L’EREDITA’

Il funerale

La chiesa era gremita di fiori e uno dei cori migliori della provincia era stato chiamato per dare l’ultimo addio a Sigismondo Riccolo, un imprenditore estremamente facoltoso, ma privo di valori. Nell’edificio c’erano all’incirca quaranta persone, tutte vestite di nero e con lo sguardo rivolto al pavimento di marmo, forse per non far vedere gli occhi asciutti e la totale mancanza di dispiacere sui loro volti. Il gruppo era composto da tutti i parenti, venuti principalmente nella speranza di essere stati ricordati nel testamento, e dai domestici che lavoravano nella sua casa, i quali si auguravano di non essere licenziati in tronco dopo la morte del datore di lavoro. Nessun altro all’infuori di loro si era presentato alla cerimonia. Tuttavia c’erano altre due persone nella chiesa, due individui che nessuno aveva notato e che non potevano essere notati in alcun modo: Sigismondo e il suo vecchio compagno di avventure, Alfonso, sedevano sul bordo del matroneo, osservando dall’alto tutto ciò che stava succedendo.

– Me lo aveva detto il medico di mettermi a dieta, che se avessi continuato così, mangiando tutta quella carne e bevendo un litro di vino al giorno, avrei avuto un attacco di cuore prima dei sessant’anni e infatti eccomi qui: morto stecchito. – sospirò Sigismondo malinconico.

– Immagino che tu non gli abbia dato retta quando te lo ha detto. – rispose Alfonso.

– Neanche per sogno. Si vive una volta sola e bisogna godersela, inoltre ho sempre pensato che i dottori fossero troppo drammatici ed esagerassero nelle loro diagnosi. Come potevo sapere che aveva effettivamente ragione? Inoltre io mi sono sempre sentito benissimo, almeno fino al giorno in cui il mio cuore ha ceduto. E vabbé, ormai il danno è fatto. –

– Eccolo lì il Sigismondo che mi ricordavo, testardo come un somaro e convinto di avere sempre ragione. Mi eri mancato. – dopo un breve pausa Alfonso riprese a parlare – Almeno tu hai avuto una bella vita: quattro mogli, tre figli, diverse amanti e poi i soldi… te la sei spassata! I giornali di gossip parlavano sempre delle tue spese folli e delle tue avventure. Sicuramente non hai mai avuto tempo di annoiarti. Invece io ero sempre al verde e solo al mondo. Pensa: hanno trovato il mio corpo dopo tre settimane! Era in uno stato pietoso. L’unica soddisfazione in tutto questo è stata vedere la faccia tutti i poliziotti mentre si sentivano male a causa dell’odore e della vista del mio corpo putrefatto. Uno dei momenti migliori della mia vita! –

– Accidenti! Che vita misera! Come sei morto? Anche tu un attacco di cuore? – domandò Sigismondo.

– Oh no! Ho avuto molte disgrazie nella vita, ma la mia salute è sempre stata di ferro, mai un raffreddore. È stato a causa un incidente domestico: il lavabo della cucina aveva una perdita, ma io non me ne ero accorto, così un giorno, entrando in cucina, sono scivolato sulla pozza d’acqua che si era formata sul pavimento e ho sbattuto la testa sullo spigolo del tavolo. Schiattato sul colpo. –

Entrambi si erano rassegnati all’idea di essere morti, anzi avevano accettato questo fatto senza rabbia né paura. Sembrava che tutti i loro sentimenti negativi fossero rimasti sulla Terra, insieme al loro cadavere.

– Che strano il destino: non ci siamo visti per decenni e poi ci siamo ritrovati insieme nella morte. – esclamò Sigismondo dopo qualche momento di riflessione.

Come continua la storia?

  • Si racconta di come i due si siano conosciuti in vita (100%)
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  • Si parla della famiglia di Sigismondo (0%)
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  • Si racconta di come i due si siano incontrati dopo la morte (0%)
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