La crepata campana di vetro

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede? Riccardo risponde al cellulare (75%)

Il pranzo

Riccardo fissava quello schermo luminoso nella stanza buia.
Pronto? – si era deciso a rispondere.
Cavolo Riccardo… – sua madre sembrava stesse piangendo – dimmi che stai bene…
La sentiva ansimare, il respiro era sempre più fitto e davanti a lui era comparsa l’immagine di sua madre in lacrime disperata.
Sì mamma, sto bene – la sua voce era calma, quasi impassibile ma il cuore gli batteva fortissimo – Virginia sta dormendo.
Grazie a Dio è con te – aveva tirato su con il naso – io e papà ci eravamo preoccupati…
Bene ora che lo sapete potete stare tranquilli – Riccardo si sentiva tremendamente ferito.
Io e papà ci eravamo preoccupati?, pensava, non si sono preoccupati di me, ma solo di Virginia e menomale che è salva!
Riccardo ascoltami – aveva detto la madre – dobbiamo vederci e parlare, io posso convincere tuo padre ma lì lo dovrai affrontare da solo.
Fate come volete – aveva risposto seccamente.
Poi Riccardo aveva sbattuto il cellulare sul tavolo e si era messo le mani nei capelli. Le lacrime gli sgorgavano dal viso finendo sul pavimento, producendo un suono leggero, ma fastidioso. Avrebbe voluto riprendere in mano il telefono, comporre il numero del padre e sputargli tutto l’odio che aveva accumulato dentro di sé. Eppure era rimasto immobile e con il suo pianto aveva svegliato Virginia.
Ric – velocemente la sorella si era alzata dal letto – cos’è successo?
Faresti bene a tornare – le aveva detto – ho parlato con mamma e sono preoccupati per te, solo per te.
Le parole di Riccardo non erano cattive, ma piene di dolore. Era come se una lama lo avesse trafitto lentamente al petto e sentisse il sangue caldo accarezzargli il corpo. La voce di sua madre se per un primo momento gli aveva dato la sensazione di calore materno, con quella frase si era rivelata per quella che era, cioè la persona che pur sentendolo scappare non lo aveva fermato.
Ric – Virginia gli aveva accarezzato il braccio – vieni dormiamo.
Si erano sdraiati e la sorella lo abbracciava per provare a trasmettergli la calma di cui aveva bisogno.
Riccardo si era addormentato.

Buongiorno fratello – lo aveva svegliato Virginia con l’odore del caffè e dei pancakes.
Dopo aver fatto colazione insieme, come capitava di rado, Virginia gli aveva detto che doveva darsi una lavata per tornare in forma. Sembrava felice, quasi soddisfatta, ma Riccardo non ne capiva il motivo. Mentre lui si godeva la doccia calda con l’acqua che gli accarezzava il corpo, sua sorella si era preoccupata di preparare il pranzo.
Ma quanto stai cucinando Virgi? – gli aveva chiesto una volta uscito dalla doccia.
Ok Ric – gli aveva detto – siediti. Stanno arrivando mamma e papà, ma tu non arrabbiarti… penso che dovete chiarire tutto questo e io sono dalla tua parte, lo sai…
Il citofono aveva suonato e ne aveva riconosciuto il tocco fugace del padre. Riccardo non poteva avere il tempo di arrabbiarsi o di incolpare la sorella.
I genitori avevano salutato calorosamente Virginia che si era lasciata trastullare dal loro affetto, mentre a lui avevano rivolto un semplice e freddo “ciao”. Li guardava e pensava a cosa stava succedendo: perché sono nel mio appartamento? e perché devo proprio parlarci?. Il padre con i suoi modi da protettore gli dava la nausea. Gli ricordava quello schiaffo e quelle parole assurde che si era sentito pronunciare addosso. Inconsciamente Riccardo si era portato la mano alla faccia dove era stato colpito.
Vedo che non sei morto – aveva detto il padre, notando il suo gesto.
Lo sguardo di Riccardo era stato fulmineo, ma non aveva detto una parola. Mentre si sedevano a tavola aveva sentito la madre toccargli una spalla timorosamente, quasi come se non dovesse essere scoperta.
Quindi, spiegaci un po’ – il padre sembrava pronto per la guerra di parole – prima ci mandi all’aria la tua stessa festa, poi ritorni a casa conciato come un cane e adesso scappi anche? Non ti abbiamo insegnato proprio niente, eh Riccardo? Ma perché non ti trovi una bella ragazza e ti sistemi? Perché con tutto quello che puoi fare devi procurare a noi questi problemi da ragazzino? Spiegamelo, dovresti essere un uomo e invece…
Papà… – cercava di fermarlo Virginia.
Virgi, lascialo parlare – era intervenuto Riccardo – e sai cosa ti dico, papà? Finché non vuoi ascoltarmi queste sono parole all’aria perché io non ti ascolto più. Sì sono ancora vivo e dopo il tuo schiaffo e la tua scenata forse sei tu che sei morto per me.
Le parole gli erano uscite naturali, come se dopo tutto quello che aveva passato potesse avere la sua rivincita. Il padre si era pietrificato e probabilmente non si aspettava niente di tutto ciò.
Riccardo, piano… – la madre cercava di mettersi in mezzo.
No, mamma – aveva detto lui – tu mi hai sentito andare via e hai sentito le parole e lo schiaffo di papà e non hai fatto niente. Se volete conoscermi io sono disponibile, ma fin quando non fate altro che incolparmi non vi ascolto più.

Una volta finito il pranzo, il padre si era alzato dal tavolo.
Mi accompagni a fumare? – aveva improvvisamente chiesto al figlio.

Cosa succede?

  • Il padre lo attacca (0%)
    0
  • Riccardo non riesce a dirgli la verità (0%)
    0
  • Riccardo e il padre si confrontano (100%)
    100
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

43 Commenti

  1. Voto che Virginia e Riccardo parlino dell’accaduto: a questo punto della storia, la voce di Virginia potrebbe esserti utile per esprimere una morale o i tuoi pensieri 🙂
    Mi sembra molto realistico per la persona che è il padre che un primo confronto non sia in grado di cambiarlo. Penso che comunque questo sia stato un grande passo per Riccardo, e chissà, forse nei mesi successivi questo confronto darà i suoi frutti…
    A presto! 🙂

    • Ciao, assolutamente! Quando ci sono stereotipi e preconcetti su temi di così tanta sensibilità è difficile smuoverli anche se si tratta di persone care… Però magari col tempo gli angoli si smussano e tutto diventa più semplice.
      Grazie e a presto!

  2. Mi aggiungo in ritardo, ma mi sembra una storia intrigante e ben strutturata. Devo dire che a tratti mi confonde un po’ l’uso del trapassato prossimo invece del passato remoto, abbastanza inusuale. Esplori una tematica che penso sia importante esplorare 🙂 Voto per il confronto, sono curiosa di leggere il seguito!

  3. Scappa da questa famiglia Riccardo.
    Certo che le ha prese da tutti il povero Riccardo! Avrei evitato lo schiaffo del padre perché le parole che ne seguono, di certo, fanno molto più male. Vediamo che succede, tornando in città.
    Ciao

    p.s. mi farebbe piacere un tuo parere anche per la mia storia.

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi