La crepata campana di vetro

Dove eravamo rimasti?

Come va avanti? Virginia bussa alla sua porta (75%)

Virginia e Riccardo

Qualcuno aveva bussato alla porta. Riccardo aveva riconosciuto velocemente quel “toc toc” che sentiva spesso da ragazzino sulla porta della sua camera.
Era Virginia.
Se la immaginava preoccupata dietro quella pesante porta di legno che faceva da scudo fra lui e il mondo intero. Aveva esitato qualche secondo prima di aprire. Temeva la presenza dei genitori, soprattutto quella del padre, ma non si sentiva nessun rumore.
Ric so che ci sei – aveva detto una voce femminile – apri.
Lei aveva quel modo tutto suo di chiamarlo, Ric, come se fosse l’abbreviazione più bella e spontanea del mondo. Lui all’inizio non la sopportava, ma in quel preciso istante era un nomignolo ricolmo di affetto. Così aveva aperto la porta e se l’era trovata davanti in carne ed ossa, con due occhiaie che le solcavano il viso e un’espressione preoccupata.
Ciao Virgi – si erano abbracciati.
Quando si erano staccati lei sembrava stare meglio e anche Riccardo si sentiva meno incompreso. Adesso c’era lei in quello squallido appartamento di città in cui aveva pensato di dover rimanere incastrato per molto tempo.
Ma cos’hai in faccia? – gli aveva chiesto – chi ti ha menato così?
Riccardo gli aveva spiegato l’accaduto in poche parole, quelle che gli rimanevano per parlare di quella serata così assurda e da dimenticare. 
Virgi sono stato tutto questo tempo a letto – aveva aggiunto con un tono sovraccarico di tristezza – non so più cosa pensare…
Mamma e papà sono andati su tutte le furie, ma alla fine mamma piangeva disperata mentre papà ha tirato un pugno alla tua porta, penso che sotto sotto gli dispiaccia di tutto questo – era una sintesi abbastanza dettagliata, ma c’era qualcosa che non tornava a Riccardo.
Se gli dispiace così tanto che venga qua – aveva scandito le parole in modo severo – e anche mamma poteva fermarmi e invece? Invece mi ha sentito andare via e nemmeno mi ha salutato. Forse non vado bene in quella famiglia…
Quella famiglia è anche la mia e la tua – aveva detto Virginia – ricordatelo.
Sarebbe ora di uscirne per me – sottolinearlo sembrava essenziale per Riccardo.
Poi Virginia aveva fatto un giro veloce della casa e si era messa a preparargli da mangiare. Riccardo la osservava. Si chiedeva perché fosse così calma e sembrasse impermeabile a tutto quel dolore. Forse è perché lo sento solo io, pensava.
Perché non mi chiamano? – chiedeva Riccardo come se sua sorella potesse avere la risposta – perché non mi cercano? Se sono tanto preoccupati come dici…

Virginia era riuscita a portarlo fuori di casa. Erano andati nelle vie principali della città dove Riccardo aveva respirato un tempo tutta quella libertà. Adesso invece gli sembrava che fosse la sua prigione. Si erano fermati in un bar moderno per bere un caffè assieme a un dolce.
Virgi – le aveva detto di punto in bianco – grazie per essere venuta, te ne sono grato.
Entrambi avevano gli occhi lucidi.
Guarda che in te non c’è nulla di sbagliato – gli aveva detto lei – devi solo trovare la pace con te stesso e soprattutto con papà. Lui ti ha scritto il passato, ma il futuro è nelle tue mani, sai? Se vuoi stare qui è una tua scelta, pensaci, ma prima o poi li dovrai affrontare… che sia oggi o fra qualche anno. Se non chiarisci questa cosa con papà, se non gli dici tutta la verità e intendo tutta su te stesso diventerà una zavorra per te, mentre lui, beh, continuerà con la sua solita vita da schifo…
Riccardo continuava a guardare davanti a sé, osservava le mattonelle vicino ai suoi piedi che erano irregolari eppure stavano al loro posto. Sembravano coincidere in modo così imperfetto. E il pensiero che potessero coincidere in modo imperfetto anche lui e la sua famiglia gli era passato per la testa. Non aveva le forze di risponderle, non sapeva cosa dire eppure quelle parole dette dalla sorella gli sembravano così piene di verità.
Ric, ascoltami – aveva continuato – devi affrontarli quando sarai pronto… ti stai facendo del male per colpa loro e non credo di poterti vedere più così, hai capito?  
Si erano presi la mano.
Qualsiasi cosa succeda con loro – aveva detto sussurrando sua sorella – io sono qui con te, possiamo anche chiamarli insieme.

La notte l’avevano passata stretti sul letto di Riccardo. Lei si era addormentata velocemente, mentre lui continua a girarsi silenziosamente. Forse ha ragione Virginia, si diceva, devo dire loro tutto. Devo dire loro che sono gay, che sono scappato per causa loro e che questo sono io e se vogliono mi devono accettare così. A pensarle sembravano parole semplici e dirette da pronunciare, ma ce l’avrebbe fatta? Avrebbe retto lo sguardo giudicante del padre e quello completamente spaesato della madre?
Verso mezzanotte una vibrazione continua lo disturbava. Si era alzato per assicurarsi che tutto fosse al suo posto e sullo schermo del cellulare di Virginia era comparsa la scritta “mamma”.

Cosa succede?

  • I genitori di Riccardo si presentano a casa (25%)
    25
  • Riccardo chiama la madre il giorno dopo (0%)
    0
  • Riccardo risponde al cellulare (75%)
    75
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43 Commenti

  1. Voto che Virginia e Riccardo parlino dell’accaduto: a questo punto della storia, la voce di Virginia potrebbe esserti utile per esprimere una morale o i tuoi pensieri 🙂
    Mi sembra molto realistico per la persona che è il padre che un primo confronto non sia in grado di cambiarlo. Penso che comunque questo sia stato un grande passo per Riccardo, e chissà, forse nei mesi successivi questo confronto darà i suoi frutti…
    A presto! 🙂

    • Ciao, assolutamente! Quando ci sono stereotipi e preconcetti su temi di così tanta sensibilità è difficile smuoverli anche se si tratta di persone care… Però magari col tempo gli angoli si smussano e tutto diventa più semplice.
      Grazie e a presto!

  2. Mi aggiungo in ritardo, ma mi sembra una storia intrigante e ben strutturata. Devo dire che a tratti mi confonde un po’ l’uso del trapassato prossimo invece del passato remoto, abbastanza inusuale. Esplori una tematica che penso sia importante esplorare 🙂 Voto per il confronto, sono curiosa di leggere il seguito!

  3. Scappa da questa famiglia Riccardo.
    Certo che le ha prese da tutti il povero Riccardo! Avrei evitato lo schiaffo del padre perché le parole che ne seguono, di certo, fanno molto più male. Vediamo che succede, tornando in città.
    Ciao

    p.s. mi farebbe piacere un tuo parere anche per la mia storia.

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