LE CREATURE DELL’OLTRE-MONDO | CAPITOLO 3 |

Dove eravamo rimasti?

Chi c'è nella foresta? Judit, ovvio (100%)

SOLO

Non credeva a quello che aveva fatto: l’aveva baciata sulle labbra! Un uragano di emozioni scombussolò Jonas dalla testa ai piedi. Lei lo abbracciò, poi si alzò in piedi.
« E’ meglio che andiamo a dormire, o domani Ska si rimette a urlare! » gli consigliò la ragazzina.
Jonas rimase lì seduto a guardarla, aveva il cuore a mille.
« Beh? Hai capito che ti ho detto? » ripeté Judit.
Jonas si svegliò da quella specie di sogno ad occhi aperti, per poi alzarsi anche lui. « Certo, va bene, a domani allora! »
Judit si incamminò verso la sua capanna. « Ah, e mi aspetto un regalo è? » gli disse mentre se ne andava.
« Ancora? Sei tu che devi farlo a me! » Rieccola con quella storia del regalo, Jonas non capiva se la ragazza dicesse sul serio o scherzasse, ma lui si aspettava veramente un regalo da lei.

Il ragazzino accarezzò e salutò Saurin, che insonnolito ricambiò con un breve cenno del muso. Rientrò in casa, si cambiò e si mise a letto, addormentandosi quasi immediatamente.

Quella notte fu priva di sogni… 

Il mattino seguente, quando si svegliò, trovò Skarlatta intenta a triturare erbe in un mortaio, per poi buttarle in un pentolone posto sul fuoco nel camino. Una strana tintura verde scuro vi bolliva dentro. 
« Cosa fai Ska? » le domandò perplesso.
La strega mescolò accuratamente il liquido all’interno del calderone, poi quando la mistura cominciò a bollire, con due stracci bagnati prese il calderone dalle maniglie in ottone e lo tolse da sopra il fuoco, poggiandolo sul grosso tavolo di legno. « Mi serve per il mal di testa, ho la testa che mi scoppia! » Nonostante fosse visibilmente provata dal troppo vino della sera prima, quella mattina Ska era già vestita di tutto punto, con la sua lunga tunica rossa; i capelli ben lavati, lisci e profumati. La strega prese poi una piccola ampolla contenente un liquido blu, la aprì e la svuotò dentro il calderone.
Skarlatta indicò un piccolo fagotto… « La tua colazione è lì. »
Il bambino la ringraziò, si sedette e addentò avidamente le fette di pane con la confettura spalmata sopra che gli aveva preparato l’amorevole strega rossa.  « Cos’è quella roba? » domandò alla strega, indicando la piccola ampolla che lei aveva appena svuotato. 
« Essenza ristoratrice. Fa passare i dolori. La usiamo quando ci viene il nostro sangue, oppure quando, come ieri, esageriamo con il vino. »
Ma Jonas ricordava bene che la sera prima Skarlatta, oltre al vino, aveva ingollato una modesta quantità di qualcos’altro; questo qualcos’altro era un’essenza simile a quella, ma di colore più chiaro. Il ragazzino non poté fare a meno di domandarglielo. « E quella che bevevi ieri a cena? Che tipo di essenza era? » Jonas si guardò intorno nella stanza: i scaffali erano pieni di ampolle con all’interno liquidi dei più disparati colori.
La strega parve infastidita da quella domanda. « Tu come al solito vuoi sapere sempre troppo. Quella è roba da donne, e tu sei piccolo. »
”Mi dicono sempre tutti che sono piccolo” pensò seccato ”oggi faccio undici rotazioni e nemmeno un regalo mi ha fatto!”
Jonas finì di mangiare la sua colazione. « Vado ad allenarmi. » 
Si tolse la tunica per la notte ed indossò i suoi vestiti. Una volta finito, si accorse che il medaglione, che lasciava sempre dentro la tasca dei pantaloni, era sparito. 
”Forse l’ho poggiato sul tavolino di fianco al letto.” Ma niente, il medaglione non era nemmeno lì. ” Forse mi è caduto da qualche parte, nel prato di allenamento… può essere?” Ma il ragazzino ricordò di aver raccolto il medaglione e di esserselo messo in tasca, infatti lo aveva con sé durante la cena della sera prima, tant’è che Judit lo aveva visto e gli aveva detto che era bello, chiedendogli anche se voleva regalarglielo.
”Judit… è stata lei? Ieri quando mi si è accostata e mi ha abbracciato?”
Possibile? Se era stata davvero lei, non si era accorto di niente. La streghetta del resto era molto scaltra, lui lo sapeva bene, e ora tutti i suoi sospetti ricadevano su di lei.
Jonas raggiunse in fretta e furia il prato recintato degli allenamenti, Saurin al suo fianco trottava allegramente. Che brutta sorpresa che gli aveva fatto quella Strainik! Rubargli il medaglione proprio in un momento delicato come quello della sera prima. Quell’abbraccio… il bacio… Judit ne aveva approfittato per prendergli il medaglione e lui si era fatto derubare come uno sciocco!
Era molto arrabbiato.
Arrivato al prato, non trovò né Judit né le altre Kai. Lì non c’era nessuno…
Saurin emise un verso stranamente allarmato. « Miuuh… » Poi drizzò le lunghe orecchie, lo sguardo puntato verso la fitta foresta che si estendeva aldilà della cupola energetica che avvolgeva il villaggio. Chissà perché ma a Jonas la cupola pareva più chiara, le scie azzurre di cui era fatta ora erano di un celeste appena percettibile, sembrava quasi che stesse svanendo…
« Hey moccioso! Sono qui! » La voce proveniva dalla foresta.

Chi c'è nella foresta?

  • I soldati (0%)
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24 Commenti

  1. *Jonas non riuscì a credere ai suoi occhi, non solo le case erano scomparse, ma quella di Skarlatta, che era l’unica rimasta, sembrava più vecchia e fatiscente di com’era prima. Quando, con il cuore in gola, lui e Saurin raggiunsero quella che ora sembrava una catapecchia, Jonas provò un brivido freddo lungo la schiena, tuttavia entrò.*

    L’interno era pure peggio…………

  2. Tre capitoli in uno: non faccio in tempo a votare e commentare!

    Non so cosa sia successo ma sono di nuovo saltati i titoli e le opzioni. Provo a votare: nella foresta e chissà se prende il voto. Sono indeciso se per l’ultimo capitolo della terza parte sia meglio un breve cambio del punto di vista o meno.

    Un consiglio: vai a capo quando cambia il soggetto che parla: aiuta la leggibilità.

    Ciao 🙂
    PS: i Ratok continuano a starmi simpatici 🙂

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