Ombre di farina

Dove eravamo rimasti?

Cosa vede Giacumino? Silvestro è in quella stanza con lui. (80%)

NON HAI PACE

Silvestro è nella sua stanza, in piedi, con lo sguardo fisso verso la finestra.

“NO NO NO, tu non puoi stare qui. Come hai fatto? Dopo la benedizione non si torna indietro!” gli urla Giacumino

Fa una lunga pausa per riflettere. Poi capisce!

“Non trovi pace. Non trovi pace perché non è stato un incidente, vero?”

Lacrime di farina cominciano a gocciolare sul pavimento.

Giacumino sente il bisogno di caffè e poco dopo, tra un sorso e l’altro comincia a fare ipotesi: “Forse sono stati i ragazzi del bar, quelli che ti facevano ubriacare e che tua madre ha minacciato? Oppure… la signora Ferretti? Le hai fatto tanti di quei dispetti che, esasperata, ha pensato di buttarti giù da un ponte. O forse… bho, hai dato fastidio a chi non dovevi! Insomma, cosa ci facevi su quel ponte? E cosa stai continuando a fissare? La piazza? Allora… non mi dire… sono stati i tuoi amici?” Silvestro si volta, allunga il braccio come se volesse prendere qualcosa e poi chiude la mano in un pugno che batte sul cuore. “Mi dispiace non riesco proprio a capire. Ma ti prometto che domani li andrò a cercare. Ti aiuterò Silvestro: ti aiuterò a trovare la pace. Del resto, io sono tuo amico e forse il solo, ormai.

Al suono delle campane, Giacumino si sveglia con ancora la tazza di caffè tra le mani. Volge lo sguardo alla finestra, ma un raggio di sole ha preso il posto di Silvestro. Però, quel raggio di sole gli fa sentire un gran bisogno di rispondere al richiamo delle campane. Decide di andare alla messa domenicale.

In chiesa, per tutto il tempo, prega che il Signore gli mostri la via per aiutare la triste ombra di farina. Deve assolutamente fare in modo che raggiunga il regno dei cieli.

La risposta non tarda ad arrivare. Mentre sta per uscire dalla chiesa, qualcuno  sta picchiettando, con le punte delle dita, sulla sua spalla.

“Vero è che ti si fatt nu bell uaglione e io sempre chiù vecchierella, ma almeno un bacio t’ poss’ dà.” Queste parole di Rosinella, illuminano il viso di Giacumino, felicissimo di riabbracciare la cuoca del convento che lo aveva cresciuto a suon di pasta e fagioli e crostate di marmellata.

Entrambi felici di questo lieto incontro, prendono  posto su una panchina ben soleggiata e dopo poco, non tarda ad arrivare il commento di Rosinella sulla triste vicenda di Silvestro: “pover criatur, povera mamma e pover noi. Non so’ chiù e tiemp e na vota. Il pericolo è ovunque, anche se… devo dire la verità, secondo me, il pericolo lo ha sempre avuto dietro casa.”

“Che vuoi dire? Chiede incuriosito Giacumino

“Che ti devo dire figl’ mio. Forse con la vecchiaia sono diventata ancora più sospettosa, ma più di una volta ho visto Silvestro entrare e uscire dal portone e Giovanni o’ maltiempo. Hai capito chi è no? Quello che è stato tanti anni agli arresti domiciliari e non si è  mai saputo per quale crimine . Non si è mai saputo  ma, con il tempo,  si è capito. Si dice che tien nu brutt vizietto.”

“Nu vizietto? E quale?”

“Uhh Giacumì tu nun sai mai niente. Diciamo che preferiva la compagnia de’ criatur, ecco!”

Giacumino dopo essersi reso conto di cosa intendesse Rosinella, sente uno strano calore allo stomaco ma che, nello stesso tempo, gli fa venire i brividi. Abbandona la panchina, scusandosi frettolosamente con Rosinella. Di corsa raggiunge il suo appartamento. Sale le scale, lasciandosi dietro giacca, camicia e tutto ciò che potesse alleggerire quel senso di oppressione. Apre la porta del bagno e vomita, vomita… fino a vomitare anche la sua di ombra!

Giacumino vuole la verità sulla morte di Silvestro, come procede?

  • Chiederà aiuto a Don Pasquale (22%)
    22
  • Andrà a parlare al maresciallo Miranda dei suoi sospetti (22%)
    22
  • Indagherà personalmente verificando ogni singolo sospetto (56%)
    56
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35 Commenti

  1. Ciao, ho votato per andare a parlare con il maresciallo.
    Mi piace la storia e l’alternarsi di italiano e napoletano, crea un’atmosfera calda e confortevole!
    Forse in alcuni periodi c’è qualche virgola di troppo, però tutto sommato sono stai dei capitoli davvero scorrevoli e piacevoli, mi hanno incuriosito.
    Alla prossima!

  2. Ho letto la storia dall’inizio e devo dire che è costruita molto bene. È una storia insolita… Mi piace che sia uno delle pompe funebri ad indagare e non il solito commissario. Fin dall’inizio mi chiedevo a cosa significasse “ombre di Farina” quando ho avuto la spiegazione l’ho trovato brillante. Il dialetto poi è costruito davvero bene. Hai molta fantasia mi piace! Per il seguito penso che sarebbe logico dire al commissario (che non gli crederà mai) quello che ha scoperto. So di essere in completa minoranza ma voto questa ipotesi.

  3. Il Maresciallo non vuole rilasciare i permessi!

    L’inizio di questa storia mi ha lasciato il Magone. Le domande mi danno ad intedere che c’è qualcosa sotto. Il finale mi fa capire che ci sono, e lui veda, i fantasmi.
    Curioso di sapere come va avanti. Ti seguo ^_^

    Ciao 🙂
    PS: Bentornata.

  4. Che inizio brillante! Un tema difficile, direi visto da un punto di vista insolito, mi piace anche l’uso del dialetto, rende la storia più “vera”. Se proprio dovessi fare un appunto è sul fatto che un bambino di un anno riesca a sopravvivere da solo per due giorni, ma nelle ultime righe del capitolo si trova già in parte la risposta al mio dubbio, poi un anno è un po’ poco per dire le prime parole, ma anche questo potrebbe essere funzionale alla storia. Ti seguirò sicuramente, buon lavoro!

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