L’INCUBO BLU

Dove eravamo rimasti?

Cosa fa Yoko? Affronta l'uomo armata del bisturi. (60%)

Il seme della Salvezza

«E chi avesse voluto conoscere Amore, fare lo potea mirando lo tremare degli occhi miei.»

Il vecchio era andato avanti per ore continuando a ripetere quella nenia, fino a che Hans Bremer, scienziato a capo del team di ricerca, non era stato costretto a sedarlo.

Dopo avergli iniettato una potente dose di sedativo finalmente si addormentò. Non chiuse gli occhi visto che non li aveva.

Hans gli tastò con le dita la pelle indurita del petto, la macchia era di un blu scuro e dal collo si allungava fin sotto l’ombelico.

Con il minuscolo ago bucò il polpastrello dell’indice del vecchio, la goccia di sangue rosso intenso si allargò sull’epidermide. Hans ci appoggiò sopra il piccolo tampone elettronico e attese qualche secondo.

Deve esserci un errore pensò strabuzzando gli occhi.

Gettò il test rapido nel contenitore d’alluminio con sopra stampato il simbolo del rischio biologico, prese un nuovo tampone e ripeté la prova. Il risultato fu identico.

Nella sua mente iniziò ad insinuarsi il piccolo seme di una possibilità, da cui sarebbe potuto nascere uno splendido fiore chiamato Salvezza.

Rilesse per l’ennesima volta il risultato del test sul monitor giallo: 2851 giorni.

Quel vecchio era contagiato da quasi 8 anni.

Hans iniziò a sudare, voleva mettersi le mani nei capelli ma le sue dita incontrarono la superficie liscia del casco. Dopo oltre un decennio passato alla ricerca di una cura per quel dannato virus era la prima volta che si trovava di fronte a un risultato del genere.

Solitamente i contagiati morivano nel giro di qualche settimana, un mese se erano fortunati.

Era incredulo, doveva avvisare subito il presidente Rachman ma prima avrebbe riportato il vecchio nell’aula a cui era stato assegnato, la 15.

Prese la chiave magnetica, coprì la cavia più importante di sempre con un telo di plastica bianca e tenendo ben salde le mani sulla barella si avviò verso il settore C.

Improvvisamente il cane rinchiuso nell’aula 3 iniziò ad abbaiare come non aveva mai fatto prima.

Hans accelerò il passo.

Arrivato nell’atrio vide una sagoma che batteva disperatamente i pugni contro la porta dell’aula 3.

Si avvicinò piano senza essere visto né udito. L’abbaiare festoso del cane copriva i suoi passi e i cigolii del carrello. Nonostante la penombra poteva distinguere chiaramente le inquietanti chiazze di sangue sulla tuta da inserviente.

«Chi diavolo sei?» gridò Hans.

Yoko si voltò lentamente tenendo il bisturi ben nascosto nel pugno della mano destra.

Ora aveva bene a mente quanto potesse essere letale.

Da sotto la visiera protettiva lo sguardo determinato della ragazza incrociò quello timoroso dell’uomo.

Quando Hans fece un altro tremolante passo verso di lei Yoko gli puntò contro la lama insanguinata.

«Calmati» disse lui spostando a lato la barella ed allargando le braccia in segno di resa.

«Apri questa cazzo di porta!» rispose lei senza un minimo di reverenza.

Da dietro la pesante porta la voce di Rog si mischiò ai versi di Ariel.

«Ora capisco» disse Hans abbandonando le braccia lungo i fianchi.

«Sei venuta a liberare qualcuno a cui tieni molto. Tranquilla non te lo impedirò. Anzi voglio aiutarti»

Infilò lentamente la mano in una specie di marsupio e da lì tirò fuori la chiave magnetica.

Tenendola bene in mostra iniziò ad avvicinarsi con cautela.

«Ti servirà questa per aprire la porta» disse.

«Aprila tu» rispose Yoko scostandosi leggermente e mantenendo sguardo e bisturi puntati sullo scienziato.

Non voleva ripetere la disattenzione che qualche minuto prima le era quasi costata la vita.

«So che non perdonerete mai quello che abbiamo fatto. Prelevare con forza esseri umani per farne delle cavie è qualcosa di mostruoso ed aberrante. Ma era l’unica alternativa per non arrenderci alla fine. Almeno abbiamo provato a combattere. Scusateci ancora.»

