LE CREATURE DELL’OLTRE–MONDO 2

Dove eravamo rimasti?

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2 IN SALVO

Jonas e Saurin seguirono il tizio, avvolti da quella strana cupola blu.
Era molto basso ed esile, indossava una tunica rossa lunga e logora. Jonas non aveva potuto guardare bene il suo volto incappucciato, ma da una fugace vista gli era sembrato un giovane. Non passò molto tempo prima che gli altri soldati trovassero il corpo senza vita del loro collega arciere, ucciso alle spalle dal giovane incappucciato.
« Eccoli! » Si levarono delle voci alle loro spalle, poi cominciarono a partire le frecce. Il medaglione che Jonas portava in tasca era caldo e continuava a vibrare, ogni tanto Jonas vi posava sopra la mano e lo stringeva, sentendosi pervadere da una strana sensazione di pericolo…
I soldati a cavallo furono ben presto alle loro calcagna. Saurin continuava a correre, con Jonas sulla groppa. L’individuo della foresta li seguiva da terga. Ad un certo punto però si fermò e si voltò, i soldati stavano arrivando. Erano una decina, guidati da un uomo gigantesco con una grossa armatura nera istoriata di rubini.
” Un Haelfin dell’Oivesth…perché un Haelfin dell’Oivesth ci da la caccia? Che stiano cercando Saurin? ”
I soldati al galoppo stavano per raggiungerli, ma all’improvviso altri individui incappucciati piombarono su di loro da sopra gli alberi circostanti, facendoli cadere da cavallo e sgozzandoli tutti quanti con i loro pugnali affilati, identici a quello del tizio che aveva salvato i due amici e che ora li stava conducendo chissà dove. Quando i tizi scesi dagli alberi ebbero finito, tutti e dieci i soldati giacevano sul terreno privi di vita. I loro cavalli si sparsero per la foresta, andando a brucare placidamente l’erba. Anche quell’uomo grosso era stramazzato al suolo, dopo che uno di degli esili esseri gli aveva piantato il suo pugnale nella nuca. Gli altri poi staccarono i rubini dalla sua armatura e se li spartirono tra loro. Erano una dozzina di individui, ma forse ce n’erano molti di più ancora nascosti sugli alberi, o negli anfratti più bui e nascosti della foresta.
Ma chi erano? Fu la domanda che si fece Jonas.
« Fermo amico » ordinò il bambino alla creatura. Il ragazzino si avvicinò a loro. Indossavano tutti le medesime tuniche rosse e tutti erano più o meno della stessa bassa statura.
« Chi siete?» gli domandò. I tizi si erano raccolti in gruppo davanti a lui e Saurin , i loro occhi nocciola chiaro erano puntati sul ragazzino e la sua bestia, brillando come tante lucciole nella notte. Sembravano così bizzarri, quei strani e misteriosi abitanti della foresta… ma vedendo Saurin rimanere tranquillo e sereno, Jonas sentì dentro di sé che erano innocui.
« A tempo debito saprai tutto, ragazzino, ma ora dobbiamo continuare a muoverci, perché stanno arrivando altri soldati.»
« Va bene.»
Il gruppo dunque si incamminò. Marciarono nella foresta fino al tramonto, fino a raggiungere un gruppo di capanne di legno e paglia costruite in un prato circondato da alberi di noci e mandorle.

« Siamo arrivati » sentenziò uno dei tizi, che probabilmente era lo stesso che li aveva salvati da quell’arciere. Jonas non riusciva a distinguerli l’uno dall’altro, sembravano essere uguali sotto quei cappucci e quelle tuniche. Una volta fermi in quel piccolo accampamento, lo scudo energetico che li circondava svanì. Dalla porta d’ingresso di una delle capanne, quella più alta, situata al centro del campo, uscì una donna dai capelli rossi, bellissima e anche lei vestita con una lunga tunica rossa. I suoi occhi si posarono, incuriositi e indagatori, su Jonas e sulla sua creatura.
« Ti stavamo aspettando, vieni.» La sua voce era pacata e rassicurante, oltre che stupenda come il suo volto e il suo fisico.
Jonas trascorse la notte e i giorni successivi in quel piccolo villaggio. La donna lo ospitò nella sua capanna, gli offrì un bagno caldo e una cena a base di stufato di anatra con salsa all’arancio e del pane ai mirtilli. Una volta che si fu lavato e ripulito in una vasca d’acqua calda, Jonas mangiò tutto con avidità, corroborato anche dal tepore del fuoco nel grosso camino che riscaldava la stanza. Mentre mangiava, la donna lo guardava con crescente curiosità, non staccandogli mai gli strani e stupendi occhi rossi di dosso, e facendolo sentire a disagio.
L’interno della casa era una sola grossa sala al piano terreno, pulita ed accogliente. Delle scale conducevano a un piano superiore. Gli scaffali dei mobili erano talmente pieni di ninnoli, pozioni e tomi antichi, da dare a Jonas l’impressione che lì dentro venissero praticati rituali di ogni genere. Tuttavia sentiva di potersi fidare anche di questa misteriosa donna. Saurin era all’esterno, intento a sgranocchiare un gigantesco osso buco di manzo, che uno dei tizi gli aveva dato dopo averlo accarezzato con affetto sulla testa. Il Jorm-Tuk si lavorava quell’osso scodinzolando sereno.
« Chi siete?»
domandò alla fine il ragazzino quando finì di mangiare…

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