Ombre di farina

La vita in un boccale di birra

La luce fioca illumina il bancone di un vecchio bar. Uomini, donne e anche bambini sono seduti su alti sgabelli in rigoroso silenzio e con lo sguardo fisso nel vuoto. Dall’altra parte del banco, la mano grinzosa lascia scivolare un grande boccale di birra dinanzi agli astanti, che lo attendono come un treno al passaggio a livello: sai che sta per arrivare, lo osservi quando appare e non ne vedi mai la fine anche se conosci la destinazione. L’unico a non essere seduto su di uno sgabello è Giacumino, che in piedi, nell’angolo più buio del bar, attende di dare un messaggio a chi si presenterà con quel boccale.

È difficile abituarsi allo squillo del telefono nel cuore della notte. Si pensa sempre al peggio per poi pronunciare il più timoroso dei pronto. Ma non è il caso di Giacumino che anche se a malincuore abbandona il bar del sogno, ritorna al suo letto sapendo già chi ci sia dall’altra parte della cornetta. “Sono pronto!” risponde senza alcun timore.

Eh uagliò! Chesta  volta è tosta.

Don Pasquale ha un tono diverso dal solito. Il loro, è un lavoro difficile e questa sera lo sarà ancora di più. Stamm a sentì. Dunque… hanno ritrovato il figlio di Nunziatina. O criatur è caduto dal ponte della circumvesuviana, ha riportato fratture su tutto il corpo e lesioni interne. Lo hanno portato a Roma con l’elicottero ma non ce l’ha fatta, pover anima. La madre vuole che ce ne occupiamo noi.

UHHH dispiace pure a me Don Pasquà. Ieri c’era tanta gente che andava e veniva da casa di Nunziatina, compresi i carabinieri, ma pensavo all’ennesima bravata di Silvestro. Mai a immaginare quello che mi state dicendo.”

Ehh Giacumì che vuò fa’!. Come al solito nisciun ha visto niente, nisciun sap niente e Silvestrino se ne va accussì, lasciando una madre vedova, malata e ancora più disperata. Mo, per favore, parti subito e vedi che ho già fatto tutto, anche il pieno. I documenti sono sul sedile. Ci sarà il fratello di Nunziatina ad aspettarti e probabilmente anche il marescialloche appena dopo l’autopsia, ti consegnerà i permessi. Tu sei sempre sicuro che vuoi andare da solo?

“Lasciate fare a me Don Pasquà, lo sapete, io ho un dono ed è un mio dovere riaccompagnarlo a casa.”

Eh già! lui ha un dono. Giacumino ci è nato con questo dono.
Aveva appena  compiuto un anno quando lo trovarono accanto al corpo della madre ormai cadavere da due giorni. Il bambino continuava a giocare con lei, stringendole  i giocattoli tra le mani ancora infarinate. Povera donna, era morta per un infarto fulminante. Caterina a’pastammano la chiamavano, perché era una ragazza madre che per amore del suo bambino, campava facendo, continuamente, la pasta a mano. La pasta  più buona del mondo, dicevano in molti. Infatti, la vendeva facilmente a diverse trattorie di Nola, il suo paese, da dove non si era mai mossa per tutti i suoi e solo 27 anni. Quando poi, arrivarono richieste anche da rinomati ristoranti di Napoli, Caterina  ne fu così felice, da prendere l’abitudine ogni giovedì, di regalarne qualche chilo alle suore della pace, aggiungendo sempre: “Nun teng’ o’ tiemp neanche per ringrazá O Signor. Facite voi per me.Fu proprio un giovedì che le stesse suore, non vedendola arrivare, andarono a cercarla. Bussarono alla porta ma sentirono solo rumori. Poco dopo, con l’aiuto dei viciniirruppero nella casa. Suor Assunta, fin da subito, decise che ora toccava a loro crescere il figlio di Caterina. Quando lo prese tra le braccia e si voltò per uscire dall’appartamento, Giacumino , allungando la manina, disse le sue prime parole: “Ciao mamma”

Le suore della pace sono sempre state buone con lui anche se suor Assunta, spesso, gli ripeteva che era un bambino strano.

Tendeva sempre a isolarsi e andando avanti con gli anni, di certo le cose non sono cambiate. Solo all’età di sedici anni strinse una parvenza di amicizia con Don Pasquale, titolare dell’agenzia di pompe funebri nella piazza del paese. Più che amicizia, nacque una stima reciproca. Don Pasquale si impressionava sempre quando Giacumino presentandosi nel suo ufficio, gli diceva cosa doveva mettere nella bara del morto che, da lì a poco, sarebbe andato a prendere. Non sapeva mai come interpretare quel ragazzo dai capelli ricci, proprio come quelli della madre. Ma un giorno, Don Pasquale volle approfondire il discorso e capì molte cose. Giacumino nutriva un profondo rispetto per la morte. Inoltre, sosteneva che quel lavoro  fosse tra i più nobili sulla terra perché: “Don Pasquà, vero è che i preti devono guidare gli uomini per i corridoi, ma a voi spetta il compito di accompagnarli all’uscita.Fu allora che Don Pasquale gli propose di insegnargli il mestiere“Grazie don Pasquà rispose Giacumino, nei cui grandi occhi trasparì tutta la stima che provava per quell’uomo.

