LE CREATURE DELL’OLTRE–MONDO

Dove eravamo rimasti?

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« Andiamo per di qua cucciolone! » Il ragazzo puntò il dito davanti a loro e diede un paio di colpetti di tacco sui fianchi di Saurin, che cominciò ad avanzare.
Quando furono nel fitto umido della foresta, divenne impossibile sentire il vento. Le cime verdi e folte inoltre filtravano i raggi del globo, facendo calare un buio tetro intorno a loro. Saurin e Jonas continuarono così senza un punto di riferimento, cercando di avanzare dritti senza deviazioni, inoltrandosi sempre più nell’immensa foresta delle fate.
Il canto di pappagalli e colibrì li accompagnò durante quasi tutto il giorno, mentre il globo rosso scendeva nel cielo e tutt’intorno calava la sera. Jonas non sapeva in che punto si trovassero, né se stessero procedendo per la via giusta. Passarono molti tempi e alla fine il ragazzo si sentì stremato, con le natiche che andavano a fuoco per il troppo tempo seduto sulla schiena di Saurin, che invece non sembrava per nulla stanco o affaticato.

In prossimità di un gigantesco abete decise di fermarsi a mangiare qualcosa. Era ormai sera e non aveva idea di dove accamparsi per la notte. Smontò e si sedette ai piedi del sempreverde secolare. Estrasse le gallette, erano una decina. Ne diede cinque a Saurin e l’altra metà le tenne per sé.
« Forse dovevamo rimanere a casa di Skarlatta. Lì eravamo al sicuro… » disse al Jorm-Tuk, che aveva praticamente ingoiato le gallette e ora lo guardava pieno di aspettativa per averne delle altre. Calavano le tenebre, e con loro il freddo e l’umidità che ti entrava nelle ossa e non ti abbandonava più. Dalle impenetrabili e foltissime cime degli alberi arrivavano una miriade di cinguettii e altri rumori sconosciuti.
« Ho tanto freddo… » Jonas tremava come una foglia. Saurin era sdraiato accanto a lui a riposarsi. Il respiro della bestia leggendaria era così pesante, il torace che si espandeva notevolmente quando inspirava. Dal muso e dalle fauci fuoriuscivano delle nuvolette di vapore. Inoltre quelle due membrane… Jonas le notò mentre la sua mente era completamente concentrata sul freddo e l’umidità che probabilmente lo avrebbero ucciso quella notte. Quelle membrane crescevano sempre di più, presto Saurin avrebbe potuto volare..
Si accucciò sul ventre peloso di Saurin, cercando di prendere un po’ del calore emanato dal corpo della bestia, e il freddo pungente della notte diminuì…

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