, non sono loro né fisicamente né caratterialmente. Però hanno un qualcosa di spiritualmente simile oltre gli stessi nomi. Diciamo che è una specie di tributo.
      Per quanto riguarda la H di John, nella fretta di caricare il nuovo capitolo non mi sono accorto subito dell’errore e quando mi sono accorto era ormai troppo tardi.
      Alla prossima!

  • Direi che qualcosa la distrae…
    Ciao, sono passata a rendere la cortesia 😉.
    Per restare con i paragoni, a me il tuo di racconto ha fatto tornare in mente LA CITTÀ E LA CITTÀ di China Miéville. A parte l’uso di alcuni verbi come “scagliarsi” e “gettarsi” riferiti all’atto lanciarsi in strada e forse, un recusino, nel primo capitolo, direi che il racconto funziona e mi incuriosisce sapere di più sulla società che circonda i protagonisti. Vorrri sapere anche che fine ha fatto il fratello con Ariel, perciò seguo e aspetto il nuovo episodio.

    Alla prossima!

  • Interessante l’idea di una nuova peste che non risparmia nessuno. Così come è interessante il carattere forte della protagonista che non si arrende per amore del fratello. La lascerei scappare via per stuzzicare ancora di più la curiosità. Ti seguo

  • Secondo capitolo davvero azzeccato; azzeccato se volevi trasmettere ansia e disperazione. In quel mondaccio che vai raccontando spero esistano ancora dei valori da difendere. Tu sei bravo e il tuo potenziale è alto, non ti arrendere, ti seguo! ciao 🙋

  • Ciao, ho appena finito di leggere il tuo incipit.
    Questo capitolo è molto intrigante e la trama mi piace molto; ti seguirò.
    Voto affinché Yoko faccia altre domande su Bruno, tacendo al fratello i sintomi della sua malattia: siamo ancora al primo capitolo, quindi qualche informazione in più ci sta.
    Al prossimo capitolo.

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