Clara nel paese delle meraviglie

Dove eravamo rimasti?

E' passato un anno dall'arrivo di Clara. Nuove avventure e scoperte l'aspettano: Pietro e Giovanna (100%)

Pietro (e Giovanna)

La stagione turistica era quasi terminata e per Clara era stata tutto sommato positiva. Aveva lavorato bene, le sue opere erano piaciute e aveva venduto. Ora arrivava il momento di riposare ma anche di preparare la nuova collezione per l’anno seguente. Si preoccupava però anche di come fare a passare l’inverno, se la bottega era chiusa avrebbe dovuto comunque pagare l’affitto, la luce, il telefono. Come guadagnare i soldi necessari durante i mesi di chiusura? A sorpresa le venne in aiuto Pietro, il presidente della A&A.

Pietro era un filosofo, un pensatore; anni prima aveva insegnato all’Università – così come sua moglie Giovanna – ma se n’era andato sbattendo la porta e in contrasto con il rettore e il sistema di cattedre e rigidità istituzionali. Riteneva che il sapere, l’insegnamento, doveva essere libero da pastoie burocratiche, che vivere era insegnare, semplicemente.

Così aveva voluto dimostrarlo con la pratica, e lasciato l’insegnamento ufficiale universitario si era trasferito con Giovanna e i loro quattro figli in Toscana, dove aveva acquistato del terreno e un vecchio rudere di casale.

Lì aveva aperto quella che amava chiamare “Free Country Pancole University”, e riuniti intorno a se numerosi amici e studenti che gli erano affezionati, scambiava lezioni e insegnamento con ore di lavoro per rimettere in sesto il casale, trasformandolo in uno studio-fattoria-ostello-cortile-scuola, dove decine di persone si ritrovavano di volta in volta a parlare di bellezza, natura, gratuità, utopia. Perché Pietro sosteneva che “l’utopia è già ovunque, perché ovunque è l’uomo”.

Ufficialmente insegnante di estetica e filosofia, aveva fondato Eupolis, una rivista di “ecologia politica”, animato una rete di piccole città storiche del centro Italia, creato una sua piccola casa editrice con la quale pubblicava i suoi numerosi scritti. Fu per questo che offrì a Clara un piccolo lavoro.

I suoi occhi non vedevano quasi più, e faticava molto a leggere aiutandosi con una lente oltre che con gli occhiali, e non riusciva più a battere al computer. Propose a Clara di battere per lui al computer mentre lui avrebbe dettato, in cambio di un piccolo pagamento in denaro. A Clara stava bene, le piaceva passare del tempo con lui, e pensava che avrebbe anche imparato qualcosa di nuovo. Aspettava che lui la chiamasse quando aveva del materiale pronto, e se capitava di mattina sovente Giovanna poi la invitava a fermarsi per pranzo con loro due. Momenti di calore famigliare, conversazioni intelligenti e colte, e naturalmente buon cibo preparato con amore. Cosa si poteva volere di più dalla vita?

Anche Giovanna le piaceva molto, era donna molto tranquilla, dolce, dalla parlata pacata pur con il suo accento romano che non aveva mai perso. Avanti con gli anni, faticava un po’ a muoversi, così Clara si offriva poi di fare due passi con lei, e durante quelle passeggiate chiacchieravano amabilmente. Giovanna aveva insegnato storia e geografia. A Clara, che aveva frequentato scuole professionali, interessava arricchire la propria cultura umanistica, così che con Giovanna iniziarono a parlare di Storia. Clara chiedeva cose che la incuriosivano e non sapeva, e Giovanna raccontava e spiegava. Anche questo nell’ottica di uno scambio culturale gratuito e spontaneo.

Le ore trascorse con i due coniugi non erano mai banali, mai scontate. Pietro non permetteva all’interlocutore di discutere usando definizioni divulgative o stereotipi, ogni ragionamento con lui doveva partire da una sorta di patto tra i parlanti, perché nulla fosse sottinteso in un’epoca che ha svalutato o addirittura ribaltato il senso di parole nobilissime. Riteneva che bisognasse partire da questo, ritenendo le parole fondamentali per il cambiamento reale della società, iniziando dalla riconquista di una sincerità e purezza del linguaggio. Bastava ascoltarlo parlare per pochi minuti, osservando come misurasse il termini che usava, le pause che senza ostentazione ritagliavano alle parole lo spazio dell’ascolto e della comprensione. Poche parole, usate sempre sorridendo, il sorriso dietro ogni frase era insieme il piacere di avere scoperto in sé qualcosa di bello da dire, e anche il piacere di condividerlo.

Ogni volta che Clara lasciava la loro casa per tornarsene alla sua, ripartiva arricchita interiormente e con un senso di calore e sazietà intellettuale che perdurava a lungo.

Secondo anno, che succederà?

  • cambio di bottega (0%)
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  • ricerca di altre artiste (50%)
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  • apertura di Pentarte (50%)
    50
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24 Commenti

    • Non mi ero accorta di essere arrivata già al decimo capitolo, così ho dovuto stringere il finale, che nelle mie intenzioni era diverso. Manca un pezzo della storia, ma pazienza. Ci tenevo però a finire con questo finale tragico, reale, perché veramente da lì in poi tutto è stato differente. Ciao, ci vedremo fra un po’ temo…sono a corto di storie.

  1. E’ un racconto piacevole, per ora non è successo molto, ma le scene raccontate bastano da sole a convincere il lettore ad andare avanti. Si vede che conosci bene la materia che tratti, le descrizioni di San Gimigniano, le diversità dialettali, le tecniche della ceramica. Le scelte proposte sono tutte interessanti e simpatiche, scelgo la liutaia solo perché di scultrici ne hai già presentate due. Buon lavoro!

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