LE CREATURE DELL’OLTRE–MONDO

Dove eravamo rimasti?

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ROBERTA

Entrò Roberta. Quell’enorme balcone ballonzolante che aveva sul petto distraeva ogni volta Jonas, che rimase a fissargli il seno per qualche momento.
« A quanto pare abbiamo trovato il punto debole del ragazzo! » esclamò Kassandra. Tutte le altre scoppiarono in una fragorosa risata. Roberta si voltò ridendo verso le compagne. Mara era ancora svenuta al suolo, tra le braccia di Cycylia.
Roberta unì i palmi delle mani l’uno con l’altro e se li portò davanti al viso, con le dita di una mano poggiate su quelle dell’altra, i palmi uniti e i pollici alzati. Poi ruotò entrambi i polsi, puntando le dita verso Jonas. Il ragazzo la osservò con una punta di timore, chiedendosi cosa avrebbe fatto. Roberta era molto potente. La strega dagli enormi seni lo guardò con un sorriso beffardo, poi soffiò sulle mani unite. Qualcosa, una specie di vento, si insinuò tra le gambe di Jonas, passando attorno ad esse e cingendole in una morsa sovrannaturale. Il medaglione riprese a vibrare e scottare.
« Cosa mi stai facendo? Di nuovo? » le domandò Jonas, piuttosto spaventato. Stavolta anche Saurin sembrò allarmato, alzò il muso verso il ragazzo e drizzò le orecchie, gli occhi verdi spalancati.
« Ora lo vedi! »
Roberta scattò in avanti, Jonas nemmeno se ne accorse. Quello strano vento gli stava bloccando le gambe e non riusciva a muoversi. Tuttavia quando lei gli fu addosso, riuscì a pararsi il viso con le braccia un secondo prima che il calcio frontale di Roberta gli si stampasse sulla faccia.
Cadde comunque a terra, continuando a pararsi il volto con gli avambracci, ma lei gli spazzò via la guardia con un altro calcio, dopodiché gli poggiò un piede sulla faccia.
« Sei sconfitto ragazzino! » gli disse.
Ma come aveva fatto a fare quella magia? Voleva impararlo anche lui.
Jonas cercò di togliersi il piede di lei dalla faccia, ma la strega fece scattare i due palmi delle mani da cui uscì di nuovo quel vento che gli bloccò anche le braccia.
Lui però non si considerava ancora sconfitto. I suoi occhi ora vedevano solo una parte di cielo azzurro, per il resto vedevano la pianta del piede di lei. Così li chiuse. Pensò al villaggio, alle persone che conosceva, ai suoi cari scomparsi non si sa dove. Per qualche tempo era riuscito a non pensare a loro, ma ora il ricordo tornò fulmineo a torturargli l’anima.
Un fuoco crebbe dentro di lui. Un fuoco, letteralmente.
« Aiaaa! » Roberta alzò di scatto il piede e se lo prese tra le mani, poi vi soffiò sopra: la pianta era scottata.
« Ma che cos’è? » chiese a Jonas.
Il ragazzino però non rispose e rimase con gli occhi chiusi.
” ÒmTÚ! ” Se non ricordava male era quella la parola da pronunciare in caso di incantesimi che lo immobilizzavano. Glielo aveva spiegato Skarlatta una sera a cena, dopo che durante l’addestramento una delle Kai, ( se non ricordava male Kikilith ) lo aveva immobilizzato come un salame insaccato e poi si era divertita a punzecchiarlo con l’Abètu.
« ÒmTÚ! » gridò Jonas. Sul volto di Roberta apparve un’espressione di paura, un brusio di sorpresa si levò tra le altre Kai. Skarlatta assisteva in silenzio a braccia conserte. Quel vento che lo artigliava costringendolo al suolo venne letteralmente spazzato via. Jonas si alzò in piedi, incurvò la schiena e strinse in dentro l’addome, per poi cingere le braccia attorno ad esso, come se stesse abbracciando una grossa palla d’acqua. Ed era proprio così come glielo aveva insegnato Ska: il movimento fu perfetto, nella sua esecuzione. Quando Roberta guardò negli occhi di Jonas, capì di essere sconfitta. Al ragazzino bastò ripetere: « OmTU! » ed aprire le braccia, come per scaraventare a terra quel grosso pallone d’acqua immaginario che teneva schiacciato sulla pancia. Solo che l’acqua uscì davvero. Quando urlò quella formula e rilasciò, scaraventò un immenso getto d’acqua comparsa dal nulla, addosso alla strega, come se le avesse gettato una catinella in faccia. La strega rimase lì immobile, completamente fradicia, la veste di seta schiacciata contro i seni a mostrare i capezzoli turgidi e tutte le sue altre forme. Tutte le Kai scoppiarono a ridere, anche Skarlatta.
« Sei tu che sei sconfitta! » le disse Jonas.
Roberta lanciò a Jonas un’occhiata severa, imbarazzata e offesa, ma poi prima di uscire dal recinto gli disse una sola parola. « Bravo. » E questo valse più di mille parole per lui.
Fu il turno di Kilkilith. Jonas aveva un buon rapporto con lei, con ” Kiki ”.
Kikilith era tra le Kai la strega più maliziosa ed esuberante, i suoi lunghissimi capelli platino le arrivavano quasi al bacino, aveva degli occhi costantemente scintillanti di curiosità, ed era una vera maestra con le saette. Tanto che Jonas venne immediatamente sbattuto in terra da uno dei suoi colpi magici, con i vestiti bruciacchiati e i capelli tutti rizzati dall’elettricità delle scariche. Quando si rialzò, Kikilith lo aveva già congedato con altezzoso disinteresse ed era uscita dal recinto. Ora c’era Judit dentro…

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