Clara nel paese delle meraviglie

Dove eravamo rimasti?

Chi saranno le prime conoscenze di Clara? Ilaria e Cristina, le vicine di bottega (100%)

Prime amicizie

Mancavano pochi giorni a Pasqua e l’apertura della stagione turistica si stava avvicinando a grandi passi. Clara era emozionata, piena di aspettative, e aveva lavorato come una matta per sistemare la sua bottega. Questa si affacciava su una splendida piazza con al centro il classico pozzo o cisterna, e tutto intorno varie altre botteghe e una locanda con tavolini all’aperto. Un lato della piazza era chiuso dalla basilica di Sant’Agostino, che dava il nome alla piazza.
Dalla porta si accedeva ad un lungo corridoio, piuttosto stretto, sui lati del quale Clara aveva posizionato da un lato uno scaffale bianco sul quale aveva esposto le sue creazioni, sull’altro lato solamente delle catenelle alla parete, alle quali poteva poi appendere altra oggettistica ma anche quadri in seta, pannelli, sculture da parete.
In fondo il corridoio si apriva su un ampio salone, nel quale c’era il laboratorio vero e proprio. Grandi scaffali in semplice legno grezzo con tutta l’attrezzatura necessaria, argille varie, pennelli, smalti, colori, forme in legno o gesso, tutto quanto serve ad un ceramista per il suo lavoro. In un angolo facevano bella mostra di sé il grande forno elettrico e il tornio. In un altro angolo un bel tavolino antico fungeva da cassa e per impacchettare le vendite, che Clara sperava sarebbero state numerose.

La bottega purtroppo non aveva una vetrina vera e propria, solo la porta a vetri, ma Clara si era ingegnata posizionando all’esterno un paio di cassette con dei fiori, e aveva creato una sorta di insegna con il suo nome in argilla, che aveva fissato ai due lati della porta. La sera li ritirava all’interno, ma durante il giorno facevano notare subito ai passanti che lì c’era qualcosa. E fra i primi visitatori che arrivarono ci furono le sue due vicine di bottega, che subito andarono a conoscerla, ben felici di avere qualcuno con cui trascorrere i tempi morti fra un turista e l’altro.

La prima era Cristina, una bella donna bionda, alta e longilinea. Viveva poco lontano da San Gimignano con il marito, agricoltore, e si occupava della bottega insieme ad Ilaria, che al contrario era piccola e mora. Così come Cristina era più tranquilla e posata, tanto Ilaria era vivace e frizzante, sempre in movimento e sempre pronta a scoppiare in una squillante risata. Era fidanzata e il suo ragazzo gestiva un bar-locanda sulla strada che saliva verso la cittadina murata. Il loro negozio era di proprietà di due agricoltori biologici della zona, che in quel modo vendevano i loro prodotti: vino, olio, olive, formaggi, miele, tutto biologico. Poi le due ragazze avevano aggiunto dell’oggettistica di loro gusto, pashmine in cashmere, moderne borse in paglia colorata, abbigliamento di produzione artigianale. Facevano i turni a gestire la bottega, un giorno a testa, o secondo necessità, e le cose funzionavano.

Sull’altro lato della bottega di Clara invece c’era un orologiaio del posto. Persona piuttosto sgradevole, che evidentemente non amava “gli stranieri” come chiamava chiunque non fosse nativo del posto. Al mattino quando Clara arrivava trovava sempre posizionato davanti alla sua porta il motorino di questo signore, che ne ostruiva l’ingresso. Dopo alcuni giorni glielo fece rimarcare chiedendogli la cortesia di posteggiarlo altrove, sperando che lui la smettesse con questi dispetti infantili.

Ilaria e Cristina le parlarono degli altri occupanti della piazza. Genziana che gestiva la locanda, di origini veneziane si era trasferita lì per amore, ma ora si ritrovava con quattro figli da crescere e con un marito disoccupato e alcolizzato. Era sempre di corsa, la si vedeva camminare veloce attraversando la piazza con le sue lunghe gonne un po’ da zingara, quai sempre per recarsi in Comune a reclamare per qualcosa, sempre un po’ sul piede di guerra per difendere la sua attività. La piazza S. Agostina era decentrata rispetto al fulcro della cittadina, e i turisti talvolta ci capitavano per caso, non come nella ben più famosa piazza della Cisterna, o piazza del Duomo, che erano sempre stracolme di persone con il naso all’insù ad osservare gli antichi palazzi e le famose torri. Così lei come altri si davano da fare per cercare di attirare i turisti fino a lì, fa loro sapere che anche fuori dal centro c’erano botteghe interessanti da visitare, artisti e artigiani che valeva la pena conoscere.

Come il pittore acquarellista di origini egiziane, sposato con un’italiana, persona molto sensibile e profonda, che aveva bottega dall’altro lato della piazza. I suoi dipinti erano delicatissimi e pieni di poesia, come solo gli acquerelli sanno essere, rappresentazioni di paesaggi toscani di una delicatezza infinita. Parlare con lui era interessante, in un piuttosto buon italiano amava filosofare, e le sue conversazioni non erano mai banali ma sempre profonde e piene di saggezza.

Chi sarà la prossima conoscenza di Clara?

  • Alton, lo scultore (0%)
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  • Gianni, il proprietario della bottega (50%)
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  • Gioia, un'altra ceramista (50%)
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16 Commenti

  1. E’ un racconto piacevole, per ora non è successo molto, ma le scene raccontate bastano da sole a convincere il lettore ad andare avanti. Si vede che conosci bene la materia che tratti, le descrizioni di San Gimigniano, le diversità dialettali, le tecniche della ceramica. Le scelte proposte sono tutte interessanti e simpatiche, scelgo la liutaia solo perché di scultrici ne hai già presentate due. Buon lavoro!

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