La crepata campana di vetro

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede? Riccardo si avvicina e soccorre la ragazza (100%)

Il pugno

Cosa devo fare? – si era detto sottovoce Riccardo cercando di dare ordine ai pensieri.
Era appena uscito dalla festa, avrebbe voluto stare solo per attutire tutto quel caos che faceva a botte nella sua testa, eppure una vocina gli diceva di non passare indifferente davanti a quella scena. Pensava a suo padre che sicuramente se ne sarebbe andato senza nemmeno accorgersene, mentre lui voleva essere una persona migliore. Non aveva intenzione di seguire le orme di suo padre che a cinquantanni si ritrovava rinchiuso in una gabbia di preconcetti teorici mai messi in pratica. Così si era avvicinato, mantenendosi dal lato opposto del marciapiede per osservare meglio. Aveva notato che i tre ragazzi erano suoi coetanei se non più giovani. Il più massiccio dei tre urlava addosso alla ragazza frasi incompiute e si poteva dedurre che quello fosse il suo più alto grado di divertimento. Riccardo attraversando la strada aveva messo meglio a fuoco e aveva riconosciuto in quel ragazzo aggressivo Marco, il fratello di Matteo.
Dal trasferimento in città Riccardo quelle scene pensava di averle dimenticate e invece si era reso conto di ricordarle nitide. Crescere in provincia significava scontrarsi con realtà di questo genere dove i più bulli cercano divertimenti innovativi. E così adesso Marco stava seguendo gli insegnamenti del fratello che seppur cresciuto era rimasto un tontolone. Era proprio il suo amico Matteo, tanto adorato dal padre di Riccardo, che nel pieno della sua adolescenza passava le serate in una via allora famosa tra i ragazzini perchè piena di prostitute per prenderle a parole e potersene vantare i giorni seguenti. A Riccardo questi pseudo-divertimenti facevano venire il voltastomaco e il suo unico pensiero era: come si può essere così ignoranti? Anche in quel momento si era posto la stessa domanda.
Marco – gli aveva detto serio – mi riconosci?
Si era subito zittito, abbassando i toni da grande e prepotente. Poi tutti e tre si erano velocemente defilati dalla vista di Riccardo e della ragazza.
Stai bene? – aveva chiesto Riccardo alla ragazza.
Sì, sono degli idioti, ogni tanto mi succede… – gli aveva risposto – quando torno a quest’ora di trovarmeli davanti, ma a parte le parole non fanno nient’altro…
Invece dovevo – le aveva detto – queste cose mi stanno strette e non potevo passare indifferente.
Sei il primo che si è fermato e ti ringrazio – la ragazza gli aveva sorriso in modo gentile.
Si erano scambiati qualche parola. La ragazza si era trasferita da poco in quel quartiere di notte desolato, stava dal suo ragazzo che avrebbe dovuto passarla a prendere. Mentre chiacchieravano del più e del meno, qualcuno era arrivato in auto a prenderla e Riccardo si era incamminato sulla via di casa.

Passeggiava godendosi il silenzio assordante della periferia. Pensava di aver fatto bene a svignarsela in fretta dalla festa e rimuginava anche su quella famiglia così crepata che sapeva andare avanti solo a colpi di violenza. Ad un certo punto aveva sentito uno strano rumore e senza accorgersene si era ritrovato con Marco davanti e un pugno piantato in faccia. Il naso aveva iniziato a colare e gli stava macchiando i vestiti.
Ma che cazzo fai? – aveva esclamato guardandolo negli occhi.
Era difficile tirare fuori a Riccardo delle parolacce, non era abituato a usarle nel suo linguaggio eppure questa era una situazione adatta.
La prossima volta ci pensi, scemo – aveva risposto prepotente – tornatene in città e non venire a disturbarci.
Riccardo trovava la scena surreale, come se fosse stato catapultato in un mondo parallelo.
E poi sei anche frocio – aveva continuato Marco – meglio che te ne vai che ci infetti.
Sei proprio ignorante – gli aveva risposto.
Forse era stata la calma piatta con cui aveva pronunciato questa frase, tenendosi la mano sotto al naso, che aveva convinto Marco a non colpirlo una seconda volta. Si erano guardati negli occhi: Marco aveva impresso una calcata aria di sfida mentre Riccardo aveva il vuoto.
Pensa a cosa ti dirà tuo padre – gli aveva detto Marco – ad avere un figlio come te.
Riccardo aveva ripreso a camminare e alle ultime parole di Marco. Non sapeva perché si era defilato dalla festa e nemmeno perché aveva deciso di agire e di mettersi nei guai, ma forse inconsciamente l’aveva fatto apposta proprio per sfidare la costruita buona condotta del padre.

Come prosegue?

  • Riccardo e Virginia si confrontano per andarsene (0%)
    0
  • Durante la notte Riccardo si mette a pensare a suo padre (33%)
    33
  • Riccardo e il padre hanno una litigata (67%)
    67
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43 Commenti

  1. Voto che Virginia e Riccardo parlino dell’accaduto: a questo punto della storia, la voce di Virginia potrebbe esserti utile per esprimere una morale o i tuoi pensieri 🙂
    Mi sembra molto realistico per la persona che è il padre che un primo confronto non sia in grado di cambiarlo. Penso che comunque questo sia stato un grande passo per Riccardo, e chissà, forse nei mesi successivi questo confronto darà i suoi frutti…
    A presto! 🙂

    • Ciao, assolutamente! Quando ci sono stereotipi e preconcetti su temi di così tanta sensibilità è difficile smuoverli anche se si tratta di persone care… Però magari col tempo gli angoli si smussano e tutto diventa più semplice.
      Grazie e a presto!

  2. Mi aggiungo in ritardo, ma mi sembra una storia intrigante e ben strutturata. Devo dire che a tratti mi confonde un po’ l’uso del trapassato prossimo invece del passato remoto, abbastanza inusuale. Esplori una tematica che penso sia importante esplorare 🙂 Voto per il confronto, sono curiosa di leggere il seguito!

  3. Scappa da questa famiglia Riccardo.
    Certo che le ha prese da tutti il povero Riccardo! Avrei evitato lo schiaffo del padre perché le parole che ne seguono, di certo, fanno molto più male. Vediamo che succede, tornando in città.
    Ciao

    p.s. mi farebbe piacere un tuo parere anche per la mia storia.

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