Clara nel paese delle meraviglie

Dove eravamo rimasti?

E adesso, dove andiamo? La Musica (50%)

Beate

Durante la stagione e in particolare nei mesi estivi il Comune organizzava moltissime iniziative in città, per intrattenere i turisti. Feste medievali con la partecipazione di tutta la popolazione in costume, manifestazioni canore e musicali, teatri di strada, opere liriche. Succede così che Alton, che abitava sopra il suo studio in piazza del Duomo, in occasione di una di queste opere invita diversi amici in casa sua, da dove poter assistere all’opera comodamente dalle sue finestre.

Anche Clara ci va, incuriosita e felice di conoscere anche persone nuove. Mentre sta chiacchierando piacevolmente con alcuni amici vede entrare…una persona. Non molto alta, esile, le mani in tasca e l’andatura indifferente di chi non ha nessun pensiero al mondo e nulla da fare in assoluto. Capelli tagliati corti, sandali birkenstock ai piedi, calzoni al ginocchio, t-shirt bianca e una giacca di taglio maschile. Subito Clara pensa ad un ragazzo, da lontano l’impressione è quella di un adolescente, o un giovane uomo appena superata la maggiore età. Poi la persona si avvicina e si presenta con un grande sorriso: “ciao, sono Beate, tu chi sei?” e Clara scopre così che si tratta di una donna, e nemmeno così giovane come le era sembrato da lontano.
Iniziano subito a chiacchierare, una corrente di simpatia passa fra le due, Beate le dice di essere una liutaia, di origine tedesca ma di essere cresciuta a Roma. Si fa spiegare dove Clara ha la bottega, promettendole di passare a visitarla.
Infatti un paio di giorni dopo Clara se la ritrova in bottega, sempre con la sua aria scanzonata e apparentemente nullafacente. Beate le confessa che adora il proprio lavoro, ma adora ancora di più girare per la città a chiacchierare con gli amici, come pure con persone sconosciute. Adora il cappuccino, le dice, e passa diverso tempo al bar. Le dice anche di amare le donne, ma quando Clara le risponde che lei invece preferisce gli uomini…ci fanno su una risata e decidono che questo non le separerà. Sarà anzi l’inizio di una bellissima amicizia. In breve le due donne scoprono di avere molte cose in comune, entrambe amano la musica (questo piuttosto ovvio visto il mestiere di Beate) e il cinema, e inizieranno presto ad andarci insieme regolarmente.

Beate viveva in un casale di contadini immerso nel bosco, che bisognava attraversare per arrivare a casa sua, dove aveva anche il laboratorio. Qualche anno dopo l’avrebbe spostato in città, proprio vicino al bar dove andava a bersi i suoi cappuccini… Ma per il momento era ancora in casa, e lo mostrò a Clara quando lei andò la prima volta a trovarla. Nell’ingresso aveva posizionato un grande macchinario che le serviva per tagliare il legno più grosso, preparando le tavole che poi avrebbe lavorato in un’altra stanza. In quella c’era un buon odore di legno, di colla, di vernici, oltre che un mucchio di segatura e trucioli, residui delle lavorazioni. Alcuni violini già terminati erano esposti su una parete, in attesa di essere venduti, o che il proprietario venisse a ritirarli. Beate le spiegò il procedimento di lavorazione, le varie fasi, le mostrò come lavorava il “ricciolo” che termina il manico dello strumento, tentò di farle sentire la diversità di suono quando si percuoteva il retro di una o dell’altra cassa armonica, anche se Clara non aveva un orecchio così raffinato.
La stanza più grande, centrale, dell’appartamento era la parte dove lei viveva, con la cucina, il tavolo dove Clara avrebbe cenato diverse volte in sua compagnia, una grande stufa a legna che riscaldava l’ambiente, e sul fondo il suo letto. Fuori, la natura, la campagna, il bosco.

Le due donne si intendevano bene, avevano la stessa cultura, Clara era nata in Svizzera e conosceva il tedesco, così che ogni tanto scivolavano in quella lingua. Si trovavano bene insieme, parlavano di tutto, di filosofia, di musica, di psicologia, era un’amicizia culturale prima di tutto, ma anche divertente e rilassante. Beate era scanzonata, si divertiva a farle scherzi, sembrava vivere la vita con leggerezza e superficialità, ma non era così. Era la faccia che mostrava al mondo. In realtà soffriva per un amore finito anni prima e per essere ancora sola, senza una compagna con cui vivere. Soffriva le fatiche di vivere e mantenersi con la propria arte, perché se anche vendendo un violino guadagnava bene, poi magari per diversi mesi non aveva altre commissioni e doveva farsi bastare quanto guadagnato con quello. Per fortuna la casa le costava poco, e lei si accontentava anche di poco. Aveva una vecchia Citroen che adorava, e che teneva con molta cura, amandola quasi come un figlio. Con quella si recavano spesso a Firenze, per qualche concerto o teatro. Girarono anche nei dintorni, a Siena, a Monteriggioni, a Colle val d’Elsa, a Volterra. Ovunque ci fosse qualcosa di musicale o culturalmente interessante, una invitava l’altra e vi andavano. Un’amicizia culturale che arricchiva entrambe, e che sarebbe continuata nel tempo anche molti anni dopo.

E' passato un anno dall'arrivo di Clara. Nuove avventure e scoperte l'aspettano:

  • Pietro e Giovanna (100%)
    100
  • un secondo lavoro (0%)
    0
  • la scuola di musica (0%)
    0
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24 Commenti

    • Non mi ero accorta di essere arrivata già al decimo capitolo, così ho dovuto stringere il finale, che nelle mie intenzioni era diverso. Manca un pezzo della storia, ma pazienza. Ci tenevo però a finire con questo finale tragico, reale, perché veramente da lì in poi tutto è stato differente. Ciao, ci vedremo fra un po’ temo…sono a corto di storie.

  1. E’ un racconto piacevole, per ora non è successo molto, ma le scene raccontate bastano da sole a convincere il lettore ad andare avanti. Si vede che conosci bene la materia che tratti, le descrizioni di San Gimigniano, le diversità dialettali, le tecniche della ceramica. Le scelte proposte sono tutte interessanti e simpatiche, scelgo la liutaia solo perché di scultrici ne hai già presentate due. Buon lavoro!

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