Nonostante il forte accento tedesco facesse risuonare il tono delle sue parole più dure di quello che erano a Yoko sembrarono oneste e realmente dispiaciute.

Lo scienziato in cuor suo sperava di riuscire a risolvere quell’inconveniente alla svelta per poi dedicarsi allo studio della malattia del vecchio cieco. Quello sì che poteva essere la chiave di volta nella sconfitta dell’Incubo.

Quando Hans fu a pochi passi dalla porta appoggiò la tessera magnetica a un piccolo schermo led incavato nel muro che si illuminò di un verde scuro molto simile a quello degli occhi di Yoko che lo osservavano attenti.

Dopo un bip la porta si aprì.

«Yoko!» 

Rog riuscì a pronunciare appena quelle due sillabe prima di scoppiare in un pianto singhiozzante.

Anche Yoko lasciò che l’emozione travolgesse il suo corpo, non fece caso al bisturi che rimbalzò tintinnando sulle piastrelle del pavimento e accolse il corpo tremante di Rogerio tra le sue braccia. Lo strinse con forza.

Ariel saltellava scodinzolando intorno a loro lanciando guaiti di gioia.

Improvvisamente un forte sparo seguito da un esplosione di vetri infranti ruppe il loro abbraccio.

«Dobbiamo scappare!» gridò Yoko scossa dal rumore assordante.

«Vi aiuto io. Seguitemi!» disse Hans allungando la mano.

Cosa fa Yoko?

  • Con l'aiuto di Rog prende Hans in ostaggio. (17%)
    17
  • Non si fida di Hans e scappa. (0%)
    0
  • Si fida di Hans e accetta il suo aiuto. (83%)
    83
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38 Commenti

  • Ciao, DavideBerna.
    Sono arrivata in fondo a questo racconto con la stessa sensazione che, a volte, ho alla fine di un bel film di fantascienza: con la sensazione di non aver capito proprio tutto. In genere lo riguardo a distanza di tempo e i tasselli vanno al loro posto.
    Comunque, la storia mi è piaciuta, l’idea è originale e meritava un po’ di pubblico in più. Se posso darti un suggerimento: cerca di interagire di più sulla piattaforma, leggi e commenta gli altri autori in modo che loro possano conoscerti, leggerti e apprezzarti.
    Non mi resta che salutarti e aspettarti con un nuovo racconto.

    Alla prossima!

    • Ciao keziarica, grazie ancora per tutti i tuoi commenti e suggerimenti. Sono davvero felice che ti sia piaciuto. Hai proprio ragione sul fatto di interagire maggiormente nel sito. Ho iniziato il racconto a gennaio poi sono stato oltre dieci mesi fermo, li ho perso un po’ di contatto con la community. Vedremo se mi verrà in mente un altro racconto, speriamo. Ciao a presto

  • Si fiderà deve farlo
    Sei alla fine dopo un percorso che è stato piacevole seguire: ben costruito e ben guidato.
    Ti segnalo soltanto: “Dopo avergli iniettato una potente dose di sedativo finalmente si addormentò”. Sembra che ad addormentarsi sia Hans.
    E poi: “Anche Yoko lasciò che l’emozione travolgesse il suo corpo”, non mi sembra perfetta.
    Aspetto la fine, grazie alla prossima🙋

  • Immagino che l’uomo alle due spalle abbia fatto la fine dell’altro inserviente…
    visto che siamo alla fine, direi che accetta l’aiuto di Hans.
    A parte la mancanza di riferimento all’opzione votata, non ho appunto da fare. Il capitolo scorre bene, proprio come gli altri, raccontare l’azione è decisamente nelle tue corde.
    Non ci resta che leggere come andrà a finire.

    Alla prossima!

  • Scena ansiogena, ritmo, fisicità, presa. Benissimo.
    Ti segnalo: “L’inserviente lo aprì con un cigolio sommesso.” Non mi sembra perfetta.
    Non è detto come la ragazza viene buttata a terra… Dopo che ha chiesto al tipo di spogliarsi e aver sognato il viaggio sembra quasi che accetti il sesso e sia solo colpita dalla violenza del gesto. E poi quel “secco” che al lettore meno attento può suggerire che Yoko sia un maschietto😊 Scusa ho certo criticato troppo ma l’ho fatto perché la storia mi piace, solo per quello. Ciao, alla prossima

    • Ciao fenderman, non farti problemi per le critiche, sono al mio primo racconto e sono qua proprio per migliorare. Quindi le correzioni e i suggerimenti mi fanno solo bene. Nella parte dove Yoko dice al tipo di spogliarsi forse dovevo specificare che lo fa per rubargli la tuta visto che al momento è nuda. E’ che spesso quando vado a preparare il capitolo finisco con 7/8000 caratteri e nel tagliare capita che qualcosa si perde. Per il resto sono davvero felice che il racconto ti piaccia.
      Ciao e grazie per il commento.