Oggi ha 35 anni e ricorda ancora, perfettamente, quella stanza in cui il corpo della giovane madre giace sul pavimento e la giovane madre, in piedi, vicino al tavolo, che fissa quel corpo.

Giacumino arriva in ospedale ma?

  • Il maresciallo non vuole rilasciare i permessi (33%)
    33
  • il fratello di Nunziatina gli confessa un sospetto (67%)
    67
  • Il fratello di Nunziatina non si presenta (0%)
    0
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152 Commenti

  1. Aomame,
    ho letto la tua storia conclusa perché ho riconosciuto il tuo nick tra le storie in evidenza. Mi ricordo di te quando ancora anche io scrivevo su questa piattaforma più che altrove.
    Grazie per averci regalato questa storia, è stato davvero bellissimo leggerla tutta d’un fiato. Tanto più che al capitolo otto ho fatto un salto dalla sedia con il titolo e un mare di risate nel leggere il testo. Solo chi frequenta e conosce Benevento sa del piccolo difettuccio caratteriale di chi la abita e tu l’hai reso perfettamente.
    Aspetto un tuo nuovo racconto, a presto!

    • Ciao Trix,
      è un piacere ritrovarti e sono felice che tu abbia letto la mia storia, riconoscendo quel “modo di essere” che caratterizza la nostra regione. Mi dispiace non essere più presente come una volta, ma prometto che appena andrò in ferie leggerò tutte le storie e senz’altro la tua come prima.
      Grazie, ti saluto 👋👋👋

  2. Mamma mia che finaleeeeeeee! Sono stato un quarto d’ora buono davanti alla morale e ci sto ancora pensando!
    A conti fatti e al netto di tutto, devo dire che ho seguito il tuo racconto con molto piacere e tantissima trepidazione. Alle volte sembrava tu volessi prendere altre strade: scommetto che è stata una bella avventura, scendere a patti con le nostre preferenze.
    Aspetto con ansia il tuo prossimo racconto. Se produci altro fa qualche altra parte, sarei lieto di seguirti, visto che siamo compaesani. Non dimenticare di passare sulla mia, di bacheca e… A presto :))))

  3. Un finale perfettamente in sintonia con la storia, dolce e malinconico. Mi è piaciuto che tu non sia caduta nel cliché sugli zingari facendo del padre un mostro, ma un uomo diviso tra tradizione e amore per la figlia. Spero di essermi spiegata bene. Un racconto molto bello, lo porterò nel cuore per un po’. Aspetto il tuo prossimo lavoro!

  4. Bel finale, il fatto che Silvestro non fosse stato ucciso forse si poteva un po’ intuire dalla scelta del genere scelto, però mi ha comunque sorpreso sapere quello che è successo veramente! Sempre a proposito dei generi, del racconto mi è piaciuto in particolare questa mescolanza tra giallo e racconto fantastico, il tutto inserito in un contesto sociale ben definito che descrive un certo tipo di mentalità. Poi l’idea di base l’ho trovata fin da subito molto originale e l’ho apprezzata molto, ti faccio i miei complimenti! Alla prossima storia 😀

    • Lorenzo sei sempre stato un lettore attento e per questo sono io che devo ringraziare te. Sono stata molto felice di averti tra i miei lettori e ti confesso che a volte mi sembrava che tu già conoscessi la storia, sembrava che mi leggessi nel pensiero 💭 🤷🏻‍♀️
      Grazie di cuore, a presto.

  5. Ciao, Aoname.
    Un finale delicato con pennellate Di poesia che toccano il cuore. Molto belle le immagini di Silvestro che si avvicina a Giacumino per aspirare il nome della sua Dhael. Bello anche il momento del passaggio all’altro mondo.
    Se proprio devo fare un appunto, forse la ragazzina ha un linguaggio un po’ troppo maturo, ma è una sottigliezza e magari la notò solo io.
    Davvero molti complimenti per questo tuo bel racconto. Spero che tornerai presto a raccontarci un’altra storia.

    Alla prossima!

  6. Ciao, Aomame,
    un altro bel capitolo, mi pare di scriverti sempre la stessa cosa, ma è la verità. L’immagine del corvo e del ragazzino affranto, pare quasi di vederli nella penombra della notte insonne.
    Sono sicura che non ci deluderai con il finale quindi, lascio fare a te.
    Ho idea che ci si riservi una sorpresa.

