LE CREATURE DELL’OLTRE–MONDO 2

Dove eravamo rimasti?

/// /// (100%)

7 LA CENA

Il giorno lasciò spazio al tramonto, poi alla sera.
Jonas era letteralmente sfinito mentre percorreva la strada per tornare a casa di Skarlatta. Saurin, calmo e blando al suo fianco.
« Ma come fa ad essere così brava!? »
Skarlatta camminava davanti a loro. Sembrava molto stanca anche lei, molto più di quanto lo era stata a inizio giornata.
« Judit è come te, in un certo senso. Ha perso tutti: la sua famiglia, i suoi fratelli. Quando l’ho trovata, l’odio albergava nei suoi occhi, nel suo corpo. L’odio la pervadeva. Così ha cominciato da zero, da molto meno rispetto a quello che tu già hai. Ed è andata avanti…»
Skarlatta si girò verso lui.
« Perciò lamentati di meno e impegnati di più! »
In alcune occasioni, come durante l’allenamento di quel giorno, oppure in quel preciso istante, la strega sapeva essere così severa..mentre in altri momenti, come quando accolse Jonas nella sua dimora e lo lavò e lo nutrì..in quelle situazioni era quasi materna. La sua espressione affranta continuava ad essere il cruccio di Jonas: avrebbe voluto tanto domandarle cosa le fosse successo la notte scorsa, ma allo stesso tempo sentiva che sarebbe stato meglio farsi i fatti propri. Comunque ora la priorità del bambino era che ogni singola parte del suo corpo gli doleva come non mai. Judit aveva continuato a vessarlo con una miriade di colpetti in tutto il corpo con la punta del cosiddetto Abétu. Quando lui si rialzava, scoordinato, umiliato e dolente, lei lo metteva a sedere di nuovo assestandogli un altro colpetto deciso e non troppo forte ( quantomeno, non forte come il primo colpo infertogli alla fronte ) allo stomaco o alle cosce. Cosce che ora facevano un male cane: erano rosse, quasi violacee, piene di ematomi, e sulla fronte andava formandosi un bernoccolo.
Si era sentito così ridicolo, e arrabbiato, mentre lei lo picchiava.
Ad un certo punto, dopo esser finito col sedere sull’erba forse per la decima volta, Jonas si era tirato in piedi, animato da un impeto di rabbia crescente. Aveva deciso di saltarle addosso e picchiarla sul serio, quella splendida Judit; ma quando poi i suoi occhi si erano fermati in quelli di lei, la rabbia era scemata e si era sentito strano, come imbambolato. Si erano guardati negli occhi per qualche istante e si era sentito folgorare da un turbinio di emozioni.
Poi lei gli aveva scagliato contro un’altra legnata rispedendolo a terra.
Arrivarono a casa di Skarlatta. Jonas era così stanco che il breve percorso dal prato recintato alla dimora era stato un supplizio per i polpacci. Ma ancora più doloroso era ripensare agli sguardi divertiti delle altre streghe che assistevano al suo rovinoso primo addestramento. Una volta finito si erano congedate dalla madre con il loro solito coro di voci e si erano dileguate tra la vegetazione e le casette di quell’insolito villaggio.
Almeno, pensò, in quel luogo lui e Saurin erano protetti dalla magia e quei soldati non li avrebbero attaccati. O almeno credeva.
« Oggi è stato il tuo primo giorno ed è stato faticoso. Vai a farti un bel bagno e poi mangiamo insieme alle altre Kai, va bene? »
Ora Skarlatta era tornata ad essere premurosa. Jonas ne fu lieto.
Dopo aver salutato il cucciolone con baci e carezze, il bambino si acquietò nel tepore dell’accogliente casetta, si lavò e per poco non si addormentò nella vasca. Poi, una volta vestitosi si diresse piuttosto affamato nel salone.
C’erano tutte e venti le Kai, riunite intorno al grosso tavolo circolare imbandito di selvaggina, frutta e confetture varie.
« Siediti qui, ti ho tenuto il posto…» Tra il vociare delle donne, riconobbe subito quella della splendida fanciulla che poco prima lo aveva quasi accoppato di legnate in quello stupido allenamento! Jonas le si avvicinò con timore.
« Non temere! » esclamò Judit. Le altre scoppiarono a ridere.
Perfino Skarlatta accennò un sorriso. Jonas arrossì e si innervosì subito.
« Sei una strainik… » le disse, tutto offeso, poi si sedette e allungò una mano verso una fetta di pane alle mandorle, ma Judit gli diede un colpetto sul dorso della mano.
« Che vuoi? » le chiese spazientito.
« Prima il tributo… » rispose lei.
Le streghe alzarono le mani al cielo e intonarono una serie di preghiere a lui del tutto sconosciute.
Grande Dea Kailith illuminaci..
Grande Dea Kailith proteggici..
Grande Dea Kailith rafforzaci…

///

  • /// (0%)
    0
  • /// (0%)
    0
  • /// (0%)
    0
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi