La crepata campana di vetro

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede il giorno dopo? Riccardo si alza presto e torna in città (75%)

Il ritorno

Fuori dalla finestra stava albeggiando, il cielo aveva uno strano colore e tutt’intorno c’era silenzio. Riccardo aveva preso lo stesso zaino che aveva preparato velocemente il giorno prima quando era dovuto partire dopo il lavoro, se l’era messo in spalla e si era chiuso alle spalle la porta di casa. Non era mai uscito così, senza dire una parola e quando ancora tutti dormivano. L’unica sveglia poteva essere sua madre perché dopo gli accadimenti della notte avrebbe potuto sentirsi agitata. E allora perché non usciva dalla stanza per parlare con suo figlio? Perché ogni volta prendeva le difese del padre anche se sotto sotto non pensava quelle cose? Riccardo di questo ne era sicuro: quante volte un gesto amorevole o un pensiero detto a bassa voce avevano confermato questa tesi.
Il pullman di domenica non passava quasi mai, bisognava attenderlo per minuti interminabili, così senza pensarci due volte Riccardo si era messo in cammino verso la stazione. Le gambe dopo qualche minuto di camminata a passo sostenuto sembravano guidarsi da sole e la testa pareva essere leggera sopra le spalle, come se stesse fluttuando in quell’atmosfera taciturna e color pastello. Fortunatamente di domenica il treno era sempre vuoto: c’era qualche passeggero sparso, ma il più dei sedili erano liberi. Riccardo si era concentrato per tutto il viaggio sulle immagini che velocemente scorrevano sotto ai suoi occhi. Conosceva ogni posto a memoria, ne sapeva ripetere la sequenza eppure in quel momento se ne sentiva così estraniato. Un fastidio glisi era fermato fra il petto e la gola e a momenti non gli permetteva di respirare. L’occhio bruciava e il naso tirava a causa della ferita proprio fra una narice e l’altra. Si sentiva terribilmente solo.

Una volta arrivata la sua fermata, era sceso e aveva visto una giovane famiglia salire. Si erano incrociati con lo sguardo, il padre della famiglia gli aveva sorriso e Riccardo aveva avvertito un certo calore nascergli nel petto. Quando le porte si erano chiuse, lui era con i piedi piantati in quella stazione che aveva amato e odiato tanto e si era fermato a sbirciarli dal vetro. La madre era una giovane donna con i pantaloni a zampa, il padre era un uomo amichevole e i due bambini sembravano amati dai genitori.
Chissà se anche noi siamo stati così una volta – pensava Riccardo – e chissà quando si è incrinato tutto questo…
Lui lo sapeva che crescere non era una buona idea, che prima o poi tutti i nodi sarebbero venuti al pettine ma non credeva di ritrovarsi in una tale situazione. Se da una parte era tremendamente difficile, dall’altra sembrava quasi comica. E nel frattempo le parole del padre, fredde gelate, gli risuonavano in testa.

Quando era arrivato a casa si era sentito al sicuro. C’erano i suoi libri impilati sul pavimento, c’era il grammofono con qualche vinile sul tavolino davanti al divano. E soprattutto c’era il suo profumo, quell’odore di casa che tanto aveva cercato per dimenticarsi della casa dei suoi genitori.
Aveva deciso di fare una doccia, l’acqua tiepida gli accarezza il corpo e le lacrime non si trattenevano.
Fa male – aveva sussurrato sotto il getto d’acqua.
Per anni aveva pensato come poter diventare un vero uomo, come poter essere stimato da suo padre che tanto aveva adorato. Provava a fare sport come gli consigliava, per qualche anno era stato con la testa china solo sui libri per portare a casa il massimo dei voti eppure suo padre non era mai soddisfatto. A volte gli diceva “puoi fare meglio” mentre altre nemmeno gli regalava un sorriso, come a dire “e a me cosa importa?”. Arrivato nel pieno dell’adolescenza si sentiva in balia di onde sconosciute, il vento lo portava di qua e di là senza che lui avesse una rotta. Proprio in quel periodo aveva capito anche di essere omosessuale, ma come poteva esprimersi in un contesto del genere? Allora reprimeva ogni voglia e ogni istinto che lo avrebbe reso diverso dagli altri per non andare contro al padre e all’educazione severa che aveva ricevuto. Sua sorella Virginia lo appoggiava in tutto: si ricordava con nitidezza quel fine settimana in cui i suoi genitori erano partiti e loro erano andati in città di nascosto. Aveva scoperto un mondo che prima non sapeva esistesse: c’erano ragazzi dello stesso sesso che si tenevano per mano, persone con stili di ogni tipo e tanta libertà. Era proprio quello di cui aveva bisogno Riccardo e una volta cresciuto si era trasferito per poter essere libero.
Il soffitto sembrava girare, aveva fatto uno spuntino con le poche cose che teneva nel frigo e aveva messo della musica jazz in sottofondo. Riccardo si sentiva terribilmente solo e perso.

Come va avanti?

  • Chiama il suo ex ragazzo (25%)
    25
  • I suoi genitori lo cercano e si presentano a casa sua (0%)
    0
  • Virginia bussa alla sua porta (75%)
    75
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43 Commenti

  1. Voto che Virginia e Riccardo parlino dell’accaduto: a questo punto della storia, la voce di Virginia potrebbe esserti utile per esprimere una morale o i tuoi pensieri 🙂
    Mi sembra molto realistico per la persona che è il padre che un primo confronto non sia in grado di cambiarlo. Penso che comunque questo sia stato un grande passo per Riccardo, e chissà, forse nei mesi successivi questo confronto darà i suoi frutti…
    A presto! 🙂

    • Ciao, assolutamente! Quando ci sono stereotipi e preconcetti su temi di così tanta sensibilità è difficile smuoverli anche se si tratta di persone care… Però magari col tempo gli angoli si smussano e tutto diventa più semplice.
      Grazie e a presto!

  2. Mi aggiungo in ritardo, ma mi sembra una storia intrigante e ben strutturata. Devo dire che a tratti mi confonde un po’ l’uso del trapassato prossimo invece del passato remoto, abbastanza inusuale. Esplori una tematica che penso sia importante esplorare 🙂 Voto per il confronto, sono curiosa di leggere il seguito!

  3. Scappa da questa famiglia Riccardo.
    Certo che le ha prese da tutti il povero Riccardo! Avrei evitato lo schiaffo del padre perché le parole che ne seguono, di certo, fanno molto più male. Vediamo che succede, tornando in città.
    Ciao

    p.s. mi farebbe piacere un tuo parere anche per la mia storia.

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