Clara nel paese delle meraviglie

Dove eravamo rimasti?

Secondo anno, che succederà? apertura di Pentarte (50%)

Pentarte

Il secondo anno era iniziato già da un po’ di mesi e le cose stavano andando bene per Clara. Non così invece per le sue vicine di bottega, Ilaria e Cristina, o meglio per i proprietari dell’azienda agricola che lì vendeva i suoi prodotti. Ritenevano gli incassi insufficienti per rimanere aperti, vendendo già bene presso la loro fattoria, così avevano deciso di chiudere a fine stagione. Quando Clara lo venne a sapere, fu ingolosita all’idea di cambiare bottega e spostarsi in quella, più grande, e con una bella portafinestra che faceva da vetrina sulla strada. Il proprietario era sempre Gianni l’elettricista, che aveva imparato a conoscere meglio e ritenendolo alla fine innocuo si era adattata anche lei a dargli del TU, come ormai faceva con tutti i toscani che incontrava.
Quella bella bottega però costava di più, un terzo in più di quanto pagava lei, e da sola non avrebbe potuto sostenerne in costi. Così l’idea era quella di trovare qualche altra artista o artigiana e unire le forze. In quel caso però avrebbe dovuto trovare una soluzione per il suo laboratorio, nella bottega ci sarebbe stato solo il punto vendita. Ne parlò con Pietro e Giovanna della sua idea, e loro subito le fecero qualche nome; in particolare Katia, una pittrice del posto – eccezione alla regola che gli artisti erano tutti “stranieri” come lei – e che aveva una piccola bottega piuttosto nascosta e poco visibile. Clara andò a parlarle, le espose la sua idea, e Katia dopo qualche giorno di riflessione accettò. Spargendo la voce trovarono poi un’artista che lavorava il vetro, Daniela, che con sua sorella Gloria, che dipingeva graziosi quadretti in stoffa, creava anche gioielli e bigiotteria con vari materiali. Una loro amica, Aldina, era ceramista come Clara ma faceva esclusivamente Raku, così che i due stili non si sovrapponevano e non si facevano concorrenza. Le cinque artiste si ritrovarono così una sera da Clara per discutere i particolari, e decisero di aprire una associazione culturale che chiamarono Pentarte. L’idea era quella di esporre tutte insieme nello stesso spazio, dividendosi i giorni di permanenza in turni. Cinque giorni, cinque donne, sabato e domenica a turno.
A fine stagione quindi, quando Ilaria e Cristina chiusero e liberarono la bottega, le artiste si misero all’opera per sistemare il loro nuovo spazio: imbiancare, pulire, montare scaffali, espositori, decidere come disporre le opere e come organizzarsi. Fu un periodo molto bello, divertente anche se faticoso, ma entusiasmante con tanti nuovi progetti da realizzare.
Clara nel frattempo aveva cambiato casa: dopo aver a lungo cercato aveva trovato un’abitazione in campagna, con un grande spazio dove poter allestire il suo laboratorio. In quel modo per lei il trasloco fu doppio, da un lato la bottega e dall’altro la casa e il laboratorio.
Quando arrivò il giorno dell’apertura organizzarono un rinfresco e invitarono amici e conoscenti, spargendo la voce in città della nuova bottega condivisa. Un’idea che ancora nessuno aveva avuto fino a quel momento, e che molti ritennero interessante.
La bottega era molto bella, vivace e colorata, moderna nelle sue opere, cosa che molti turisti stanchi dell’artigianato tradizionale apprezzarono. Per ripagarsi un po’ delle spese vive, le donne avevano avuto anche un’altra idea. Al centro dell’ampio locale avevano appeso dei grandi pannelli bianchi in truciolato, offrendo quello spazio a pagamento ad altri pittori venuti da fuori, che magari passavano di lì per caso. L’idea era quella di una mini-esposizione, della durata di quindici giorni, con tanto di vernissage e locandine diffuse in tutta la città. L’idea piaceva, e furono diversi gli artisti che chiesero di partecipare. Per le cinque socie un piccolo impegno in più, preparare le locandine, organizzare il rinfresco, promuovere l’inaugurazione, che veniva però ripagato sia dal denaro extra che dalla pubblicità che ne derivava. Il nome di Pentarte iniziava a girare anche fuori dalla città, sui siti di arte, a Firenze, Siena, ovunque si parlasse di arte e artigianato.
Dato che si erano date la forma di associazione – più che altro per questioni burocratiche – le amiche ogni tanto dovevano tenere una riunione, un’assemblea. Era la scusa per trovarsi a casa di una o dell’altra per un cena in compagnia, e scambiarsi anche opinioni e suggerimenti sul lavoro, dato che facendo i turni difficilmente si incontravano.
La vita quindi per Clara era leggermente cambiata, e in meglio. Un’altra novità però l’aspettava, e arrivò un giorno sotto l’aspetto di Gioia, l’altra sua amica ceramista. Che un giorno passò davanti alla bottega con in mano degli spartiti musicali. Subito Clara le chiese cosa ci facesse con quelli, e lei le rispose che “studio pianoforte“. Dove? le chiese subito Clara. “Ma qui, alla scuola di musica!” La risposta.
Una scuola di musica a San Gimignano! Subito Clara si emozionò e la sua mente iniziò a lavorare…

Cosa sta escogitando Clara saputo della scuola di musica?

  • ha un'idea ma vuole prima approfondire il discorso con Gioia (25%)
    25
  • decide di proporre una collaborazione con la scuola (25%)
    25
  • decide di prendere lezione di musica (50%)
    50
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24 Commenti

    • Non mi ero accorta di essere arrivata già al decimo capitolo, così ho dovuto stringere il finale, che nelle mie intenzioni era diverso. Manca un pezzo della storia, ma pazienza. Ci tenevo però a finire con questo finale tragico, reale, perché veramente da lì in poi tutto è stato differente. Ciao, ci vedremo fra un po’ temo…sono a corto di storie.

  1. E’ un racconto piacevole, per ora non è successo molto, ma le scene raccontate bastano da sole a convincere il lettore ad andare avanti. Si vede che conosci bene la materia che tratti, le descrizioni di San Gimigniano, le diversità dialettali, le tecniche della ceramica. Le scelte proposte sono tutte interessanti e simpatiche, scelgo la liutaia solo perché di scultrici ne hai già presentate due. Buon lavoro!

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