La crepata campana di vetro

Dove eravamo rimasti?

Come prosegue? Riccardo e il padre hanno una litigata (67%)

Lo schiaffo

Riccardo l’aveva intuito che non era una buona idea tornare a casa nel pieno della notte sporco di sangue e con un livido sul volto. Ma in fondo dove posso andare?, pensava. Aveva tirato fuori dalla tasca dei pantaloni il cellulare: nessuno l’aveva cercato e si sentiva sollevato. Si era azzardato a pensare che forse non si erano accorti della sua assenza, ma poco dopo aveva ritirato quel pensiero stupido. Sicuramente suo padre l’aveva cercato nel ristorante perché aveva quella insensata voglia di umiliarlo davanti ad amici e parenti e sua madre invece si divertiva a strapazzarlo di domande e gesti imbarazzanti. Magari Virginia l’aveva coperto, ma fino a che punto?
Quando aveva aperto la porta di casa la luce del soggiorno era accesa. C’era un silenzio assordante e suo padre era seduto sul divano con la schiena dritta e lo sguardo incattivito. Riccardo non aveva detto una parola e si era fermato all’ingresso del soggiorno vicino alla lampada che gli illuminava il viso che poco tempo prima era stato vittima di una violenza.
Io che cazzo devo fare con te, Riccardo? – il tono freddo del padre lo aveva ghiacciato lì, immobile nella sua posizione.
Lui non aveva risposto perché aveva temuto quella reazione che sicuramente non era fisica, ma il padre lo avrebbe massacrato di parole. Riccardo era pronto a prenderle, vulnerabile davanti a quell’uomo che per molto tempo aveva idolatrato per scoprire soltanto da grande la verità.
Rispondimi Riccardo – aveva ribadito – altrimenti mi incazzo.
È proprio questo il problema – la voce di Riccardo era sottile ma non tremava – non devi fare niente per me.
Io e tua madre ti organizziamo una festa e tu ci ripaghi così? – suo padre si stava alterando – che razza di figura abbiamo fatto con tutti… ma tu cosa vuoi capirne che nemmeno sai chi sei. Mi rovini, rovini tua madre con il tuo modo di fare strafottente, pensi di essere migliore di noi? Allora chi ha dovuto sistemare il casino che hai fatto stasera, tutti a chiederci dov’eri e noi come degli scemi a non saperlo! Dovevi stare lì, fartelo piacere e farci fare bella figura, che razza di uomo sei? Non hai voluto lavorare per me, non vuoi stare qui e onorare gli sforzi che noi abbiamo fatto per te e per le tue sorelle e adesso anche questo? Non so più cosa fare con te, sei proprio uscito sbagliato.
Riccardo ascoltava ogni parola che si fiondava secca dentro il suo cervello, ma da tempo le conosceva a memoria quelle ramanzine. Il vero uomo, gli sforzi continui e la sua strafottenza: non c’era niente di nuovo. Il suo cuore aveva sviluppato una sorta di scudo per non rimanerci secco.
Io non vi ho chiesto niente – sentiva qualche goccia di sangue colare dal naso – sapete che non voglio festeggiare e ogni volta bisogna fare come dici tu, sono stanco di seguire i vostri ordini. Sai quanti anni ho, papà? Non sono un coglione come il tuo amato Matteo che striscia dietro al padre per correggere alle cazzate che fa, io ragiono con la mia testa. E vuoi sapere un’altra cosa? Sto meglio in città, lontano dalle vostre inutili restrizioni…
Stava per continuare ma lo schiaffo aveva risuonato nel silenzio, tirando la ferita del naso e ampliando il dolore di Riccardo.
Chi ti ha menato così – aveva detto secco il padre – ha fatto bene.
Poi si era pulito la mano e a passi lenti era salito in camera.
Riccardo era rimasto immobile per qualche secondo. Sentiva il calore della luce puntargli addosso e il dolore si stava espandendo su tutta la faccia. Doveva pulirsi dal sangue, sciacquarsi la faccia ma non riusciva a muoversi. Da un lato si era liberato di alcuni macigni che si portava dietro da troppo tempo, dall’altro era rimasto allibito per lo schiaffo che era arrivato inaspettato e forte.
Chi ti ha menato così ha fatto bene – queste parole gli si muovevano dentro e non riusciva a farsene una ragione. Suo padre, che tanto inneggiava alle discussioni e alla comunicazione, con quelle parole gli aveva spezzato il cuore. La barriera che si era costruito con pazienza e dolore era stata spazzata via da otto parole che erano risuonate nel silenzio della casa dopo lo schiaffo.

Mentre si lavava la faccia aveva un solo pensiero: e adesso che cosa faccio? Voleva uscire di casa e prendere il treno per tornare in città, ma i treni di notte non passavano e la stazione era lontana parecchi isolati dalla casa. Così si era messo a letto, continuando a rigirarsi a destra e a sinistra. Sentiva la distanza che aveva preso consapevolmente fra lui e suo padre, fra lui e tutta la sua famiglia. Ripercorreva la sua infanzia felice, l’adolescenza che era stata alti e bassi e la giovane età che gli aveva permesso di capire chi era e di allontanarsi dalle costruzioni che il padre gli aveva cucito addosso.
Non ha senso tutto questo – pensava – ma io sto meglio così.

Cosa succede il giorno dopo?

  • Riccardo ha un secondo confronto con la famiglia (0%)
    0
  • Riccardo e Virginia vanno al mare per parlare (25%)
    25
  • Riccardo si alza presto e torna in città (75%)
    75
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43 Commenti

  1. Voto che Virginia e Riccardo parlino dell’accaduto: a questo punto della storia, la voce di Virginia potrebbe esserti utile per esprimere una morale o i tuoi pensieri 🙂
    Mi sembra molto realistico per la persona che è il padre che un primo confronto non sia in grado di cambiarlo. Penso che comunque questo sia stato un grande passo per Riccardo, e chissà, forse nei mesi successivi questo confronto darà i suoi frutti…
    A presto! 🙂

    • Ciao, assolutamente! Quando ci sono stereotipi e preconcetti su temi di così tanta sensibilità è difficile smuoverli anche se si tratta di persone care… Però magari col tempo gli angoli si smussano e tutto diventa più semplice.
      Grazie e a presto!

  2. Mi aggiungo in ritardo, ma mi sembra una storia intrigante e ben strutturata. Devo dire che a tratti mi confonde un po’ l’uso del trapassato prossimo invece del passato remoto, abbastanza inusuale. Esplori una tematica che penso sia importante esplorare 🙂 Voto per il confronto, sono curiosa di leggere il seguito!

  3. Scappa da questa famiglia Riccardo.
    Certo che le ha prese da tutti il povero Riccardo! Avrei evitato lo schiaffo del padre perché le parole che ne seguono, di certo, fanno molto più male. Vediamo che succede, tornando in città.
    Ciao

    p.s. mi farebbe piacere un tuo parere anche per la mia storia.

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