LE CREATURE DELL’OLTRE–MONDO

Dove eravamo rimasti?

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VERSO IL DESTINO

« Quindi come sono finito lì dentro? E che c’entra Saurin? E il medaglione? »
Skarlatta fece un breve sorriso… diventava sempre più pallida. Dei puntini luminosi cominciarono ad uscire dal suo esile corpo e a salire nell’aria, perdendosi nella stanza.
« Come sempre sei tanto tanto curioso, è picco..l..o? » Skarlatta tossì di nuovo. La vecchia strega madre continuava a sbiadirsi, cominciando a diventare evanescente. Quei strani puntini che uscivano da lei erano sempre più numerosi e stavano riempendo la stanza come uno sciame di lucciole.
« Ma per questo dovrai recarti nell’Oivesth… Passa per Tower, picc…ol..oo J…onas… lì vedrai una persona…e avr..ai le rispos…te.. Voi siete l’unica sper…anz..aa..il debito è ripag..at.. »

La strega chiuse gli occhi e spirò.
Scomparì, dissolvendosi in uno sciame di pulviscolo luminoso…

Adesso era solo.
Il letto era vuoto, una nuvola densa e gonfia di pulviscolo luminoso andava via via disperdendosi nella stanza.
E così era questa la verità? Sua madre era stata una potente strega che per amore rinunciò all’ordine delle Kai? Jonas si sentiva così confuso e perso, ma aveva ancora Saurin al suo fianco. La belva non lo avrebbe mai abbandonato.
Poggiato sullo specchio c’era il lungo e nodoso bastone d’allenamento: l’Abétu. Jonas lo prese, insieme ad una faretra di seta poggiata a terra. Il ragazzo la raccolse, vi infilò dentro l’Abètu e la indossò.
Scese nel salone al pian terreno, dove i mobili erano pieni di pozioni, e prese l’ampolla blu identica a quella che aveva portato a Skarlatta poco prima. Su un vecchio mobiletto di fianco al camino c’era un fagotto. Lo aprì, all’interno c’erano una manciata di gallette di farro rinsecchite. Prese anche quelle, poi raggiunse Saurin fuori dall’abitazione.
Era stato lì per settimane, allenandosi insieme a quelle venti streghe; faticando, piangendo, ma anche ridendo, scherzando, ascoltando le loro diavolerie e amando…
Judit… Lui provava qualcosa per lei, qualcosa di strano e insolito, ma lei invece lo aveva ricambiato derubandolo del suo medaglione d’oro la sera prima dell’undicesima rotazione. Lo aveva fregato in maniera subdola e meschina…
Skarlatta prima di scomparire gli aveva detto di passare per Tower, che lì avrebbe incontrato qualcuno e allora avrebbe saputo cosa fare, ma Jonas non aveva idea di come arrivarci.
A scuola di trascrizione aveva studiato a grosse linee la geografia dell’Est. Tower si trovava ai piedi della montagna delle Ere, perciò avrebbe dovuto attraversare il versante Nord della foresta, ma come si sarebbe orientato?
Poi ricordò.
Segui i venti.
La stagione dei venti difatti era alle porte. L’incisione scritta sul medaglione diceva di seguire i venti e lì sulla montagna delle ere durante la stagione i venti soffiavano verso l’Oivesth.
Verso la sua destinazione, verso il suo destino.

« Andiamo cucciolone. »
Saurin scodinzolò, Jonas vi montò sopra e si guardò intorno. Oltre alla capanna di Skarlatta, lì non c’era più niente, solo alberi di noce e mandorle, querce, abeti e pini.
Le loro foglie, i loro rami, erano sollazzati da un leggero venticello che tirava alle sue spalle. Jonas poteva sentirlo: era tiepido e piacevole. Ma a stagione inoltrata quei venti erano estremamente aggressivi e freddi. Si narrava di alberi o case letteralmente spazzate via. Gli venne da domandarsi come avrebbe affrontato la dura stagione alle porte, visto che ora era da solo e sperduto chissà dove nella foresta.

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