La crepata campana di vetro

Dove eravamo rimasti?

Alla festa di compleanno del padre... Tutto fila liscio (100%)

Il compleanno

Dai, veloce – aveva esclamato Riccardo quando aveva visto Mattia – e poi quanto sei galante?
Il ragazzo si era messo in tiro con una camicia di jeans a piccoli ricami ripetuti e dei pantaloni troppo eleganti per l’occasione.
Dopo tutto quello che mi hai detto su tuo padre, voglio fare colpo – aveva risposto.
Si erano salutati velocemente prima di salire sul treno che li avrebbe portati in periferia. 

Il paesaggio scorreva sotto gli occhi di Riccardo che si godeva quel momento. Era sabato mattina, il treno era semivuoto e la temperatura era mite per essere autunno. Quel percorso Riccardo lo conosceva a memoria, eppure lo stava affrontando con una nuova consapevolezza. C’erano dei dettagli che prima gli erano sfuggiti: la bellezza dei campi e qualche casetta qua e là di colori vivaci che sembrava dare una luce diversa al paesaggio. Non poteva credere di essere su quel treno, sempre lo stesso, con la persona che gli aveva insegnato ad amare. 
Sei agitato? – gli aveva chiesto Mattia vedendolo sovrappensiero.
Sì, ma forse anche felice –
Si rendeva conto di compiere un passo importante e questa cosa lo spaventava a morte, ma con affianco la sua persona era pronto a buttarsi a capofitto in quell’esperienza.

Il campanello di casa dei genitori aveva sempre lo stesso suono: un blin lungo ripetuto da un blin corto.
Finalmente siete arrivati! – aveva esclamato la madre aprendo la porta.
Ciao mamma, eccoci – 
Riccardo stava cercando di percepire i pensieri della madre che sembrava così tranquilla e a suo agio tanto da destabilizzare le aspettative del figlio. Erano entrati in casa e si erano presentati come se non ci fosse niente di strano. Riccardo non capiva se esserne felice oppure preoccupato.

Una volta seduti a tavola, il padre aveva voluto al suo fianco Riccardo e Virginia. 
Sono felice che siamo tutti insieme qui – aveva pronunciato – dopo tutto quello che abbiamo passato… ci ho pensato molto e credo di aver lasciato fuori da questa casa una parte importante di me e vi chiedo scusa.
I due fratelli erano rimasti scioccati da quelle parole, spontanee e dirette, che mai avrebbero pensato di sentire dalla bocca del padre. Poi la madre si era alzata per servire le pietanze seguita da Riccardo e Virginia, mentre in salotto c’era un chiacchiericcio di sottofondo.
Oggi ho preparato le lasagne e il tiramisù – l’annuncio della madre era arrivato chiaro a tutti.
Come nelle domeniche di feste da piccoli? – aveva risposto Virginia, aprendo davanti agli occhi di tutti il ricordo di quei giorni. 
Durante il pranzo si era parlato del più e del meno, tutti concentrati ad assaporare i piatti.
Allora – aveva detto d’un tratto il padre – tu devi essere l’amico di Riccardo? 
Mattia aveva annuito, in evidente imbarazzo, con le gote colorate.
Ti immaginavo diverso, ma la tua camicia è davvero bella –
Uno sguardo compiaciuto era passato da Mattia a Riccardo, come a dire “avevo ragione”.
Ecco a te il regalo da parte mia e di Mattia – aveva incalzato Riccardo sperando di distogliere il fidanzato dall’imbarazzo.
Il padre aveva preso il pacchetto timorosamente, sorpreso da quel regalo inaspettato. 

Mi accompagni a fumare? – aveva chiesto al figlio una volta aperto il regalo.
Non che fosse diventata un’abitudine, ma Riccardo lo aveva seguito. Questa volta il giardino era più verde e più accogliente rispetto a quello del suo appartamento in città. Aveva anche accettato la sigaretta che il padre gli aveva offerto come in segno di tregua. 
Io credo di… – il balbettio del padre compariva solo in queste circostanze – di doverti delle scuse.
Papà, va bene così – 
Non va bene, ci ho pensato sai? Ti ho fatto soffrire molto, ne ho parlato con la mamma e con Virginia e tutte e due sapevano tutto di te, tranne io… –
Forse non dovevi essere così duro con me –
E comunque il tuo amico me lo aspettavo più femminile! – il cambio argomento del padre non era risultato fastidioso alle orecchie di Riccardo.
Non tutti i gay sono femminili, papà – aveva risposto – e soprattutto non è il mio amico, ma il mio ragazzo…
Il tuo… tuo… – il padre sembrava cercare le sillabe per dire la parola giusta.
Riccardo era rimasto in silenzio, lasciando traballare quella parola in attesa del continuo eppure non arriva.
E’ ok anche così papà – 
Le parole di Riccardo erano uscite con un calore tale da farlo emozionare.
Credo di doverti delle scuse per lo schiaffo – aveva detto il padre, alimentando l’emozione di Riccardo.
Dopo lungo tempo erano riusciti a parlare senza grosse parole, accuse o violenze. Le scuse del padre riecheggiavano nella testa di Riccardo come l’inizio di un nuovo capitolo che non comprendeva solo l’essere omosessuale, ma anche un interesse del padre per la vita che si era costruito al di fuori del lusso di quella casa. Adesso sentiva di respirare meglio e quel nodo in gola sembrava essersi sciolto. 
Il padre aveva spento la sigaretta a metà e l’aveva abbracciato, suscitando in Riccardo la sensazione di essere finalmente accettato.
Virginia e Mattia, da dietro la finestra, sorridevano.

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43 Commenti

  1. Voto che Virginia e Riccardo parlino dell’accaduto: a questo punto della storia, la voce di Virginia potrebbe esserti utile per esprimere una morale o i tuoi pensieri 🙂
    Mi sembra molto realistico per la persona che è il padre che un primo confronto non sia in grado di cambiarlo. Penso che comunque questo sia stato un grande passo per Riccardo, e chissà, forse nei mesi successivi questo confronto darà i suoi frutti…
    A presto! 🙂

    • Ciao, assolutamente! Quando ci sono stereotipi e preconcetti su temi di così tanta sensibilità è difficile smuoverli anche se si tratta di persone care… Però magari col tempo gli angoli si smussano e tutto diventa più semplice.
      Grazie e a presto!

  2. Mi aggiungo in ritardo, ma mi sembra una storia intrigante e ben strutturata. Devo dire che a tratti mi confonde un po’ l’uso del trapassato prossimo invece del passato remoto, abbastanza inusuale. Esplori una tematica che penso sia importante esplorare 🙂 Voto per il confronto, sono curiosa di leggere il seguito!

  3. Scappa da questa famiglia Riccardo.
    Certo che le ha prese da tutti il povero Riccardo! Avrei evitato lo schiaffo del padre perché le parole che ne seguono, di certo, fanno molto più male. Vediamo che succede, tornando in città.
    Ciao

    p.s. mi farebbe piacere un tuo parere anche per la mia storia.

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