La crepata campana di vetro

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede? Riccardo e il padre si confrontano (100%)

La sigaretta (a metà)

Il padre di Riccardo non aveva mai interrotto un pranzo di famiglia per fumare una sigaretta prima del caffè. Era soltanto un vizio, una piacevolezza a cui si dedicava quando aveva del tempo per pensare, eppure aveva deciso di spezzare questa sua abitudine per chiacchierare con Riccardo che era stato colto di sorpresa.
Nel sentire quella richiesta infatti si era irrigidito, aveva pensato al peggio: doveva aspettarsi un altro colpo basso accompagnato da qualche parola scomoda? O era il giusto momento per avere una conversazione con suo padre dopo anni di riflessioni? Senza dire una parola si era alzato e aveva seguito il padre che scendeva verso il cortile deserto.
Nessuno spiccicava una parola. Poi il padre, evidentemente in tensione, si era seduto su una piccola panca in legno trasandato. Riccardo stava in piedi, sembrava un palo, immobile sia nei movimenti sia nei pensieri.
Ne vuoi una? – gli aveva chiesto il padre.
Non so dove vuoi andare a parare, papà – aveva riposto Riccardo – ma è meglio finirla qui.
Io, io…io… – un colpo di tosse aveva interrotto quel balbettio che mai si era rivelata una debolezza del padre.
Il cielo era sereno sopra di loro, Riccardo lo sbirciava segretamente per alienarsi da quella assurda situazione. Si aspettava delle scuse che probabilmente non sarebbero arrivate nemmeno in quel momento, ma più di tutto voleva essere capito.
Io non so cosa fare con te, Riccardo – era riuscito a dire il padre
alla fine.
Dillo a me – era stata la risposta secca del figlio.
Dall’espressione del padre non si poteva dedurre nessuna emozione, eppure il suo modo di fare agitato di ripassarsi la sigaretta da una mano all’altra e la gamba destra che tremava lasciava percepire come un tumulto di sensazioni che non gli davano pace. Riccardo che si era accorto di quell’agitazione non verbale aveva pensato per la prima volta dopo tanto tempo che forse anche il padre aveva delle emozioni.
Perché non vieni a lavorare con me? Potresti vivere meglio che in questa topaia – aveva espresso il padre – e poi magari ti trovi una donna e ti costruisci la tua vita nella tua città.
La mia città è questa – la risposta di Riccardo era fredda – e non troverò mai una ragazza, papà.
Non sapeva come fare, se dirglielo seccamente o lavorare la notizia del suo coming out con più calore, eppure la situazione sembrava irreale. Suo padre che nei gesti lasciava trapelare le sue emozioni le ritirava subito attraverso le parole che evidentemente non sapeva usare.
Sono gay, mi piacciono i ragazzi – la frase era stata seguita da un respiro profondo di entrambi.
Il padre si era alzato, aveva spento la sigaretta sotto i piedi, calpestandola con forza.
Ho un figlio finocchio? – aveva chiesto – mi vuoi far morire.
La sua voce era ironica, severa e arrabbiata. Riccardo temeva un altro schiaffo su quella faccia ormai rovinata dai gesti e soprattutto dalle parole prese, ma non era arrivato.
No, papà – aveva detto – semplicemente gay o omosessuale, scegli tu il termine che ti fa sentire meno male perché io sto bene così. Non avrò una ragazza e sicuramente non tornerò a casa, con voi e con tutta quella gente bigotta per cui mi sono anche preso botte. Da loro e da te, come se non bastasse. Se vuoi che ce le diciamo tutte, dovresti essere più empatico e se vuoi menarmi, fallo pure, tanto ci sono abituato. Se la tua scelta è questa, non considerarmi più come figlio. E magari dillo anche alla mamma, visto che ti viene sempre dietro.
Le parole erano uscite senza pensarci, il padre si era seduto sulla panca con un’espressione mortificata e lo guardava. Riccardo, invece, non riusciva a sostenere quello sguardo che sentiva pieno di giudizio.
Tua madre lo sa – gli aveva risposto – io non ci volevo credere, dopo tutto quello che ci hai fatto…
E tu ci pensi mai cosa avete fatto a me? – la domanda era uscita a voce alta, come per prevalere sul padre.
Non mi provocare Riccardo e adesso torniamo su –
La conversazione si era bloccata lì. Riccardo era rimasto allo stesso punto morto di quando era iniziata e anche se si era liberato del peso più grande si sentiva ingabbiato dentro le parole e i gesti di suo padre. Prima di risalire si era fermato sulla panca, aveva appoggiato le spalle al muro e aveva sentito il fresco del cemento che gli trapassava sulla pelle attraverso la maglietta e la felpa.
Gli veniva da piangere e si sentiva estremamente vulnerabile.

I genitori si erano congedati con Virginia poco tempo dopo quella conversazione assurda. Avevano bevuto il caffè che al gusto di Riccardo era sembrato il più amaro di sempre e si erano messi in viaggio verso la periferia.
Riccardo aveva sistemato casa e si era buttato sul letto preso dallo sconforto.
Mi manchi – aveva scritto al suo ex ragazzo Mattia.
Anche tu – aveva ricevuto subito risposta.
Sul cellulare scorreva le foto di loro due insieme, felici. Era quella la felicità che voleva ritrovare e nessuno, compreso il padre, gliela poteva portare via.

Qual è il prossimo episodio?

  • Virginia e Riccardo parlano dell'accaduto (67%)
    67
  • Storia di Riccardo e Mattia (33%)
    33
  • Pranzo/cena di famiglia un mese dopo (0%)
    0
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43 Commenti

  1. Voto che Virginia e Riccardo parlino dell’accaduto: a questo punto della storia, la voce di Virginia potrebbe esserti utile per esprimere una morale o i tuoi pensieri 🙂
    Mi sembra molto realistico per la persona che è il padre che un primo confronto non sia in grado di cambiarlo. Penso che comunque questo sia stato un grande passo per Riccardo, e chissà, forse nei mesi successivi questo confronto darà i suoi frutti…
    A presto! 🙂

    • Ciao, assolutamente! Quando ci sono stereotipi e preconcetti su temi di così tanta sensibilità è difficile smuoverli anche se si tratta di persone care… Però magari col tempo gli angoli si smussano e tutto diventa più semplice.
      Grazie e a presto!

  2. Mi aggiungo in ritardo, ma mi sembra una storia intrigante e ben strutturata. Devo dire che a tratti mi confonde un po’ l’uso del trapassato prossimo invece del passato remoto, abbastanza inusuale. Esplori una tematica che penso sia importante esplorare 🙂 Voto per il confronto, sono curiosa di leggere il seguito!

  3. Scappa da questa famiglia Riccardo.
    Certo che le ha prese da tutti il povero Riccardo! Avrei evitato lo schiaffo del padre perché le parole che ne seguono, di certo, fanno molto più male. Vediamo che succede, tornando in città.
    Ciao

    p.s. mi farebbe piacere un tuo parere anche per la mia storia.

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