Tesori dal cassonetto

Dove eravamo rimasti?

Per il prossimo capitolo, scegliamo non un oggetto ma il materiale: ceramica (50%)

“Kintsugi”

Molte persone sono convinte che la ceramica abbia una vita sola: quando si rompe non c’è nulla da fare se non buttare tutto nei rifiuti, inutile tentare di incollare i pezzi, la cicatrice rimarrebbe sempre visibile, a imperitura memoria del misfatto. Tullio non la pensava così. Non solo perché detestava buttare le cose, ma perché in quel caso in particolare, si sarebbe trattato d’una perdita irreparabile. Si sentiva vicino ai giapponesi in questo, mentre per altre cose non lo era affatto: ricordava ancora con orrore la prima volta in cui la Gianna l’aveva trascinato a mangiare quei cubetti viscidi di riso e pesce crudo. Non era riuscito a ingoiarne nemmeno uno. Ma da quando aveva letto per la prima volta — non ricordava nemmeno più, forse in una di quelle riviste che tenevano nel raccoglitore in bagno per quando la seduta si dilungava e bisognava occupare il tempo, — della nobile arte dello Kitsugi, ne era rimasto folgorato.

Non era nemmeno gran che sicuro di come si dovesse pronunciare la parola, ma approvava in pieno la filosofia che racchiudeva. Riparare gli oggetti di ceramica usando materiali pregiati — lacca a base di polvere d’oro, argento liquido, oro fuso — senza cercare di nascondere le linee di rottura come una vergogna, ma facendo di quelle cicatrici un vanto, un’aggiunta di valore all’oggetto, divenuto più nobile e prezioso proprio grazie alla riparazione. Un’idea splendida.

È un po’ come succede tra gli esseri umani, pensava Tullio: a volte, per colpa o per inavvertenza, qualcosa si spezza nei legami tra le persone, e non resta che scegliere se rinunciare e dimenticare tutto o fare del proprio meglio per ricostruire quei legami, rendendoli più forti e più belli.

Per questo, da quando il vaso preferito di Gianna era caduto esplodendo in frantumi, non era riuscito a pensare ad altro: doveva ripararlo secondo l’antica tecnica giapponese. Ancora si malediceva di essersi ostinato ad attraversare il soggiorno al buio, l’altra notte. Se soltanto avesse acceso la luce… chi aveva avuto paura di disturbare? Una stupida abitudine di chi ha vissuto in coppia per tanti anni. Quando aveva urtato il ginocchio contro il mobile e sentito il rumore della caduta, era stato come se qualcosa si rompesse anche dentro di lui. Gli era stato immediatamente chiaro, anche nell’oscurità, quale fosse la vittima della sua goffaggine. La Gianna, aveva comprato quel vaso durante la prima vacanza insieme: la costiera amalfitana in moto, erano così giovani! Si era inginocchiato a raccogliere i frantumi con un groppo in gola, chiedendo scusa ad alta voce, come se il vaso fosse vivo e potesse sentirlo.

Aveva passato diversi giorni a lisciare le asperità dei cocci di ceramica, studiare l’esatta disposizione di ognuno, verificare di non averne perso nessuno, nascosto sotto a un mobile o spazzato via per inavvertenza, mentre aspettava di ricevere il pacco con la colla e la polvere d’oro. Ora che era finalmente arrivato, poteva iniziare la riparazione.

Le mani gli tremavano leggermente, mentre mescolava gli ingredienti, ma al momento di distribuire il prezioso preparato sul bordo del primo frammento il bastoncino era fermo e sicuro, come le dita che lo reggevano. Tullio fece combaciare i margini dei due primi pezzi: ci voleva pazienza e volontà — non aveva mai affrontato un puzzle così complicato, — ma era ben deciso a riuscire.

Una volta che il vaso fosse stato di nuovo intero e saldo, avrebbe ricominciato a riempirlo di fiori. Non mancavano mai, in casa, quando la Gianna era ancora viva. Era risoluto a riprendere quell’abitudine.

Dopo aver atteso il tempo necessario ed essersi assicurato che l’insieme dei due primi frammenti reggesse, iniziò l’incollatura del tassello successivo. Aveva studiato la tecnica nei minimi dettagli: una volta riassemblato il tutto, avrebbe dovuto ripassare un velo della miscela dorata sulle linee di congiunzione, per renderle ben nette e brillanti.

Il tuo vaso sarà ancora più bello e prezioso di prima, Gianna, vedrai.

Lavorava in modo meticoloso, prendendo il tempo di ricomporre tutto nel modo più preciso possibile, si sforzava di rispettare al millimetro i motivi esagonali della fantasia. L’oro delle giunture gli sembrava già sposarsi in modo armonioso con il bianco e il blu della ceramica. Si sentiva fiducioso, voleva esserlo, doveva riuscire a ridare vita e lustro a quel vaso. Non era solo un oggetto, non del tutto.

Dentro di sé, era abbastanza sicuro di farcela, le sue mani potevano riparare tutto, era sempre stato così. Avrebbe voluto essere altrettanto capace di colmare le crepe nei rapporti umani. Ripristinare la fiducia in lui che sua figlia sembrava aver perduta. Forse era il motivo per cui quella riparazione gli sembrava così importante: era come se sentisse che se poteva ridare unità e smalto a quei frammenti sparsi, anche per i cocci del suo legame con la figlia c’era speranza. Doveva solo trovare la colla giusta, il materiale prezioso per far brillare di nuovo il rispetto per lui negli occhi di Lucia.

Non cosa, ma dove?

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29 Commenti

  • Ciao, B.
    Io opto per il progetto, parrebbe che qualcosa in cantiere già ci sia…
    Smuovere la terra dura non è facile, io che nell’orto ci vado di quando in quando ne so qualcosa. Mi piace l’idea di rappresentare la sensazione di avere accanto una persona cara come un arto fantasma, per come lo fai scritto mi hai fatto tornare alla mente Lecter che parla al senatore in aeroporto, ma è stato un flash minuscolo 🙂.
    Lo sai che mi piace il tuo stile, che te lo dico a fare? ( per restare in ambito cinematografico).

    Brava, B. Come sempre

    Alls prossima!

  • Ciao, B.
    Non so perché ma in questo momento il giardino ispira parecchio anche me…
    Quello che mi piace dei tuoi scritti è che contengono sempre un messaggio: fanno riflettere sulle cose della vita. Anche a me è capitato di rompere oggetti appartenuti a mia madre e la cosa mi ha lasciato un gran senso di perdita, quando si dice: “il valore sentimentale”. Avessi conosciuto la tecnica Kintsugi, magari, li avrei riparati mettendo a tacere coscienza e nostalgia.
    Non ho nulla da aggiungere o da eccepire, sono contenta che tu sia tornata a scrivere e aspetto il nuovo episodio.

    Alla prossima!

    • Dici che lo mandiamo a zappare, Tullio? 😉
      Io ho fatto un po’ come il mio personaggio: una volta, non so più dove ho letto di questo modo di rendere un oggetto rotto più prezioso di quando era nuovo e ne sono rimasta incantata. Sarà perché odio buttare le cose…
      (Sì, la colpa è solo tua se ho ripreso in mano questa storia, te lo confermo XD)

  • Vada per il giardino, che è più concreto di un altrove non precisato e può riservare più sorprese del furgone.
    La tua è una raccolta di episodi molto particolare (mi chiedo se siano collegati da una trama vera e propria o solo da un filo conduttore) e scritta molto bene. Mi piace la sensibilità che emerge dal testo e mi intriga la tua capacità di creare delle storie attorno a oggetti minimi. Leggerò sicuramente oltre.

  • Zuppiera
    Questa tua storia mi ricorda una fiction tv “Il restauratore”, mi piace l’idea che qualcosa di nessun valore per uno sia di grande valore per qualcun altro. Il tuo Tullio deve proseguire il giro dei cassonetti e farci vedere cosa troverà!
    Ci sono!

  • Zuppiera
    Questa tua storia mi ricorda una fiction tv “Il restauratore”, mi piace l’idea che qualcosa di nessun valore per uno sia di grande valore per qualcun altro. Il tuo Tullio deve proseguire il giro dei cassonnetti e farci vedere cosa troverà!
    Ci sono!

  • Zuppiera
    Questa tua storia mi ricorda una fiction tv “Il restauratore”, mi piace l’idea che qualcosa di nessun valore per uno sia di grande valore per qualcun altro. Il tuo Tullio deve proseguire il giro dei casonnetti e farci vedere cosa troverà!
    Ci sono!

  • Ciao, andiamo a rovistare, è divertente. In soffitta, in cantina o ai cassonetti perche no? Le storie finite vogliono tornare a vivere. Chissà che cosa può raccontare una gabbia! Ti aspetto al prossimo capitolo, per ora grazie. Ciao🙋

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