    Alla prossima!

  7. Ciao! Ero tentata di lasciare fare a te, ma ero troppo curiosa di scoprire cos’è successo quella famosa sera, quindi ho scelto questa opzione.
    Mi è piaciuta molto l’immagine del corvo (lo rivedremo?) e il racconto dei ragazzini è stata molto piacevole da leggere, come del resto tutte le parti mezze in dialetto.
    Aspetto il finale!

  8. Ciao 🙂 scusa il ritardo! Allora, da dove inizio..?
    La metafora del corvo è magnifica e l’ho trovata molto suggestiva.
    Finalmente parliamo coi ragazzini, che mi sono risultati molto simpatici. Gli spaccati umani vengono descritto bene e mi hanno fatto sorridere in molti punti.
    Vorrei poterti lasciar fare sul finale, perché so che non ci deluderai, ma ho votato per Si saprà cosa è successo quella sera.
    Nè ma chi è mó stu zing’r?
    A presto! 🙂

  9. Grande pathos, inquietante la presenza del corvo, ma perfetta. L’inserimento della fidanzatina proprio al penultimo capitolo non mi è piaciuta molto, magari si poteva buttare un indizio o due anche prima (oppure c’erano e io non li ho colti?), comunque è solo una mia idea, moltissimi gialli si risolvono così, con il tassello mancante che salta fuori solo alla fine. Quindi sono per una conclusione classica, si saprà cosa è successo quella sera. Buon lavoro!

    • Grazie Valentina. La scelta di nascondere la fidanzatina è dettata dal mistero che gira intorno agli amici Silvestro. Nei capitoli precedenti il protagonista sospetta proprio di loro, ma non riesce a trovarli. Sarà tutto chiaro con l’ultimo capitolo. Grazie sempre per il sostegno 🙌

  10. Ciao, Aomame,

    “Vorrebbe salire ma la sua schiena, questa mattina, non glielo permette e allora lascia che sia la sua voce ad arrampicarsi…” da questa frase parte un capitolo perfetto, strutturato, che scorre liscio come l’olio. Complimenti!
    Un altro autore, tempo fa, mi scrisse che non capiva perché tutti ci ostinassimo a concludere i gialli (con rivelazione del colpevole) sempre all’ultimo capitolo, per questo voto che Giacumino trova il colpevole e lo consegna alla giustizia.

    Alla prossima!

    p.s. È over Giacumì, avrei detto che la “o” andasse con l’apostrofo prima di “ver” seguito da altro apostrofo, ma magari mi sbaglio 🙂

    • Keziarica i complimenti li faccio io a te per l’ attento lettore/lettrice quale sei. Ho sempre trovato interessanti e graditi i tuoi commenti. Grazie davvero.
      Per quanto riguarda OVER diciamo che si può scrivere in entrambi i modi: di solito O’VER sta per VERO, mentre OVER sta per VERAMENTE. I dialetti oltre alle regole hanno anche una loro filosofia 😄.
      Grazie ancora, alla prossima.

  11. Voto anch’io per la sorpresa. Ho letto tutti i capitoli che hai pubblicato e devo dire che la storia mi ha preso. Anche se sulle prime ero un po’ titubante a causa della punteggiatura (sono paranoica) i tuoi dialoghi sono talmente “vivi” da avermi fatta calare nel racconto!

  12. Giacomino, nonostante l’intraprendenza, non lo vedo molto detective e per quanto non mi piaccia che Silvestro gli dia apertamente una mano, credo sarebbe la conclusione più logica.
    Non vedo l’ora di vedere il penutiltimo capitolo.
    Come al solito, bei dialoghi, fluidi, che spingono la narrazione in avanti e che rivelano delle caratteristiche dei personaggi.
    A presto!!!

  13. Un po’ troppo formale in monologo della signora Ferretti, sembrava più un narratore esterno che una confessione personale, ti sei un po’ persa il dialetto per strada. Mi riferisco a questo passaggio in particolare “Quella frase mi devastò. Lo lasciai andare e con lui anche tutto il mio dolore che impietoso si abbatté sugli scogli del mio cuore.”. Era perfetta se non fosse che è proprio la signora a pronunciarla, o ho mal interpretato il brano?
    Comunque, per il resto sempre un gran piacere leggere la tua storia. Voto per la sorpresa, ovviamente!

