Clara nel paese delle meraviglie

Dove eravamo rimasti?

Chi saranno i prossimi amici di Clara? Antonio lo scultore argentino e sua moglie Ingrid, svedese (67%)

Nuove conoscenze

Clara si recava spesso a trovare i suoi amici milanesi trasferiti a San Gimignano. La loro bottega si trovava in una strada che dalla piazza Cisterna scendeva verso quello che un tempo era un carcere. Infatti si chiamava “via delle Carceri”. In tempo di guerra era stato requisito e utilizzato per ospitare truppe, poi come ospedale per curare e medicare feriti e ammalati, ora era inutilizzato anche se il Comune aveva dei progetti per sistemarlo e utilizzarlo per la popolazione.

Accanto a loro una giovane coppia aveva aperto da poco una nuova bottega. Erano Antonio, argentino con antenati italiani, e Ingrid classica bionda svedese. Erano entrambi bellissimi, ed era un piacere per gli occhi guardarli. Antonio era scultore, molto bravo e con uno stile che a Clara piaceva molto. Le sue opere in gesso o marmo rappresentavano vagamente figure, sempre molto tondeggianti e morbide, molto femminili. Dipingeva anche piccoli bozzetti che probabilmente erano idee che poi avrebbe trasformato in materia. Sua moglie invece era una stilista, e con il suo gusto tipicamente nordico creava abiti semplici ed eleganti allo stesso tempo. Dalle sue sapienti mani nascevano camicie e casacche tipo kimono, larghi e ampi pantaloni, abiti avvolgenti con linee pulite ed essenziali, tutto con tessuti preziosi come seta e lino, nei colori tenui, azzurri, verde acqua, sabbia. Erano due stili che si abbinavano bene tra di loro, e la bottega era attraente e invitante. Ingrid lavorava da casa, nel suo atelier di sartoria, anche Antonio scolpiva nel suo laboratorio situato in una parte del casale dove vivevano, ma poi lui restava in bottega per accogliere i turisti. Così Clara era con lui che chiacchierava quando passava a salutare i suoi amici, e qualche volta si ritrovavano anche a cena tutti insieme. Di fronte alle loro due botteghe, sulla stessa via c’era l’Osteria del Carcere, gestita da una milanese e dal suo compagno brasiliano. Offrivano solamente prodotti locali, niente spaghetti o hamburger da loro, ma squisito lardo di colonnata, ribollita, zuppa di cipolle, terrine, salumi e formaggi della zona, tutto annaffiato da vini locali, iniziando dalla famosa Vernaccia di San Gimignano. Anche loro erano simpatici ed Elena scoppiava con facilità in grandi risate, mentre Ràmon aveva seguito un corso di sommelier per conoscere e abbinare meglio i vini ai piatti che servivano.

Quelle serate in compagnia erano assai importanti per Clara, che viveva sola e lontana dalla sua famiglia. Non che ne avesse nostalgia, questo no, ma ovviamente le mancava non vedere spesso i suoi figli, come pure le amiche storiche che aveva lasciato. Tutti le avevano promesso che sarebbero venuti a trovarla, e lei era sicura che prima o poi sarebbe successo, ma era ancora presto, la stagione appena iniziata e lei in fondo era lì da pochi mesi. Forse con l’arrivo dell’estate e delle vacanze qualcuno le avrebbe fatto visita. Nel frattempo si rallegrava per le nuove amicizie che stavano nascendo sul posto.

Che contemplava anche tutta una serie di personaggi tipici e caratteristici. Come il gelataio Dondoli, che vantava il primo premio nella competizione del miglior gelataio del mondo oltre a numerosi altri premi. E in effetti i suoi gelati erano buonissimi e particolari, come il “Dolceamaro”, la “Crema de’ pazzi”, il “Sorbetto di Vernaccia”, lo “Zabaione di Vinsanto”, senza dimenticare il famoso e delizioso “Crema di Santa Fina”, crema di zafferano e pinoli. In alta stagione si rischiava di aspettare parecchio prima di poter entrare nella piccola gelateria ed essere serviti di una di quelle delizie.

Altro personaggio tipico era Andrea l’arpista. Lo si poteva incontrare spesso qua e là nella città, impegnato a suonare la sua arpa o a chiacchierare con qualche turista di passaggio che si fermava ad ascoltarlo. O Italo il salumaio, appassionato ciclista e compositore di sonetti. Gestisce la sua salumeria con il sorriso ma attento giudice delle umane debolezze dei suoi frequentatori. Una delle ultime botteghe alimentari in paese, che’ tutte ormai si sono trasformate in acchiappa turisti e non sai più dove acquistare un filone di pane o un litro di latte. Ma San Gimignano questo è ormai, una fiera di mercanti volti al guadagno sfruttando il turismo e la fama della meravigliosa cittadina murata. Per le spese quotidiane c’è Poggibonsi, la città satellite a pochi chilometri, dove si trovano tutte le comodità: supermercati, mercerie, ferramenta, banche, cinema e altro. Oppure volendo settimanalmente c’è il mercato in città, che permette con le sue bancarelle anche ai cittadini locali di poter provvedere ai loro bisogni senza doversi spostare giù in valle.  

Questa era quindi la vita di Clara in quel momento. Nuove amicizie, nuove conoscenze, e finalmente vendite delle sue creazioni. La prima volta che un turista le aveva messo fra le mani un oggetto, aveva sentito un balzo al cuore e si è detta “allora funziona! Allora qui si vende, finalmente!

Quali saranno le prossime scoperte di Clara?

  • L'associazione artisti e artigiani (100%)
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24 Commenti

    • Non mi ero accorta di essere arrivata già al decimo capitolo, così ho dovuto stringere il finale, che nelle mie intenzioni era diverso. Manca un pezzo della storia, ma pazienza. Ci tenevo però a finire con questo finale tragico, reale, perché veramente da lì in poi tutto è stato differente. Ciao, ci vedremo fra un po’ temo…sono a corto di storie.

  1. E’ un racconto piacevole, per ora non è successo molto, ma le scene raccontate bastano da sole a convincere il lettore ad andare avanti. Si vede che conosci bene la materia che tratti, le descrizioni di San Gimigniano, le diversità dialettali, le tecniche della ceramica. Le scelte proposte sono tutte interessanti e simpatiche, scelgo la liutaia solo perché di scultrici ne hai già presentate due. Buon lavoro!

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