Clara nel paese delle meraviglie

Dove eravamo rimasti?

Quale sarà questa nuova occasione di guadagno? Delle mostre in giro sul territorio (50%)

La tragedia

In occasione della festa della donna, le pari opportunità della Provincia di Siena avevano deciso di spalmare una serie di eventi su tutta la provincia, e in particolare avevano organizzato una serie di mostre in varie cittadine quali Monteriggioni, Radicondoli, Casole d’Elsa, Colle val d’Elsa, Poggibonsi e naturalmente San Gimignano. L’idea era quella di mescolare diverse donne artiste di tutta la provincia, tenendo esposizioni di una decina di giorni a turni in luoghi diversi dalla propria sede di residenza. Fu così che Clara andò a Radicondoli, mentre le sue socie furono mandate chi in un luogo chi un altro. Dato che ognuna di loro teneva la mostra per soli dieci giorni, si poterono dare il cambio con il negozio, coprendo i turni di chi era impeganto altrove. Fu una bella esperienza, che permise loro di conoscere anche altre artiste, una delle quali era proprio Laura, l’orafa. Lei aveva esposto con Daniela e le sue “meduse” in vetro, e parlando aveva saputo di Pentarte e si era detta interessata. Dopo averla conosciuta in occasione di una cena organizzata ad hoc, le socie decisero di accettarla a far parte del loro gruppetto. Per lei furono acquistate due vetrinette (Ikea naturalmente!) che posizionarono al centro del negozio, dove facevano bella mostra di sé piccoli gioielli in oro e argento creati dalle sue abili mani. Il lavoro andava sempre meglio, e Clara era soddisfatta di avere anche del tempo per sé, per fare altro, per la sua musica, per ospitare i figli ogni tanto, per visitare il territorio sola o in loro compagnia.

Poi, un giorno, era in casa sola e stava rigovernando dopo aver pranzato quando le suona il cellulare. Un messaggio di un amico la invita ad accendere la televisione. Cosa che fa subito, incuriosita, ma ciò che vede fatica a comprenderlo, e la riempie di orrore e incredulità. Vede un grattacielo fumare, una grossa nuvola nera ricoprirlo per metà, e piccole forme indistinte scendere dall’alto e volteggiare nel vuoto. Quando comprende che è un palazzo a New York che sta bruciando, ecco comparire un aereo a bassa quota, che in pochi secondi va a schiantarsi addosso al secondo grattacielo lì accanto.
L’orrore e l’incredulità la investono. Per un paio di ore non riesce a muoversi, è bloccata davanti a quello schermo, dove le immagini si ripetono e si ripetono, in un orrore che sembra non avere fine.

Chiama i suoi figli, ognuno di loro con lo stesso sgomento nelle parole e nel cuore, sentiva il bisogno di averli vicini, di ritrovare i suoi affetti, di parlare con loro per sentire che il mondo era ancora allo stesso posto. Nemmeno loro trovavano le parole per consolarsi a vicenda, stupefatti, bloccati dentro quell’incredulità che non voleva arrendersi all’evidenza di tanto orrore.

Più tardi passò lo stesso dalla bottega, anche se non era il suo turno, c’erano comunque turisti in giro, ovunque lo stesso sbalordimento incredulo, volti immobili nell’orrore delle notizie appena apprese, parole che non sapevano trovare un senso né una consolazione. Le persone si aggiravano per le vie della cittadina come sonnambuli, come persi dentro una nebbia di stupore orrifico, di incapacità ad accettare ciò che avevano appena visto o saputo. C’era palpabile una sensazione di fragilità, di insicurezza, di paura nel domani. Chiunque percepiva che nulla sarebbe stato più come prima.

E fu così infatti. Il primo influsso che la tragedia ebbe sulla cittadina toscana fu un calo preponderante di turisti, in particolare americani. Proprio quelli che un tempo avevano riempito le tasche dei commercianti del luogo, quelli che arrivavano con pacchi di dollari in contanti, quelli che non guardavano nemmeno i prezzi, e compravano, compravano, compravano.

L’enormità di quella tragedia li aveva richiamati in patria, e chissà se e quando sarebbero tornati. Per giorni e giorni non si parlò d’altro, le conversazioni avevano sempre tutte lo stesso tema, il terrorismo, l’enormità di quella tragedia, alimentate anche dai continui aggiornamenti dei media. Anche a San Gimignano la paura serpeggiò per molti giorni e settimane, ed era visibile dal fatto che per diverso tempo stazionarono delle camionette di carabinieri ai piedi delle due torri gemelle del Salvucci, dietro piazza del Duomo. La similitudine delle torri faceva temere un altro atto criminale, anche se il buon senso diceva che l’Italia non era bersaglio del terrorismo. Ma il vento di guerra stava soffiando forte, e passava anche sulla Toscana.

Piano piano il lavoro riprese, qualche turista ricominciò a viaggiare, la cittadina si riempì nuovamente anche di turisti, anche se si percepiva una sorta di inquietudine. In giro non si parlava d’altro, e anche nelle chiacchiere piacevoli con Pietro e i loro amici le conversazioni faticavano a ritrovare la leggerezza di sempre.
Clara sentiva chiaramente che il mondo era cambiato, c’era un “prima” e un “dopo” la tragedia, e niente sarebbe stato più lo stesso.

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24 Commenti

    • Non mi ero accorta di essere arrivata già al decimo capitolo, così ho dovuto stringere il finale, che nelle mie intenzioni era diverso. Manca un pezzo della storia, ma pazienza. Ci tenevo però a finire con questo finale tragico, reale, perché veramente da lì in poi tutto è stato differente. Ciao, ci vedremo fra un po’ temo…sono a corto di storie.

  1. E’ un racconto piacevole, per ora non è successo molto, ma le scene raccontate bastano da sole a convincere il lettore ad andare avanti. Si vede che conosci bene la materia che tratti, le descrizioni di San Gimigniano, le diversità dialettali, le tecniche della ceramica. Le scelte proposte sono tutte interessanti e simpatiche, scelgo la liutaia solo perché di scultrici ne hai già presentate due. Buon lavoro!

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