  • Affronta l’uomo armata di bisturi.

    Ciao, Andrea.
    Un capitolo pieno d’azione che mi ha trasmesso anche angoscia, è un buon segno.
    Mi è piaciuta l’immagine del corridoio che si fa buio al loro passaggio e li segue, bella.
    Ti faccio notare qualche refuso:
    “«No.» rispose secco.” credo che a parlare sia Yoko, quindi: secca.
    “Yoko poteva sentiva la trachea…” un poteva di troppo, figlio probabilmente di una correzione.
    “di un razzo e dall’oblo…” manca l’accento sulla O. 😉
    Detto questo, ripeto: un bel capitolo aspetto quello nuovo.

    Alla prossima!

  • Ciao, siamo qui a supplicarti di far vincere i buoni che il clima nella vita vera è ormai insopportabile.
    “a qualche metro di profondità da loro” io avrei scritto. ” in profondità, a qualche metro da loro”.
    Ti ribadisco il mio apprezzamento e spero che !i accontenterai. 🙋ciao

  • La Yoko che intendo io, difficilmente di vergognerebbe della sua nudità davanti a John.
    Ciao, davideberna,
    il nome Yoko mi aveva fatto intuire qualcosa riguardo il possibile coinvolgimento di Lennon, ma mi aspettavo qualcos’altro… hai avuto un’idea originale. Ora, però, non capisco: sono loro oppure no? I tempi non combaciano… sono personaggi che hanno seguito le stesse impronte dei predecessori? Chissà… non resta che continuare la lettura. Occhio al nome che un po’ è John e un po’ è Jhon. 😉
    Ho votato per il tentativo di raggiungere la ragazza senza successo, siamo a metà, nulla è ancora perduto, ma non può essere così semplice.
    Mi piacciono le storie che coinvolgono i musicisti, ne ho scritte due qui, perciò ti seguo ancor più volentieri.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, intanto grazie mille per i tuoi puntuali commenti e per l’interesse con cui segui il mio racconto.
      Allora diciamo che John Lennon e Yoko Ono sono come il concetto da cui nascono i miei protagonisti, non sono loro né fisicamente né caratterialmente. Però hanno un qualcosa di spiritualmente simile oltre gli stessi nomi. Diciamo che è una specie di tributo.
      Per quanto riguarda la H di John, nella fretta di caricare il nuovo capitolo non mi sono accorto subito dell’errore e quando mi sono accorto era ormai troppo tardi.
      Alla prossima!

  • Direi che qualcosa la distrae…
    Ciao, sono passata a rendere la cortesia 😉.
    Per restare con i paragoni, a me il tuo di racconto ha fatto tornare in mente LA CITTÀ E LA CITTÀ di China Miéville. A parte l’uso di alcuni verbi come “scagliarsi” e “gettarsi” riferiti all’atto lanciarsi in strada e forse, un recusino, nel primo capitolo, direi che il racconto funziona e mi incuriosisce sapere di più sulla società che circonda i protagonisti. Vorrri sapere anche che fine ha fatto il fratello con Ariel, perciò seguo e aspetto il nuovo episodio.

    Alla prossima!

  • Interessante l’idea di una nuova peste che non risparmia nessuno. Così come è interessante il carattere forte della protagonista che non si arrende per amore del fratello. La lascerei scappare via per stuzzicare ancora di più la curiosità. Ti seguo

  • Secondo capitolo davvero azzeccato; azzeccato se volevi trasmettere ansia e disperazione. In quel mondaccio che vai raccontando spero esistano ancora dei valori da difendere. Tu sei bravo e il tuo potenziale è alto, non ti arrendere, ti seguo! ciao 🙋

  • Ciao, ho appena finito di leggere il tuo incipit.
    Questo capitolo è molto intrigante e la trama mi piace molto; ti seguirò.
    Voto affinché Yoko faccia altre domande su Bruno, tacendo al fratello i sintomi della sua malattia: siamo ancora al primo capitolo, quindi qualche informazione in più ci sta.
    Al prossimo capitolo.

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