CASA DOLCE CASA

Dove eravamo rimasti?

Francis si dirige dove? All'ospedale (100%)

LA LETTERA

Francis riuscì finalmente a liberarsi dalla maledetta cintura di sicurezza. Era SOTTOSOPRA, e confuso, quindi ci impiegò un po’ a capire dove fosse la maniglia per aprire lo sportello. 
Quando ci riuscì però, tirò un sospiro di sollievo e strisciò fuori nel fango.

« Bene, perfetto, guarda com’è ridotta la mia giacca, e guarda la camicia e la cravatta! »

Si tastò addosso, controllando che non ci fosse niente di rotto. 
Niente fratture, niente commozioni cerebrali, niente… non si era fatto niente.
Si accucciò e rientrò nell’abitacolo, prendendo il tablet, e la pistola dentro il porta oggetti. 

« Bene, ora posso andare. »

Il Tablet era ancora acceso, ancora su quel maledetto video così strano.

L’amore, l’obitorio, l’amore, l’obitorio, l’amore, l’obitorio
Le dimezziamo la caparra, le dimezziamo la caparra, le dimezziamo la caparra

Quei due continuavano così in una cantilena stupida e ridondante. Le loro facce: delle maschere di sangue rappreso, erano tuttavia così felici e sorridenti.

« Dannate teste di cazzo smettetela basta! »

Francis tolse il video ed uscì da Youtube.

« Ma che poi questi video non dovrebbero essere rimossi all’istante? Chi ce li ha messi sti due qua sopra? »

« Devo proseguire! »

Davanti a lui c’era il bosco, e la pioggia, la fitta pioggia. Il terreno bagnato e fangoso lo faceva affondare fino alle caviglie, rovinandogli anche le scarpe.

« Quello stupido paese dev’essere qui vicino! Forse è lì che è andato a rifugiarsi Carl!… »

Così proseguì. Visto che era totalmente circondato dalla vegetazione, prese l’unica strada possibile: una stradina che si biforcava tra gli alberi. Avrebbe potuto risalire il fosso, certo, per tornare su in strada e chiedere aiuto, ma era anche vero che quella strana stradina lo attirò, ed insospettì sin da subito.
Cosi andò avanti.
Qualche metro più in là, per terra trovò uno strano bauletto di acciaio, verniciato di verde. Aveva anche le chiavi inserite nella piccola serratura.

« Che cos’è? »

Lo aprì, dentro c’erano delle munizioni per berretta 56. 

« Eddaaai, proprio quelle che mi ci vogliono! Si da il caso che io abbia una pistola berretta 56! Alla faccia tua Carl, brutto stronzo! »

Ma l’assenza di Carl però si sentiva. Una parte di lui lo detestava per averlo abbandonato lì in quel modo, ficcato in una macchina a testa in giù. Ma l’altra lo amava. Adesso con chi avrebbe parlato?
Francis proseguì, più avanti c’era una piccola casetta di legno.

« Probabile che sia un capanno o una rimessa di qualche pecoraro. Qui sono tutti pecorari! »

Era ora di fumare: Francis si accese una sigaretta. Poi raggiunse il capanno. Il tetto era di lamiera e le pareti di legno vecchio, fradicio e marcescente. All’interno v’era solo un tavolo di legno con sopra un volantino.

Sabato 15 Novembre la festa del raccolto! Ci saranno balli in maschera! Musica! E tanto tanto cibo!

« Dio mio già mi manca la città… »

Posò il volantino con disprezzo…

«  Ma quel ciccione del capo in che remoto angolo dell’universo mi ha mandato? Ma dove sono finito? »

Fece per voltarsi verso l’uscita e…

« Buongiorno. Mi chiamo Francis Morganti, sono delle forze dell’ordine. La macchina lì in fondo è la mia, ho fatto un incidente. Lei sa dove  finisce questa stradina? »

La donna ferma davanti all’uscita non rispose.

« Lei, PARLA LA MIA LINGUA? »

Francis glielo disse scandendo le parole.

« Forse è straniera, o sordomuta… o forse è semplicemente ritardata. »

La capigliatura che aveva gli ricordò vagamente quella della donna in quello strambo video su internet, ma la faccia era tempestata di rughe e bubboni. Gli occhi spaesati.

« Signora, le ho detto se parl… »
Crack!
« Oh signore Iddio! »

Il collo della donna si inclinò di lato fino allo stremo. All’interno si sentì il rumore di ossa. Ma era un rumore di ossa frantumate!
Francis la guardò sbalordito.

« Signora si sente bene? »

Il torace della donna si allargò a dismisura, la sua faccia cominciò come a squagliarsi, o meglio, a bollire. Quei grossi bubboni esplosero e una marea di pus giallognolo e rosso schizzò addosso a Francis, poi anche il torace scoppiò, e un fiume di sangue e organi gli fece un orrendo bagno.

« Cazzo che schifo! »

Della strana donna erano rimasti solo il bacino e le gambe ancora erette. Francis corse subito verso l’auto.

« La valigia! La valigia! Per fortuna che ho la valigia con dentro il cambio! Devo togliermi questo schifo di dosso! Me l’ero pure scordata… sarei andato in paese senza panni puliti! Oh, Carl questa te la sei persa Carl! Questa dovevi proprio vederla! »

Francis ritornò quindi alla sua camaro ed aprì il portabagagli. Per fortuna che aveva il cambio pulito! Aprì la valigia. Poggiata sui panni e sulla biancheria accuratamente piegata e messa in ordine c’era un foglio: era una lettera.

Vieni a Fontefredda, all’hotel Le Rose. Ti aspetto!
Con tanto affetto e amore: la tua Carla!

« Che cosa?… »

Il problema era che quella lettera non c’era prima nella valigia.
E ce n’era anche un altro di problema, forse pure più grosso: Carla, sua moglie, era morta di tumore due anni fa.

Francis raggiunge finalmente il paese e l'hotel.

  • C'è il maresciallo del paese che vuole aggiornarlo sul caso per cui si è diretto lì... (0%)
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  • Carla non c'è, c'è solo l'anziana direttrice dell'hotel e il suo gatto (100%)
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  • Carla c'è, non è vero che è morta (0%)
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19 Commenti

  1. Te lo dico subito! Non accetterei mai un passaggio da Francis né tantomeno le sue patatine 😂. Scherzi a parte, mi piace questo primo episodio. Hai descritto molto bene il protagonista e sei stato bravo nell’incuriosire il lettore. Ti seguo

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