LE CREATURE DELL’OLTRE–MONDO 2

Dove eravamo rimasti?

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5 MAGIA

Arrivò il mattino.
Jonas si svegliò, riposato e in forze. Si stropicciò gli occhi e si alzò dal letto. Skarlatta era davanti al camino, intenta a girare con un mestolo di legno una strana polpa rosso scuro che bolliva all’interno di un grosso calderone posto sulle fiamme.
Nella casa aleggiava una vaga fragranza di frutti di bosco e bacche. Quando il bambino le andò vicino, la strega tolse l’attenzione dal calderone e si voltò verso di lui.
« Dormito bene?»
«Sì, avevi ragione, quel tonico mi ha fatto proprio bene» rispose Jonas.
« Ma che cos’è questo?» domandò alla donna.
Lei allungò il braccio verso lo scaffale del mobile di fianco al camino e prelevò un piatto di ceramica.
« Confettura di more e gelsi » rispose, mentre riempiva il piatto.
Quella mattina la Strega sembrava diversa, strana. Aveva due gonfie occhiaie sotto agli occhi e il viso pallido e stanco. Diede il piatto a Jonas e se ne riempì uno anche lei. Insieme si sedettero a mangiare.
« Questa marmellata è squisita!» Jonas la mangiò tutta in pochi minuti. Quando anche Skarlatta ebbe finito, disse al bambino:«Andiamo fuori.»
Era una mattinata a dir poco fantastica: il globo nel cielo limpido di Erya splendeva sopra al villaggio e gli alberi tutt’intorno. La vegetazione era accesa delle mille sfumature dei fiori, nell’aria si respirava una totale calma avvolgente e penetrante.
Appena uscito dalla dimora, ad aspettarlo c’era Saurin, scodinzolante e felice come non mai di rivederlo. Jonas si domandò se la creatura avesse passato tutta la notte davanti all’entrata della casa.
Gli accarezzò il testone.
« Come va cucciolone, riposato bene?»
« Hiuu» rispose Saurin.
I due amici seguirono Skarlatta, fino a raggiungere un prato recintato su cui c’erano cinque manichini di paglia in fila, segnati con la tempera rossa su testa, cuore, e inguine.
« Entriamo » gli disse la strega. Sembrava proprio esausta.

Forse aveva dormito male. Lui invece era stato comodissimo sul letto al piano terra.
Saurin cercò di intrufolarsi nel recinto.
« No, tu no, a cuccia!» lo ammonì Skarlatta.
Il Jorm-Tuk obbedì e rimase fuori, seduto sulle zampe posteriori e intento ad osservarli placidamente.
A Jonas venne quasi da ridere: se il cucciolo avesse voluto saltare oltre la recinzione, gli sarebbe bastato uno slancio dei suoi, oppure semplicemente avrebbe potuto caricare le assi di legno con una testata e ridurle in pezzi. Intanto, ecco che arrivavano alcune delle streghe, con loro anche tre di quei strani individui bassi.
Il gruppetto raggiunse la recinzione e salutò la Strega-Madre intonando come al solito una melodia di voci.
Uno dei tre nani si avvicinò a Saurin, che si voltò di scatto. L’essere sobbalzò e decise di non voler più accarezzare il cucciolo.
Skarlatta puntò l’indice della mano verso uno degli omini di paglia. Una saetta velocissima si scagliò ronzando contro il bersaglio, colpendolo al centro della testa.
« Prova» disse a Jonas.
« Come si fa?» chiese il bambino.
« Chiudi gli occhi e concentrati. Nella tua mente visualizza la saetta che parte dal dito.»
”Chissà perché è così pallida stamattina”… si domandò Jonas.
Il bambino fece come gli era stato detto: chiuse gli occhi e immaginò. Si sforzò di visualizzare nella mente una saetta come quella che la strega aveva lanciato poco prima. Divenne tutto rosso in faccia, tese i muscoli del braccio ed esclamò: «Vai!»

Non successe niente.
Le streghe fuori dal recinto risero di sottecchi, Jonas si sentiva tutti i loro occhi puntati addosso. Saurin drizzò le lunghe orecchie e diede loro un’occhiata fugace e disinteressata. Tra le donne che assistevano c’era anche Judit: l’ultima arrivata. Era molto più bassa di loro ma incredibilmente bella. Non staccava mai gli occhi da Jonas e dal suo cucciolo.
« Avanti, ritenta.»
« Ma io non so farlo, non sono un mago!»
protestò. Lo sghignazzare delle streghe lo aveva innervosito.
« Riprova!» gli urlò Skarlatta.
Jonas, pieno di imbarazzo e rabbia, chiuse di nuovo gli occhi e puntò il dito contro il bersaglio. Gli tornarono in mente gli abitanti di Oak, massacrati e uccisi. Ripensò alla sua casa in fiamme e alla sua famiglia scomparsa chissà dove, e poi gli tornò in mente Saurin ferito alle zampe posteriori mentre quei cinque soldati lo accerchiavano.
Improvvisamente il medaglione vibrò e si scaldò di nuovo.
« Vai!» urlò Jonas.
Percepì uno strano flusso di energia attraversargli il braccio, poi una saetta enorme schizzò velocissima dal suo dito.
« Non posso crederci »
disse sbalordita Skarlatta, voltandosi verso le altre streghe.
Saurin aveva drizzato le orecchie e si era alzato.
Il manichino colpito non c’era più, al suo posto c’erano solo rametti, paglia e fogliame sparsi un po’ ovunque…

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