    • Il monologo è volutamente formale perché ha lo scopo di presentare la signora Ferretti molto diversa dal contesto letto finora. La frase da te riportata è detta proprio dalla signora Ferretti che ha buttato giù la maschera con l’ultimo ricordo che ha di Silvestro.
      Grazie come sempre per essere presente☺️

  14. Ciao! Ho appena recuperato tutti i capitoli e devo dire che mi ha preso molto, nonostante non sia proprio il mio genere. Complimenti!
    Voto per “la ricerca dell’autore dell’incendio” perché secondo me potrebbe essere implicato nella storia. Aspetto il prossimo capitolo!

  15. Sempre un ottimo racconto, mi piace che adesso abbia virato più verso il giallo che verso il “paranormale”, mi piace l’ambientazione in un paese di provincia, con i suoi riti, i suoi personaggi, la vita che scorre lenta e monotona ma che ad un tratto subisce uno scossone. Ho votato per Don Pasquale, mi ispira più delle altre due opzioni.

  16. Siamo a più di metà racconto e a breve dovrai intrecciare i fili in un fiocco stupendo. Secondo me Giacumino potrebbe parlare con gli amici di Silvestro e farsi confondere un altro po’ le idee, in modo da avere più indizi.
    I miei complimenti sull’uso del dialetto: i dialoghi sono davvero scorrevoli e ben costruiti.
    L’idea di fondo dell’ombra di farina, usare un protagonista un po’ sui generis e fargli quella introduzione nel primo capitolo è stato quasi magistrale,così come l’uso del terzo episodio per iniziare la vicenda vera a propria.
    SE posso consigliare, datti quest’altro paio di capitoli per introdurre la morale/tema del racconto attraverso la tua abilità nel dialogo, ne uscirà un soggetto niente male.

  17. CIAO, Aomame,
    complimenti! Di solito quando arrivo che un racconto è già troppo avanti tendo a scocciarmi e a desistere, ma non è questo il caso. Mi piace molto lo stile, mi piace la storia e come la racconti. Mi fa venie in mente Ricciardi di De Giovanni (che ho conosciuto grazie a un altro autore). Originale il punto di vista dell’operatore funebre (o’ schiatta muore’- scusa non sono di Napoli, non so se è scritto correttamente), mi piace la delicatezza del racconto. Non ho nulla da eccepire. Ho notato solo qualche cambio di tempo, ma forse è una scelta stilistica.
    Bene, ti seguo di sicuro e mi spiace solo di essere arrivata tardi, ma leggere tutto di fila, a volte, è pure meglio.
    Alla prossima!
    p.s. ho votato per gli amici, ma sono in minoranza… staremo a vedere 🙂

    • Purtroppo nelle province è difficile trovare parchi, ma la villa comunale che ho riportato, vanta un bel po’ di alberi secolari, molto apprezzati dagli studiosi del settore. Grazie per aver letto la mia storia.
      Alla prossima se ti fa piacere 😊

  18. Il racconto mi incuriosisce, è scritto bene, i personaggi sono interessanti mi piace come si sta sviluppando! Non mi fa impazzire la presenza del dialetto napoletano, ma sicuramente contribuisce a un’atmosfera più realistica, che contrasta bene con l’elemento soprannaturale. Voto per andare a parlare con Don Pasquale!

    • Grazie per essere passato e per il commento. Il dialetto napoletano é la “rete” della storia per questo motivo anche il nome dello stesso protagonista richiama il dialetto. Ma andando avanti con la storia tutto diventerà più chiaro. Grazie ancora🙂

  19. Ciao, ho votato per andare a parlare con il maresciallo.
    Mi piace la storia e l’alternarsi di italiano e napoletano, crea un’atmosfera calda e confortevole!
    Forse in alcuni periodi c’è qualche virgola di troppo, però tutto sommato sono stai dei capitoli davvero scorrevoli e piacevoli, mi hanno incuriosito.
    Alla prossima!

  20. Ho letto la storia dall’inizio e devo dire che è costruita molto bene. È una storia insolita… Mi piace che sia uno delle pompe funebri ad indagare e non il solito commissario. Fin dall’inizio mi chiedevo a cosa significasse “ombre di Farina” quando ho avuto la spiegazione l’ho trovato brillante. Il dialetto poi è costruito davvero bene. Hai molta fantasia mi piace! Per il seguito penso che sarebbe logico dire al commissario (che non gli crederà mai) quello che ha scoperto. So di essere in completa minoranza ma voto questa ipotesi.

  21. Che inizio brillante! Un tema difficile, direi visto da un punto di vista insolito, mi piace anche l’uso del dialetto, rende la storia più “vera”. Se proprio dovessi fare un appunto è sul fatto che un bambino di un anno riesca a sopravvivere da solo per due giorni, ma nelle ultime righe del capitolo si trova già in parte la risposta al mio dubbio, poi un anno è un po’ poco per dire le prime parole, ma anche questo potrebbe essere funzionale alla storia. Ti seguirò sicuramente, buon lavoro!

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